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Approfondimenti - Documento |
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Quale rating per le cooperative?
di Simona Caselli
Dicembre 2005
Estratto dall'intervento al convegno organizzato il 17 novembre 2005 dal CCFS (Consorzio Cooperativo
Finanziario per lo Sviluppo), da Legacoop e dalla Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza, con la
collaborazione di analisiaziendale.it, dal titolo
Basilea 2: quale rating per le cooperative?
Pubblicato sul numero di dicembre 2005 de "La Cooperazione Italiana".
Un sistema di rating avanzato che valuti le cooperative tenendo in debita considerazione le loro
specificità è non solo possibile, ma assolutamente opportuno.
L'obiettivo di arrivare a disporre di un rating che, per le imprese cooperative, risulti il più
realistico possibile, ha una duplice utilità:
per la cooperativa che, ottenendo una valutazione accurata, può migliorare il suo
rapporto con l'interlocutore bancario (per quantità di credito e condizioni di tasso);
per la banca che, attribuendo una PD (probabilità di default - insolvenza) mediamente
migliore, ha un effetto positivo rispetto al calcolo del "capitale di vigilanza".
In vista dell'ormai prossima applicazione degli accordi di Basilea 2, CCFS ha ritenuto opportuno,
negli interessi delle associate, studiare l'applicazione concreta di un sistema di rating avanzato
ad un campione di un centinaio di cooperative aderenti a Legacoop, per verificarne la collocazione
rispetto alla media delle altre imprese e valutarne i margini di miglioramento possibili in caso di
adeguata considerazione delle specificità cooperative.
L'obiettivo finale del CCFS è di poter attivare, dal 2006, un servizio da offrire alle associate
ed al complesso delle cooperative che, a partire da un rating IRB avanzato "cooperativo", proponga
alle singole imprese percorsi di miglioramento del rating ed adeguate soluzioni finanziarie per
rafforzare il proprio standing creditizio.
Lo studio è stato reso possibile grazie alla collaborazione con Cassa di Risparmio di Parma e
Piacenza (Gruppo Intesa), banca che intrattiene da tempo solidi rapporti con il movimento
cooperativo nei territori in cui opera e che ha contribuito, con alcune tra le sue migliori
professionalità, al gruppo di lavoro che ha dapprima approfondito le singole specificità normative
e contabili delle cooperative e, una volta individuate quelle di maggiore rilievo, ne ha studiato
l'impatto sul calcolo del rating.
L'analisi ha permesso, in primo luogo, di dimostrare che la trasparenza e la chiarezza delle
informazioni fornite sono decisive e possono, da sole, avere un significativo impatto sul rating
assegnato. Fornire dati esaurienti e ben leggibili in merito alle specificità cooperative (vedi oltre),
aiuta l'interlocutore bancario ad attribuire un rating realistico all'impresa.
I principali risultati dell'analisi sul campione possono essere così sintetizzati:
Anche prima di considerare le specificità, le cooperative Legacoop osservate,
distribuite su vari settori e classi dimensionali, hanno evidenziato rating mediamente migliori sia
rispetto al complesso dei clienti cooperativi della banca, sia rispetto alle medie generali delle
imprese. Le ragioni sono soprattutto riconducibili alla maggiore capitalizzazione, ad una maggiore
età media delle nostre cooperative e ad una maggiore dimensione media rispetto al segmento di
appartenenza.
Considerando, nel calcolo, le specificità cooperative di cui sopra, si è accertato che:
| - le cooperative già appartenenti a classi di rating
alte migliorano leggermente la PD ma sostanzialmente mantengono la stessa classe di rating; |
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| - le cooperative appartenenti alle classi di rating intermedie
ottengono immediati e spesso significativi miglioramenti della PD e modifiche della classe di
rating d'appartenenza; affiancando alle informazioni sulle specificità cooperative operazioni
di riassetto delle fonti finanziarie (consolidamento di passività a breve, prestiti
partecipativi e via di seguito) si possono scalare ulteriori classi di rating, con miglioramenti
in taluni casi eclatanti; |
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| - le cooperative appartenenti alle classi di rating peggiori
modificano di poco la propria condizione e necessitano di interventi di natura strutturale. |
Gli esiti dell'indagine incoraggiano a continuare il lavoro per poter mettere a disposizione delle
cooperative dai prossimi mesi un servizio che consenta loro di conoscere il proprio rating,
calcolato con metodo IRB avanzato e con criteri cooperativi, e di iniziare a predisporre, insieme
con le strutture di riferimento del Movimento Cooperativo, un percorso di miglioramento progressivo
del rating che consenta di conseguire la copertura dei fabbisogni finanziari a condizioni
accettabili e, più in generale, di affrontare con serenità anche nel futuro il rapporto con il
sistema del credito.
