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Rassegna stampa - Documento |
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Profumo: cambiate Basilea 3
di Morya Longo
Il Sole 24 Ore
Sabato 11 settembre 2010
«Dear Mr. Trichet». Il tono è cordiale, quasi amichevole. Ma dopo i convenevoli, Alessandro Profumo, amministratore
delegato di UniCredit, lancia l'allarme: così com'è la riforma di Basilea 3 rischia di produrre più danni che benefici.
In una lettera scritta ieri, nella veste di numero uno della federazione bancaria europea (Ebf), Profumo esprime
infatti «forti preoccupazioni» per la piega presa dalla riforma di Basilea 3 sul capitale delle banche. La missiva è
stata inviata ai presidenti della Bce e della Commissione Ue, Trichet e Barroso, al responsabile al mercato interno
Barnier e a tutti i governatori delle banche centrali. E già il titolo va subito al centro del problema: «L'European
Banking Federation è preoccupata per la riforma sul capitale regolamentare».
Profumo non è il primo banchiere che protesta. Nata per rafforzare le "fondamenta" delle banche, che hanno dimostrato
durante la crisi finanziaria di avere in molti casi i piedi d'argilla, la riforma allo studio secondo molti osservatori
rischia di andare all'eccesso opposto. Il rischio è di imporre alle banche un'eccessiva capitalizzazione, fino a
costringerle a ridurre il credito a imprese e famiglie. Ma è il tempismo di Profumo l'elemento più significativo di
queste lettere: domani si terrà infatti la riunione dei governatori, che dovrà ratificare la bozza di Basilea 3
elaborata dal Comitato per le autorità di vigilanza. Domani, insomma, sulla riforma potrebbe essere detta l'ultima
parola. E Profumo, proprio in vista di questo appuntamento «che avrà un effetto significativo sull'erogazione del
credito in Europa», ha messo nero su bianco le preoccupazioni del mondo bancario. Non lo scrive esplicitamente, ma il
messaggio sembra chiaro: ripensateci.
Nella lettera, il numero uno di UniCredit punta il dito su varie problematiche. Il primo tema è proprio quello del
credito: «Gli associati della European Banking Federation - scrive Profumo - sono molto preoccupati per gli effetti che
una normativa troppo stringente produrrebbero sull'erogazione del credito al settore pubblico e a quello privato».
Insomma: se le banche dovranno mettere da parte troppo capitale - è il senso della lettera - avranno meno capacità di
prestare soldi a imprese e famiglie. Dovranno quantomeno alzare i tassi d'interesse. Così una normativa pensata per
rendere più stabili le banche, finirebbe paradossalmente per penalizzare l'economia reale. Per questo Profumo
suggerisce di tenere conto, elaborando la riforma, «della situazione europea» e «del fondamentale ruolo che le banche
hanno» nel tessuto economico del Vecchio continente.
Questa problematica emerge anche dai primi risultati dell'analisi sull'impatto di Basilea 3. L'associazione delle
banche tedesche pochi giorni fa ha fatto circolare una stima, secondo cui i primi 10 istituti del paese avranno bisogno
di 105 miliardi di euro di aumenti di capitale per adeguarsi a Basilea 3. Le cifre sulle banche italiane, elaborate
da Deloitte, sono simili: i nuovi accordi potrebbero moltiplicare anche fino a 19 volte la quantità di capitale
necessaria per far fronte al solo rischio di controparte. Insomma: le banche dovranno rafforzarsi in modo consistente,
a danno - lamentano i banchieri - del credito. A danno delle imprese. Delle famiglie. Dell'economia. Della crescita.
Ma i problemi, secondo Profumo, sono anche altri. La European Banking Federation teme per esempio che i mercati abbiano
la percezione che la riforma di Basilea 3 «venga applicata immediatamente». Questo - lamenta Profumo - «potrebbe
vanificare ogni effetto stabilizzante di un adeguato periodo transitorio». Non solo. Il rischio è che a furia di
prevedere cuscinetti di capitale per molteplici rischi, si arrivi alla «duplicazione dei cuscinetti». «Noi crediamo
invece che un singolo cuscinetto di capitale variabile possa essere il modo migliore per gestire il problema della
prociclicità senza distorcere il libero mercato». Infine Profumo esprime perplessità anche sulla misura del «leverage
ratio» (la leva finanziaria delle banche): «Questo dovrebbe restare un indicatore supplementare di discussione tra le
banche e le Autorità di vigilanza». Nulla di più.
La palla passa ora ai governatori, che si riuniranno domani. La bozza attuale in discussione - secondo quanto anticipato
dal Sole 24 Ore mercoledì scorso - dovrebbe prevedere un requisito di capitale Tier 1 al 6%, più un ulteriore 3% come
"cuscinetto" da mettere da parte nei periodi di crescita economica e da utilizzare nei momenti di crisi. Il documento
che sarà approvato domani verrà poi sottoposto ai capi di stato del G20, che si riuniranno a novembre a Seul. Ma su
questo meeting pesano le proteste dei banchieri.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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