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Rassegna stampa - Documento |
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Pubblica amministrazione locale a braccetto con i commercialisti
di Daniele Autieri
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 14 novembre 2011
Il business del futuro per i commercialisti si chiama PA. Proprio dalla
Pubblica Amministrazione, e dalle riforme approvate in termini di federalismo
fiscale e di holding degli enti locali, arrivano alcune delle più interessanti
prospettive lavorative per la categoria. Ad oggi sono circa 30mila i
commercialisti impegnati con la PA, la maggior parte dei quali (11.361)
occupano la poltrona di sindaci delle società controllate, mentre un'altra
fetta sostanziosa (9.500) è costituita dai revisori contabili dei comuni
stessi.
Il dato è emerso da una ricerca statistica realizzata dal Consiglio Nazionale.
In questo quadro, è stato approfondito proprio il tema del federalismo
fiscale, inteso come volano di crescita professionale. «In base alle nuove
leggi - spiega Giosuè Boldrini, il consigliere nazionale dei commercialisti
delegato sul tema - i comuni avranno maggiore libertà in termini di fiscalità,
quindi potranno manovrare più liberamente le addizionali, gestire le
esenzioni, istituire nuovi tributi. Inoltre potranno partecipare agli
accertamenti contro l'evasione fiscale e i denari recuperati grazie alle
segnalazioni che arriveranno all'Agenzia delle Entrate dall'ente locale
rientreranno nelle tasche dell'ente locale stesso». «Si tratta di un nuovo
mondo - continua Boldrini - che ha bisogno di professionisti con specifiche
capacità tecniche, e questo profilo corrisponde esattamente alla figura del
commercialista».
Al tema della tassazione si aggiunge poi la gestione delle società controllate
dai comuni. Attualmente - si legge nella ricerca dei commercialisti condotta
da Tommaso Di Nardo - sono 5.860 le società partecipate dagli enti locali
italiani, di cui 3.787 divise tra società per azioni, a responsabilità
limitata, società consortili e cooperative, e 2.073 composte da consorzi,
fondazioni e altro.
A seguito dell'applicazione della legge sul federalismo fiscale, alla
contabilità finanziaria di un ente locale sarà necessario aggiungere anche i
bilanci delle società controllate. Attualmente questo avviene in via
sperimentale per 8 regioni italiane. «In questo quadro - spiega Andrea
Bonechi, consigliere delegato dei commercialisti ed esperto di controllate
pubbliche - il nostro ruolo è destinato a crescere perché la gestione di un
bilancio consolidato richiede competenze tecniche sempre più complesse e di
fatto apre l'ente pubblico a modelli gestionali propri delle aziende private».
Un altro elemento è legato al disegno di legge 78 del 2010 secondo il quale
entro il 31 dicembre dell'anno in corso gli enti locali con meno di 30mila
abitanti dovranno cedere le loro partecipazioni aziendali e non potranno più
costituire società, mentre quelli con una popolazione tra 30 e 50mila unità
potranno detenere la partecipazione in un'unica società. Un'altra rivoluzione
e nuovi business per i professionisti.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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