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  :: Rassegna stampa - Documento

Quanto costa quotarsi?
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 18 febbraio 2002

Diciannove grandi banche d'affari, italiane ed internazionali, si contendono il collocamento più ricco del 2002, quello del gruppo telefonico Wind. Imi e Mediobanca, tanto per cambiare, sono su sponde opposte e la battaglia per aggiudicarsi il ruolo di global coordinator è feroce. E si capisce: per le aziende quotarsi in Borsa costa. Costa caro. Ed i beneficiari principali della pioggia di milioni (di Euro) che si riversa su advisor e consulenti d'ogni genere sono proprio le banche d'affari che coordinano quelle che in gergo borsistico si chiamano le IPO (Initial Public Offering). Negli ultimi tre anni, nonostante il vistoso rallentamento imposto dallo "sgonfiamento" della bolla speculativa nella New Economy, è stato un vero e proprio fiume di denaro: i 90 collocamenti del triennio hanno consentito di rastrellare un totale di 79 miliardi di Euro, di cui una bella fetta, compresa tra il 3.5% ed il 7%, è finita nelle casse dei collocatori. Nell'ipotesi più bassa, 2.7 miliardi di Euro, in quella più elevata 5.5, cioè oltre 10 mila miliardi di Lire.
Questi almeno i numeri che si evincono da uno studio recente di Borsa Italiana in collaborazione con Tamburi & Associati. Uno studio che, monitorando le IPO dal 1999 alla fine del 2001, arriva a definire con buona approssimazione i costi cui va incontro un imprenditore che decide di portare la sua azienda al listino di Piazza Affari. Vediamo. Per una piccola o media azienda, il costo più importante da affrontare è quello del (o dei) global coordinator, che "aspirano" una quota compresa tra il 4% ed il 6% (per il Nuovo Mercato), o fra il 3.5% ed il 5% (per il listino principale) del valore complessivo dell'offerta. A ciò va aggiunta la tariffa da riconosce all'advisor finanziario: la fee media, secondo lo studio, può oscillare tra lo 0.2% e l'1% del valore dell'offerta. Poi ci sono i legali ed i revisori, indispensabili per la redazione dei bilanci e dei prospetti: hanno un costo minimo di 350 mila Euro ed uno massimo di 900 mila Euro. Infine, la pubblicità e le pubbliche relazioni: fra i 150 mila ed il milione e 200 mila Euro, cui vanno sommati i costi per la pubblicazione del prospetto e per il road show, tra 100 mila e 550 mila Euro.
Complessivamente, un imprenditore che intendesse aprirsi al mercato azionario dovrebbe spendere, per consiglieri e consulenti, tra il 3.5% ed il 7% del valore dell'IPO, più i costi fissi compresi tra un minimo di 500 mila ed un massimo di 2.6 milioni di Euro. Davvero un bel gruzzolo. Prendiamo una media azienda che è approdata al listino nell'ultimo triennio, Granitifiandre (il giorno del debutto aveva una capitalizzazione di circa 284 milioni di Euro): quotandosi in Borsa, con un flottante del 38.5%, ha raccolto 113,5 milioni di Euro. Ciò significa che il suo azionista ne ha dovuti spendere perlomeno 5 per realizzare il sogno di vedere il nome della sua azienda fra i big del capitalismo nazionale.


Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.
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