Pmi, indietro tutta. Arriva la gelata su ordini e consumi
di Vito De Ceglia
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 21 novembre 2011
Per artigiani, piccole e medie imprese si prepara un inverno freddissimo. Ma sul
fronte economico, non metereologico. E tutto lascia prevedere che per l'intero
sistema Italia non vada meglio: proprio le Pmi ne sono l'ossatura produttiva e
occupazionale, le imprese fino a dieci addetti costituiscono il 94,4% del totale
con il 49,8% degli occupati, quelle fino a 50 dipendenti rappresentano il 99,3%
complessivo con il 73,9% degli addetti. A prevedere la "gelata" è il Barometro
Cna, l'indagine che l'organizzazione presieduta da Ivan Malavasi conduce ogni
tre mesi dall'ottobre 2008 con l'intento, dapprincipio, esclusivamente di
monitorare le tensioni sul versante del credito all'artigianato e alle Pmi,
all'indomani del fallimento di Lehman Brothers e dello scoppio del credit
crunch; dal dicembre 2009 anche con lo scopo di tenere sott'occhio lo stato
dell'economia reale, rilevando andamento e previsioni di domanda, produzione e
occupazione nella stessa fascia produttiva. In sintesi, i dati relativi ai mesi
centrali del 2011 (i risultati del secondo trimestre, le previsioni per il
terzo) riportano artigiani e Pmi a una situazione che, per molti versi,
assomiglia proprio a quella sperimentata nel corso del 2009, in piena stretta
creditizia. Tutti gli indicatori congiunturali prefigurano il materializzarsi di
una nuova fase di contrazione dell'attività economica che, seppure meno forte di
quella del 2009, appare comunque altamente preoccupante. Questa fase, inoltre,
che già sembra destinata a sortire pesanti effetti sull'occupazione, potrebbe
addirittura essere aggravata dal rallentamento del credito al sistema produttivo
registrato a partire dall'estate. Per quanto riguarda fatturato, produzione,
ordinativi e redditività nel secondo trimestre 2011 i saldi tra imprese che
segnalano incrementi e imprese che rilevano diminuzioni subiscono riduzioni che
vanno ad accentuare quelle già registrate nei primi tre mesi dell'anno. Quanto
alle previsioni per il terzo trimestre, i risultati negativi sono destinati ad
approfondirsi (in particolare, la produzione dovrebbe registrare la caduta più
accentuata) soprattutto a causa del calo delle esportazioni, che in precedenza
avevano permesso al sistema produttivo tricolore di reggere, riflettendo le
difficoltà economiche dei principali partner commerciali italiani. Non si
tratta, comunque, di un'eccentricità del sistema Italia. In tutta l'Eurozona sta
frenando l'attività economica e le Pmi ne risultano colpite. Lo dimostra, ad
esempio, il calo dell'indice Pmi composito, relativo allo stato di salute del
settore manifatturiero e dei servizi nell'Ue, sceso da 49,1 punti di settembre a
46,5 punti di ottobre (tenendo conto che sotto i 50 punti significa
contrazione), la flessione mensile più grave dall'autunno 2008, allo scoppio
della grande crisi finanziaria. Fino ad oggi, sono state solo le esportazioni a
risultare come unica voce in crescita. Il problema è che per le piccole e
microimprese le esportazioni rappresentano una voce minoritaria e non possono
essere considerate la soluzione al problema. Per questo motivo, il Barometro ha
stimato a - 8,42 il clima di fiducia delle imprese artigiane e delle Pmi e
prevede un crollo fino a - 18,37 per l'ultima fase di quest'anno. Il
deterioramento delle prospettive economiche italiane per i prossimi mesi, che
coinvolge purtroppo anche l'andamento delle esportazioni e che è stato
amplificato dall'intonazione restrittiva delle manovre correttive varate nei
mesi estivi, potrebbe tradursi in un peggioramento sostanziale degli equilibri
di finanza pubblica. Del resto, questa previsione si sta già verificando: lo
testimoniano gli aumenti spropositati - e non sempre comprensibili - della
differenza di rendimento dei titoli pubblici italiani rispetto agli omologhi
tedeschi, che danno la linea all'intera Europa. E proprio l'ampliamento dello
spread potrebbe ridurre ulteriormente l'offerta di credito, dal momento che le
banche detengono ingenti quantità di titoli di Paesi in difficoltà, fino a
determinare, magari, l'insorgere di un altro credit crunch. Il peggioramento
della congiuntura creditizia, con le conseguenze che questa potrebbe avere
sull'economia reale sulla falsariga di quanto accaduto immediatamente dopo lo
scoppio della crisi finanziaria del 2008, appare l'elemento di maggiore
preoccupazione per artigiani e Pmi nell'attuale fase congiunturale. Il
peggioramento delle condizioni di accesso al credito è riscontrabile anche
nell'andamento dei tassi di interesse praticati dalle banche, in aumento nel
secondo trimestre di quest'anno per oltre il 40% del campione altamente
rappresentativo interpellato per il Barometro, con un saldo tra quanto rilevano
incrementi e quanti registrano diminuzioni a +38, il valore maggiormente elevato
da quando esiste l'indagine congiunturale, superiore di quattro punti perfino
rispetto al primo trimestre 2009. In questa situazione, nella quale i governi
difficilmente potranno avviare politiche di sostegno al sistema bancario, la Cna
ritiene necessaria l'attivazione di tutte quelle misure in grado di alleviare la
carenza di finanziamenti alle Pmi. E'chiaro, infatti, osservano alla
Confederazione sulla scorta dei risultati del Barometro, che di fronte ai
vincoli di liquidità (tornati a essere più stringenti alla luce
dell'allungamento dei tempi di incasso dei crediti commerciali) le Pmi saranno
costrette ad attuare politiche di riduzione delle scorte e a ridimensionare, di
conseguenza, i ritmi dell'attività produttiva con effetti a catena sull'intero
sistema socioeconomico. Eppure, finora, quattro Pmi su cinque hanno mantenuto
costanti i livelli dell'occupazione sia pure accompagnati da un calo accentuato
delle ore lavorate e degli straordinari. Né si può accusare le Pmi di essere
scarsamente innovative. Una ricerca curata da Fondazione Imprese rileva che
negli ultimi due anni più di una su tre tra le aziende con meno di 20 dipendenti
ha introdotto innovazione, ampliando la gamma dei prodotti, migliorando quelli
esistenti, introducendo linee ecosostenibili.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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