Quanta confusione nei rapporti banche-confidi
di Alessandro Simonini (Consulente aziendale)
Luglio 2008
Questo documento riassume parte degli interventi effettuati dall'autore nel corso di seminari e convegni
organizzati a partire dal 2005 da Confidi Emilia Romagna Servizi srl ed è stato pubblicato sulla
newsletter "Buon Giorno Impresa" dell'1 luglio 2008.
* * *
Grazie agli accordi di Basilea 2, le banche (e gli altri soggetti vigilati) devono calcolare requisiti di capitale a
copertura dei rischi che queste si accollano nell'espletamento della propria attività. Come è noto i sistemi di
calcolo dei requisiti di capitale a copertura dei rischi di credito sono tre: standard, rating interni base, rating
interni avanzati.
Ogni banca può quindi scegliere quale sistema di calcolo adottare per i requisiti di capitale, ma, a differenza di
quanto si crede, i metodi non sono alternativi. Una banca può infatti scegliere il metodo più opportuno da
applicare a determinate classi di portafoglio, e quindi una stessa banca può adottare metodi differenti per classi
di portafoglio differenti.
Un esempio è quello della classe relativa ai mutui su abitazione ad uso residenziale, acquisto prima casa in genere,
ma anche sulle seconde e terze. In questo caso, infatti, quasi tutte le banche hanno scelto di adottare il metodo
standard che prevede su queste esposizioni una ponderazione al 35%. Avviene quindi che su 100.000 di mutuo, la banca
calcoli un requisito di capitale pari a 35% x 8% x 100.000 = 2.800 euro.
La normativa comunque prevede che sia possibile utilizzare il metodo avanzato e precisamente la seguente formula
(art. 328 Basilea 2, giugno 2004):
Correlazione: (R) = 0,15
Requisito patrimoniale: (K) =
|
R0,5 |
|
| LGD*N*[(1-R)-0,5*G(PD)+ |
----- |
*G(0,999)]-PD*LGD |
|
(1-R)0,5 |
|
Attività ponderate per il rischio = K × 12,5 × EAD
Ricordiamo che N(x) rappresenta la funzione di distribuzione cumulativa di una variabile casuale normale standard
(vale a dire, la probabilità che una variabile casuale normale con media 0 e varianza 1 sia inferiore o uguale a x),
mentre G(z) indica la funzione di distribuzione cumulativa inversa di una variabile casuale normale standard
(vale a dire, il valore di x tale per cui N(x) = z). La funzione di distribuzione normale e la funzione inversa
sono disponibili in Excel come funzioni DISTRIB.NORM.ST e INV.NORM.ST.
Un altro esempio è quello relativo alla classe retail. Molte banche hanno scelto di utilizzare la ponderazione
standard che prevede una ponderazione al 75% pur avendo la possibilità di utilizzare la funzione di ponderazione
avanzata che sarebbe (art. 330 Basilea 2, giugno 2004):
Correlazione: (R) =
|
(1-EXP(-35*PD)) |
|
(1-EXP(-35*PD)) |
| 0,03 * |
------------------- |
+ 0,16*[1- |
--------------------] |
|
(1-EXP(-35)) |
|
(1-EXP(-35)) |
Requisito patrimoniale: (K) =
|
R0,5 |
|
| LGD*N*[(1-R)-0,5*G(PD)+ |
----- |
*G(0,999)]-PD*LGD |
|
(1-R)0,5 |
|
Attività ponderate per il rischio = K × 12,5 × EAD
Lo stesso accade per esposizioni verso altre banche o altri soggetti vigilati, come saranno molti confidi con
l'ingresso nel 107, per le quali le banche adottano la ponderazione standard al 20% in luogo delle funzioni di
ponderazioni avanzate. Questo accade perché, ammesso che si abbia a disposizione un metodo validato per il calcolo
dei rating per imprese operanti nel mercato del credito, non risulta economicamente interessante scoprire che una
certa esposizione meriti una ponderazione più precisa al 18% o al 23% come potrebbe risultare dai metodi avanzati in
luogo di quella standard al 20%; insomma, il costo non ripaga il beneficio. Per di più, i modelli di rating per
imprese operanti nel mercato del credito sono totalmente diversi e molto più complicati rispetto a quelli per
valutare le altre imprese.
