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Professioni, grimaldello Ue per liberalizzare gli ordini
di Daniele Autieri
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 19 settembre 2011

C'è una piccola bomba in seno all'Unione europea che promette di far saltare l'impianto delle professioni regolamentate così come lo conosciamo oggi. La minaccia alle istanze corporative che lottano da anni contro la liberalizzazione del sistema professionale arriva da una convergenza tra Parlamento e Commissione. Il primo, per mano dell'eurodeputato inglese Emma McClarkin, è pronto a votare una proposta di risoluzione che chiede agli stati membri di «regolamentare le professioni in modo più proporzionato nell'ottica di ridurre il numero totale di professioni regolamentate nella Ue»; la seconda, attraverso il direttore generale del Mercato Interno, Jurgen Tiedje, sta studiando la possibilità che queste istanze possano trasformarsi in una Direttiva da imporre ai vari stati membri.
La filosofia sposata in seno all'Unione è semplice: un professionista italiano, sia esso avvocato, ingegnere, medico o commercialista, deve essere libero di svolgere la sua attività in qualsiasi altro stato membro, senza dover passare (come avviene oggi) attraverso un'infinita trafila burocratica per ottenere il riconoscimento. Attualmente, infatti, il riconoscimento automatico sul mercato europeo è riservato solamente a medici, dentisti, infermieri, ostetriche, farmacisti, veterinari e architetti. Tutti gli altri (sono circa 4.700 le professioni regolamentate nei 27 stati dell'Ue) rispettano invece criteri nazionali che, generalmente, non sono riconosciuti altrove.
«I tempi sono ancora lunghi - spiega Gaetano Stella, presidente di Confprofessioni e membro del Ceplis, il Consiglio europeo delle professioni liberali - ma il percorso intrapreso da Bruxelles è sicuramente quello di ridurre le regolamentazioni che limitano la mobilità dei professionisti». A conferma di ciò, proprio la Commissione ospiterà il prossimo 7 novembre una conferenza internazionale dove saranno presentati i risultati delle indagini avviate in questi mesi e, con tutta probabilità, sarà annunciato l'avvio di un percorso che porterà alla stesura di una Direttiva che gli stati membri saranno chiamati a rispettare.
E' ancora presto per fare nomi, ma sicuramente molte delle professioni regolamentate corrono un grosso rischio. «E' evidente - spiega Maurizio De Tilla, presidente dell'Organismo unitario dell'avvocatura e dell'Associazione europea che riunisce gli enti previdenziali dei liberi professionisti - che l'imperativo liberalizzatore di Bruxelles toccherà l'organizzazione stessa degli ordini italiani, non tanto per le professioni riconosciute dalla Costituzione (come gli avvocati, i notai o i medici) ma per la miriade di nuove figure professionali sorte negli ultimi anni».
In realtà, la volontà comunitaria di stroncare le barriere alla libera circolazione dei professionisti non sembra voler risparmiare nessuno e toccherà tanto gli ordini professionali quanto l'intreccio di paletti che oggi limita l'accesso ad alcune categorie. Mettere ordine in questa materia significa infilare le mani in una marmellata di interessi divergenti e in una selva di figure professionali variegate e, a volte, curiose. In Spagna sono 174 le professioni regolamentate, 198 nel Regno Unito, 156 in Francia, 153 in Germania e 149 in Italia. Nel nostro Paese fanno parte dell'elenco anche gli assistenti sociali junior, i dietisti, i maestri di sci o gli ottici. Anche sul fronte degli ordini le cose non cambiano. Mentre sono sei le rappresentanze che superano i 100mila iscritti (ingegneri, avvocati, architetti, giornalisti, medici e commercialisti), ne rimangono in vita moltissime altre che hanno centinaia, se non decine, di aderenti, come gli agenti di cambio, gli attuari o i consulenti industriali.
Ognuna di queste figure professionali risponde a regole specifiche, deve passare attraverso un percorso formativo, ed esercita la professione sulla base di un riconoscimento ministeriale. Un sistema infernale, secondo l'Unione europea, che frena la crescita ed espone il continente a gravi rischi.
Secondo il Libro Verde, presentato dalla Commissione europea il 22 giugno scorso e dedicato a "modernizzare la direttiva sulle qualifiche professionali", entro il 2020 il mercato europeo avrà bisogno di 16 milioni di persone per occupare posti di lavoro altamente qualificati. «Il che significa - si legge nel documento - che se le tendenze attuali saranno confermate si avrà una grave carenza di professionisti qualificati». Non solo: l'Autorità italiana garante della concorrenza ha stimato che nel nostro Paese in media il 6% dei costi sostenuti dalle imprese che esportano è legato ai servizi professionali. Del resto, le attività professionali e imprenditoriali svolgono da sempre un ruolo fondamentale nell'ambito del processo di crescita europeo e oggi occupano all'interno dell'Unione oltre 10 milioni di persone con un fatturato che si aggira intorno a mille miliardi di euro. Nell'insieme si tratta di una risorsa importantissima per l'economia che rischia di rimanere soffocata dai vincoli dei vari ordinamenti nazionali.
Da parte sua, il mondo delle professioni sta a guardare anche se ha già messo sul piatto del dibattito alcuni distinguo. «Per quanto la semplificazione sia utile ai cittadini - ha commentato Isabella Maria Stoppani, segretario generale dell'Académie des professionnels liberaux européens - consentendo la piena applicazione dei principi di libera circolazione e stabilimento, questa non può comportare un abbandono di quelle verifiche necessarie per la tutela dei consumatori».
Non è ancora chiara la strada che sceglierà l'Unione per invertire questa tendenza, ma la soluzione più plausibile che oggi è allo studio della Commissione è imporre agli stati membri l'adozione di una "Carta professionale". Il documento equivarrebbe a una sorta di passaporto che contiene la storia lavorativa di ciascun professionista e fa capo a un sistema informativo europeo, denominato Imi (Internal market information system). Grazie a questo passepartout, riconosciuto dagli stati membri, il professionista potrà muoversi da un paese ad un altro senza inciampare nelle radici della burocrazia.
La strada è ormai intrapresa e il primo passo compiuto. Dopo l'Europa del libero mercato adesso Bruxelles guarda a quella delle libere professioni.


Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.
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