* * *
Per un rating realistico delle cooperative
Di seguito si elencano le principali specificità delle società cooperative, utilizzate per
l'indagine sul rating, suddividendole tra generiche e di settore.
§. Specificità generiche
1. Il requisito di prevalenza. La nuova legge sul diritto societario ha previsto la
distinzione delle cooperative in due categorie, a seconda della sussistenza del carattere di
prevalenza dell'attività svolta nell'ambito dello scambio mutualistico rispetto all'attività
complessiva; l'informazione sul requisito di prevalenza è rilevante ai fini del rating e
dovrebbe essere recepita nella parte qualitativa del modello, perché ha rilevanti implicazioni
sulle caratteristiche di talune voci del patrimonio netto, sulla possibilità di distribuire
riserve e remunerare gli strumenti finanziari offerti ai soci.
2. Le riserve indivisibili. Nelle cooperative a mutualità prevalente le riserve sono
indivisibili, cioè non possono mai essere distribuite fra i soci; per un soggetto finanziatore si
tratta di una caratteristica rilevante, poiché si tratta di riserve oggettivamente diverse da quelle
di una spa o di una srl che possono essere distribuite fra i soci con relativa riduzione del
patrimonio netto; la stabilità dei patrimoni cooperativi è un elemento di maggiore tutela e come
tale dovrebbe essere valorizzata, con l'attribuzione alle riserve indivisibili di un maggior peso
ponderale rispetto a quello riconosciuto alle riserve delle imprese ordinarie; le cooperative, da
parte loro, quando si rivolgono al sistema bancario, devono evidenziare questa particolarità,
senza dare per scontato che l'interlocutore sia un esperto di legislazione cooperativa e possa
quindi apprezzare la differenza.
3. I preaccantonamenti a riserva. I preaccantonamenti a riserva indivisibile sono quelli
effettuati, su decisione del consiglio di amministrazione, prima di portare il bilancio in
approvazione in assemblea; Legacoop scoraggia questo tipo di operazione, pur ammessa in base
una risoluzione ministeriale del 1979, perché la ritiene in palese contrasto con i principi
contabili di riferimento e nessuna delle cooperative del campione ha effettuato questo tipo di
preaccantonamenti; sul piano generale si tratta comunque di un elemento da tenere presente ai
fini del calcolo del rating delle cooperative, poiché, ove presente, porta a sottostimare il
reddito netto.
4. Il prestito sociale. E' formalmente un debito a breve ma generalmente per le cooperative
aderenti a Legacoop si tratta quasi sempre una fonte stabile nel tempo ed, anzi, tendenzialmente
in crescita; nel bilancio civilistico, la voce veniva spesso inserita tra i "debiti verso altri
finanziatori"; dopo l'entrata in vigore del Dlgs 6/2003, deve essere inserita alla voce D3 del
passivo dello stato patrimoniale (art. 2424 Codice civile); fino al 2004, solo andando a cercare
in nota integrativa lo si poteva talora trovare indicato separatamente, ma con il dato di due
sole annualità; l'analista della banca, sulla base di queste informazioni, ben difficilmente può
valutare la stabilità nel tempo di questa fonte finanziaria; sarà perciò opportuno che le
cooperative evidenzino con maggiore chiarezza, possibilmente in un apposito capitolo della nota
integrativa, l'andamento del prestito sociale, fornendo una serie storica dei dati sufficientemente
lunga (ad esempio, 8-10 anni).
