Previdenza integrativa, agevolazioni fiscali, rendimenti e reti di vendita spingono la corsa dei Pip
di Mariano Mangia
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 21 novembre 2011
Hanno un peso ancora limitato, il 2,6% dei premi lordi individuali contabilizzati
nel primo semestre del 2011, ma le polizze individuali pensionistiche, o Pip, non
sembrano conoscere flessioni. Nei primi sei mesi dell'anno hanno raccolto premi
per complessivi 987 milioni di euro, con un incremento del 14% rispetto
all'analogo periodo del 2010, mentre il mercato delle polizze individuali vita ha
fatto registrare un calo del 23%. Non male, se si pensa che la previdenza
integrativa fatica a decollare. Non a caso, i Pip, sia quelli definiti "vecchi",
ossia stipulati prima del dicembre 2006, sia quelli "nuovi", nati in conformità
con il decreto legislativo 252/2005, sono gli strumenti di previdenza
complementare che raccolgono più adesioni. Dal 2004 al settembre 2011, ad esempio,
il numero di iscritti ai Pip è aumentato di oltre il 15% all'anno, mentre gli
aderenti ai fondi pensione negoziali sono cresciuti dell'8% e quelli dei fondi
pensione aperti meno dell'11%. Un po'a sorpresa, i Pip attraggono non solo i
lavoratori autonomi, ma anche i lavoratori dipendenti, che pure qualche motivo per
preferire fondi pensione negoziali o fondi pensione aperti ad adesione collettiva
l'avrebbero. A fine 2010, secondo le rilevazioni della Covip, la commissione di
vigilanza sui fondi pensione, su un totale di 1,7 milioni di aderenti, il dato è
al netto di duplicazioni, ossia di lavoratori iscritti contemporaneamente a Pip
vecchi e nuovi, ben 873.936 erano lavoratori dipendenti. Una parte dell'appeal dei
Pip è da attribuire ai prodotti di ramo I, le polizze rivalutabili che prevedono
l'investimento dei premi raccolti in fondi a gestione separata. Sono gestioni che
offrono una garanzia di rimborso del capitale e di un rendimento minimo, spesso
anche il consolidamento dei risultati, i rendimenti realizzati in ciascun anno
sono definitivamente acquisiti, indipendentemente dall'andamento degli
investimenti negli anni successivi. Ma, soprattutto, presentano un indubbio
vantaggio, in questi anni di elevata volatilità dei mercati finanziari: la
contabilizzazione dei titoli in portafoglio è effettuata al prezzo di acquisto e
non ai prezzi di mercato, come è invece imposto ai fondi pensione negoziali e
aperti e alle stesse polizze appartenenti al ramo III che investono in fondi
interni, ovvero le unitlinked. Nel ramo I, il rendimento annuo è determinato
esclusivamente dalle cedole interessi incassate e da eventuali utili o perdite
effettivamente realizzati: il prezzo di mercato dei Btp in portafoglio, insomma,
può rappresentare un problema per la compagnia assicurativa che presta le
garanzie, non per il sottoscrittore, almeno finché il problema sarà la quotazione
di mercato dei Btp e non la solvibilità dello stato italiano. Fino al 2008, il
favore della clientela dei Pip andava ai più dinamici prodotti di ramo III, la
crisi dei mercati finanziari ha decretato il sorpasso delle più prudenti polizze
rivalutabili: a giugno 2011 i premi raccolti da questa tipologia di polizze
costituivano il 58% del totale. Il canale distributivo, poi, gioca un ruolo
rilevante nel collocamento dei Pip. A collocare le polizze a gestione separata,
ramo I, sono soprattutto gli agenti assicurativi, con circa il 59% dei premi,
seguiti dagli sportelli bancari e postali che contribuiscono per il 35% della
raccolta. Per i prodotti di ramo III, invece, i promotori finanziari, che
apportano solo il 4% di prodotti di ramo I, raccolgono ben il 78% dei premi; dagli
sportelli bancari e postali arriva un 7% circa, mentre gli agenti sfiorano il 15%.
Di previdenziale tra i prodotti assicurativi non ci sono, tuttavia, solo i Pip.
Oltre alle polizze collettive previdenziali di ramo I, esiste anche un ramo VI,
"le operazioni di gestione di fondi collettivi costituiti per l'erogazione di
prestazioni in caso di morte, in caso di vita o in caso di cessazione o riduzione
dell'attività lavorativa". Possono ricorrere a queste gestioni i fondi pensione
negoziali e quelli aperti, stipulando apposite convenzioni con le imprese
assicuratrici. Nei primi sei mesi del 2011, i premi del ramo VI sono ammontati a
781,9 milioni di euro, poco meno del 2% della raccolta vita, e qui si registra un
calo del 16,4% rispetto al primo semestre 2010; di questo importo, il 38,5% si
riferisce a fondi aperti e il 61,5% a fondi negoziali con garanzia. Quanto ai
patrimoni gestiti dalle compagnie, per i fondi pensione di tipo aperto siamo a
circa 3,6 miliardi di euro, in contrazione del 2% rispetto al dato di fine 2010.
Di poco inferiore, 3,2 miliardi, l'ammontare di risorse che i fondi pensione
negoziali hanno affidato alle compagnie assicurative sotto forma di linea di
gestione con garanzia, con un incremento dei primi sei mesi pari al 13%; ci sono,
infine, non ricompresi nel ramo VI, 2,6 miliardi gestiti ancora su mandato di
fondi negoziali, ma, in questo caso, senza la prestazione di garanzie.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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