Leggiamo l'articolo 198 (Basilea 2, giugno 2004):
|
Copertura proporzionale
198. Se l'importo garantito (o a fronte del quale è detenuta la protezione) è inferiore a quello
dell'esposizione e le quote garantite e non garantite hanno lo stesso rango, ossia la banca e il garante
concorrono pro quota alle perdite, la riduzione patrimoniale sarà concessa su base proporzionale: la
quota protetta dell'esposizione riceverà il trattamento applicabile alle garanzie personali/derivati su
crediti ammessi e la quota restante sarà trattata come esposizione non garantita.
|
In base a questo articolo si deduce che quando le garanzie sono rilasciate in forma percentuale, come nel caso di
molti confidi, sulla parte garantita la banca debba calcolare il requisito di capitale come se stesse erogando il
finanziamento al confidi, e sulla parte non garantita debba calcolare il requisito di capitale come se il credito
non fosse garantito.
Questo approccio al requisito di capitale, oltre ad essere semplice e chiaro, semplifica anche molto le modalità di
calcolo dei prezzi da applicare a questi finanziamenti; va da sè infatti, che sulla parte garantita si possa fare
un prezzo pari o vicino al tasso interbancario se il confidi è vigilato, e su quella non garantita, un tasso pari
al rating della sola impresa.
Oggi purtroppo molte banche stanno invece adottando la strada di attribuire un rating ad ogni singolo confidi,
strada costosa ed impervia, ed altre banche ancora stanno pensando di stimare l'impatto delle garanzie soltanto
sforbiciando le stime delle perdite in caso di insolvenze, le LGD insomma.
Tutte queste complicazioni rendono molto turbolento e difficoltoso il rapporto tra banche e confidi e rendono assai
difficile raggiungere un equilibrio equo che dovrebbe considerare questi due fattori:
1) una copertura proporzionale taglia proporzionalmente le perdite attese che quindi vanno scontate dalla
banca sul finanziamento al cliente finale (starà poi al confidi stimare le sue perdite attese e decidere quanta
commissione richiedere all'aziende a copertura delle insolvenze attese);
2) una riduzione del requisito patrimoniale anche sulle perdite inattese, pari alla minor ponderazione al
rischio prevista per i soggetti vigilati, sia che questa derivi dalla ponderazione 20% o da una funzione più
precisa.
Se si raggiungesse questo obiettivo, sarebbe molto semplice per un confidi operare con una banca. Il confidi,
infatti, potrebbe convenzionare un tasso sulla parte da lui garantita (vicino all'euribor se vigilato) e ricevere
dalla banca i tassi che questa intende applicare alle aziende in base al loro rating. Così facendo il confidi, di
volta in volta potrebbe decidere quanta garanzia erogare al cliente, sapendo sempre quale sarà il tasso che la banca
applicherà all'intero finanziamento (basta fare la media ponderata tra tasso sul garantito e tasso sul non garantito).
Purtroppo, oggi accade che banca e confidi convenzionino i tassi da applicare per ogni classe di rating e per ogni
percentuale di garanzia che il confidi intende applicare rendendo i tassi finali tra loro incoerenti ed il lavoro
molto complicato. Quando Basilea 2 sarà a regime avremo infatti almeno otto classi di rating, ed un confidi opera
generalmente con tre percentuali di garanzia diverse, il che obbligherebbe a convenzionare 8x3=24 tassi differenti
per ogni banca, che generalmente sono una ventina per confidi, e quindi la bellezza di 24x20=480 tassi!
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
|
 |
|