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Professionisti senza albo, battaglia finale in Parlamento
di Valentina Conte
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 30 maggio 2011

Hanno discusso, si sono divisi e poi ricomposti. Ora, per l'ultima battaglia, quella decisiva in Parlamento, si ripresentano uniti. «L'obiettivo comune è arrivare a regolamentare lo status di professionista», taglia corto Giuseppe Lupoi, presidente del Colap, il coordinamento delle libere associazioni professionali. «Ma non chiamiamole professioni non regolamentate, si fa confusione. Sono professioni associative», puntualizza. Il motivo del contendere sono tutti quei lavoratori che svolgono un'attività professionale, ma che non appartengono ad alcun albo. I contendenti, ora alleati, sono le associazioni più importanti che li rappresentano: Colap e Assoprofessioni. La novità è che presto anche questi professionisti potrebbero avere un riconoscimento ufficiale e dunque maggiori tutele sotto il profilo previdenziale e assistenziale. Niente a che vedere, però, con gli Ordini. «E' una legge semplice, che attendiamo da tempo e che si può fare», osserva Lupoi. «E soprattutto che avrà un impatto importantissimo su molta gente». Almeno un milione e mezzo di lavoratori, secondo le ultime stime. I professionisti senza una casa operano in campi diversi, dalle scienze alla comunicazione d'impresa, dalla medicina non convenzionale ai servizi all'impresa, dalla sanità alla cura psichica. Si tratta di grafici, interpreti, tributaristi, osteopati, certificatori energetici, informatici, mediatori culturali, patrocinatori stragiudiziali, optometristi, designer, archeologi, traduttori e interpreti, fisioterapisti, statistici, consulenti familiari, sociologi. E tanti altri. L'iter legislativo sembra a buon punto. «Entro l'estate la X Commissione attività produttive della Camera licenzierà il testo per la discussione in aula», anticipa Lupoi. Un testo apprezzato sia da Colap che da Assoprofessioni. Un buon compromesso, ammettono. «C'erano sei proposte di legge diverse, siamo stati sollecitati a una posizione unitaria», racconta Giorgio Berloffa, presidente di Assoprofessioni. «Un accordo molto importante», sottolinea Lupoi. La divergenza permane su un unico punto: riconoscere queste professioni, ma come? Secondo il Colap, regolamentando le associazioni che raggruppano in modo vario e anche frammentato questi professionisti a partire dal 2007, quando sono state introdotte per la prima volta nel nostro ordinamento. Regolamentando le professioni, per Assoprofessioni, attraverso la norma Uni. «La Commissione parlamentare ha mediato dicendo: noi riconosciamo entrambe le strade. Le associazioni, da una parte, che possono rilasciare gli attestati ai loro iscritti. Parallelamente, però, può operare anche l'Uni, l'ente normatore nazionale. In entrambi i casi vige l'assoluta volontarietà», spiega Lupoi. «Già una quindicina di associazioni ci hanno chiesto di essere definite da norme Uni. Abbiamo avviato i primi sei tavoli», racconta Berloffa, che con il Cna ha dato vita ad Uniprof. «Alla norma si arriva dopo un confronto tra l'Uni e tutti gli stakeholders: associazioni dei consumatori, rappresentanti delle associazioni, professionisti concorrenti, ministeri competenti, l'ente certificatore e quello che dà la formazione: università, scuola privata o regione», prosegue Berloffa. «La norma Uni è indispensabile a definire cosa deve fare e saper fare il professionista, come, quale formazione deve avere, quale deve essere la sua deontologia. Poi il professionista che vuole può farsi anche certificare da un ente accreditato come Accredia, l'ente certificatore nazionale. Attualmente già 80 mila professionisti hanno richiesto questo tipo di documento. Il perché è facilmente immaginabile: il professionista certificato è più affidabile, conquista più clienti e aumenta il suo fatturato. Il consumatore, poi, ha la garanzia di trovarsi di fronte a un vero bioingegnere, a un osteopata preparato e aggiornato, a un tecnico di emodialisi che sa quel che fa». In pratica, a un professionista "doc". «Le "professionalità certificate" aggiunge Federico Grazioli presidente di Accredia costituiscono un elemento cardine delle politiche per l'occupazione, in particolare in un sistema in cui reti sociali ed economiche acquisiscono valore strategico per sostenere le politiche per la crescita e la ripresa». «Dignità della professione e garanzia dell'utente, queste le esigenze», conferma Piero Torretta, presidente Uni. «E noi non facciamo altro che coglierle. E la certificazione, per chi la sceglie, deve essere fatta da un ente terzo e indipendente». «Io non credo all'accreditamento, non funziona», ribatte Lupoi. «L'Uni elabora le norme a partire dal contributo delle associazioni. E quindi dov'è il vantaggio? Le norme, poi, cristallizzano le situazioni professionali al momento in cui sono elaborate. Ma le materie cambiano velocemente. L'ente terzo non sa, perché non può sapere, cos'è successo negli anni in tutte le materie. A meno che glielo dica l'associazione. E allora può fare tutto l'associazione». Oggi Colap e Assoprofessioni saranno, per la prima volta, ad un tavolo tecnico richiesto da Assoprofessioni presso il ministero dello Sviluppo economico. Si parlerà di riconoscimento delle professioni, ma anche di welfare e fisco. «I commercialisti, che hanno un Ordine, versano il 1415% per la previdenza. I tributaristi il 27%, tanto per fare un esempio», dice Berloffa. «Se entrambi danno 100, il professionista associativo prende come pensione la metà dell'altro, se gli va bene», concorda Lupoi.


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