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Rassegna stampa - Documento |
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Pronti in pochi su Basilea 2
di Adriano Leorato
Il Sole 24 Ore
Lunedì 12 novembre 2007
Dal 1° gennaio 2008, salvo ulteriori differimenti dell'ultima ora, il mondo delle imprese e
del credito si dovranno confrontare a pieno regime con Basilea 2. A quella data, però, partiranno
con i sistemi di rating solo le banche di dimensioni grandi o medie e non tutte le banche maggiori
patiranno con il sistema Irb. Le banche minori e locali, inoltre, continueranno a utilizzare il
sistema standard per molto tempo ancora.
Sono queste, in estrema sintesi, alcune delle conclusioni cui giunge l'indagine condotta dalla
Fondazione Luca Pacioli sulle modalità con cui le banche si sono organizzate per comprendere come
cambierà il rapporto banca-impresa, in particolare per le piccole e medie imprese.
Va ricordato, infatti, che il prossimo 31 dicembre scade la proroga degli effetti di Basilea 2 sui
requisiti minimi di capitale prevista dalla clausola di garanzia in favore delle banche che ne
hanno fatto richiesta. Il sistema bancario italiano è ricorso in maniera pressoché unanime a tale
clausola e quindi i pieni effetti di Basilea 2 si faranno sentire solo dal 1° gennaio 2008.
Da qui l'esigenza di provare ad esplorare il mercato ponendo poche domande con il fine di
individuare: 1) quante banche partiranno con i sistemi Irb "Internal Rating Based" e quante con il
sistema standard; 2) quali saranno le caratteristiche salienti dei sistemi di rating interni.
L'indagine non ha un valore statistico rigoroso perché il campione non può essere considerato
significativo, sebbene abbiano risposto quasi tutti gli operatori primari che da soli fanno quasi
l'80% degli sportelli bancari. Inoltre, nel rapporto con le Pmi diventa molto rilevante anche il
comportamento delle banche minori e/o locali dalle quali si sono avute un numero di risposte molto
limitato.
Ciononostante dall'indagine è possibile trarre delle indicazioni significative. L'assistenza delle
associazioni di categoria che mettono a disposizione sistemi di rating di buona qualità con
procedure di gestione e aggiornamento a costi contenuti, ad esempio, non appare sufficiente per far
adottare loro i sistemi più sofisticati perché non hanno la struttura necessaria ad assicurare le
separazioni dei ruoli di gestione e controllo interno richieste dalla norma.
Tra le banche minori quelle più attente al cambiamento si sono comunque dotate di sistemi di rating
interni anche se questi non saranno validi ai fini del calcolo dei requisiti minimi di capitale.
Una ristretta minoranza invece adotterà il sistema standard senza sostanziali modifiche alle procedure
preesistenti. Si sono più volte evidenziati i possibili rischi per queste banche che diventeranno
competitive soprattutto nei confronti della clientela marginale, "scartata" dagli altri istituti.
Su questo punto c'è una sostanziale convergenza sul fatto che anche queste banche si adegueranno
col tempo alle cosiddette "best practices" o scompariranno, magari assorbite da gruppi maggiori.
Tutto ciò premesso l'insieme delle banche che si sono dotate di sistemi di rating interni, ammessi
o meno a determinare i requisiti minimi di capitale, può essere considerato come l'unico veramente
rilevante. Tra le variabili più diffuse spiccano l'analisi automatizzata dei bilanci e il cosiddetto
scoring andamentale. In minor misura si riscontra l'inserimento nei modelli di valutazione delle
risultanze sui trend di settore e di variabili qualitative come tradizione e immagine aziendale,
organizzazione e controllo di gestione, investimenti in R&S, eccetera.
Poco diffuse risultano invece le analisi dei budgets e dei piani aziendali. Questi elementi,
ancorché presenti tra le risposte inserite nel questionario della Fondazione Pacioli, risultano
"spuntati" da una ristretta minoranza. Ciò è piuttosto sorprendente considerati i richiami di
autorevoli membri del Comitato, e presenti in documenti ufficiali, a effettuare le valutazioni di
rischio "forward-looking". Il working paper 14 "Studies n validation of Irb" recita testualmente
«... la probabilità di default è una previsione effettuata guardando al futuro del rischio di
insolvenza...». La precisazione pleonastica che la previsione va fatta guardando al futuro,
avvalora l'interpretazione secondo la quale si suggerisce di considerare anche i piani e i budgets
aziendali, gli unici documenti dove le prospettive aziendali sono o dovrebbero essere organicamente
e sistematicamente descritte.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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