5. Il ristorno. E' uno degli istituti fondamentali della cooperazione, ma se non se ne
evidenzia bene il significato, può portare ad una sottostima anche rilevante della redditività
dell'impresa; il ristorno è un vantaggio riconosciuto ai soci sulla base del risultato economico
del bilancio; è in sostanza una distribuzione di utili e potrebbe anche essere appostato in
bilancio come tale, ma, ai fini di un corretto calcolo della prevalenza mutualistica, nelle
cooperative di produzione lavoro e servizi va ad aumentare il costo del lavoro; la corretta
considerazione del ristorno porta quindi a rettificare verso l'alto la redditività caratteristica;
inoltre la politica piuttosto diffusa fra le cooperative di destinare i ristorni ad aumento di
capitale, contribuisce a rafforzare il patrimonio netto e quindi a ridurre ulteriormente la PD;
le cooperative devono quindi tenere conto che le informazioni sul ristorno sono rilevanti non
solo sul piano fiscale o per il calcolo della prevalenza mutualistica, ma anche ai fini di Basilea 2:
occorre perciò mettere in evidenza in modo chiaro e in valore complessivo (spesso il dato viene
invece fornito in quantità o in valori unitari), l'importo del ristorno, predisponendo eventualmente
appositi schemi in nota integrativa che evidenzino il reddito operativo effettivo, rettificato
dal valore del ristorno.
§. Specificità di settore
A. Le cooperative di conferimento, od a "costi e ricavi". Nelle cooperative agricole e di
trasformazione di prodotti agricoli non si parla tecnicamente di ristorno, ma in realtà il
concetto esiste anche in questo settore e può essere quantificato in termini di maggior
remunerazione riconosciuta al socio conferente rispetto ai prezzi medi di mercato; si tratta di un
calcolo complesso, che alcune cooperative fanno soprattutto per dimostrare l'utilità distintiva
della cooperazione, ma che può avere conseguenze importanti anche ai fini di Basilea 2 per cui
sarebbe buona prassi evidenziare in nota integrativa, in valori complessivi, la quota di
remunerazione del prodotto conferito eccedente il prezzo medio di mercato; un buon esempio di
rendicontazione è contenuto nel fascicolo "L'Utilità distintiva", a cura di Zuppiroli, Vecchio,
Maretti, fornito in occasione del Congresso ANCA 2005 e disponibile sul sito dell'Associazione
(www.ancalega.coop).
B. Le cooperative di abitazione. Le cooperative di abitazione a proprietà indivisa hanno
normalmente ingenti plusvalenze implicite sui terreni e sugli immobili iscritti in bilancio; ai
fini dell'applicazione della circolare CICR sulla raccolta di prestiti fra i soci, l'attuale
normativa già prevede la correzione del patrimonio netto con il differenziale risultante dal valore
degli immobili come da ultima dichiarazione ICI e quello risultante a bilancio; si può valutare se
tale meccanismo può risultare applicabile anche in ottica di rating (anche se esistono forti dubbi a
tal riguardo); ricordiamo inoltre che sia per le cooperative a proprietà divisa, che per quelle a
proprietà indivisa, la considerazione del prestito sociale come fonte stabile ha spesso un notevole
impatto sul calcolo del rating.
C. Le cooperative di conduzione terreni. Hanno anch'esse spesso ingenti plusvalenze implicite
sui terreni iscritti in bilancio e raccolgono prestito da soci; erogano ristorno ai soci e possono
a loro volta ricevere "ristorno" in forma di maggiore remunerazione dei prodotti conferiti a
cooperative di trasformazione, rispetto ai prezzi di mercato; fanno spesso parte di "filiere"
produttive che offrono maggiori garanzie al mercato; si tratta di un elemento assai importante
ai fini della valutazione "qualitativa" interna al rating; dovranno quindi mettere in evidenza
le plusvalenze implicite (almeno secondo il "criterio CICR"), riportare la serie storica lunga
dell'andamento del prestito sociale, evidenziare con chiarezza in valori monetari i ristorni erogati
e fornire ai finanziatori informazioni complete sulla partecipazione ad eventuali accordi di
filiera.
D. Le cooperative sociali di "tipo B". Sono le cooperative che si occupano di inserimento
lavorativo di soggetti svantaggiati (per maggiori informazioni, vedi
Cooperative sociali e indici di bilancio). Svolgono una funzione sociale fondamentale e, per loro natura, non potranno mai essere paragonate,
per livello di produttività e per indicatori di bilancio, alle altre imprese; sono in parte
protette dalla mitigazione del rischio legata al segmento retail e dovranno poter contare
sui Confidi, ma dovranno comunque porsi il problema del consolidamento della dimensione d'impresa
e del superamento dell'attuale frammentazione.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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