I quattro punti dei nuovi principi Ias
di Vittoria Puledda
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 22 novembre 2004
I famigerati Ias, i nuovi principi contabili, verranno applicati
con i bilanci consolidati del 2005. Finora, tuttavia, specialmente per quanto
riguarda le banche non sono stati chiariti alcuni punti fondamentali su cui deve
esprimersi Banca d'Italia: molti dei nuovi principi, infatti, vanno a ridurre il
patrimonio e, di conseguenza, il Tier 1 (principale indicatore di
capitalizzazione per le banche e misura degli impieghi massimi che possono
fare). Tra le cose non chiare, ad esempio, è se le plusvalenze legate agli
immobili faranno aumentare il patrimonio o no (Bankitalia sembrerebbe contraria).
Più in generale, le differenze fondamentali introdotte dagli Ias
sono quattro: la diversa "misurazione" della qualità degli attivi (e nel caso
delle banche, degli impieghi) il trattamento contabile delle "front fee", i
criteri per contabilizzare le partecipazioni e, infine, le norme sugli
ammortamenti. Nel primo caso, i nuovi criteri impongono di considerare la
qualità del credito, le garanzie e la durata del medesimo; la conseguenza
dovrebbe essere per quasi tutti gli istituti una diminuzione del patrimonio.
Unica eccezione, secondo le simulazioni della Merrill Lynch, il Sanpaolo, che ha
già adottato criteri in linea con questi principi Ias.
Il secondo cambiamento, quello sulle commissioni di sottoscrizione (le front fee)
verte anch'esso sulla contabilizzazione del fattore-tempo: sui prodotti finanziari
vita, pluriennali, vengono infatti prelevate le commissioni tutte in una volta,
all'inizio; ebbene, gli Ias impongono di ricalcolare pro-quota, un tanto all'anno
per tutta la durata del prodotto finanziario, le commissioni e spalmarle sul
conto economico di più esercizi. Il che significa che le banche hanno già utili
pronti per gli anni futuri, grazie alle unit linked e alle polizze a
capitalizzazione fatte sottoscrivere in passato.
Ma il fattore forse più dirompente è la diversa contabilizzazione delle
partecipazioni (e degli strumenti finanziari in portafoglio, su cui tuttavia
esistono al momento ulteriori complicazioni). Con un certo grado di
approssimazione (ci sono vari distinguo e situazioni diverse) azioni per quote
inferiori al 20% e derivati andranno contabilizzati a valore di mercato. Dunque,
se una partecipazione vale nettamente meno di quanto è stata pagata, va segnata
una minsvalenza (e viceversa) in bilancio. Stesso discorso per i derivati, salvo
quelli che davvero servono per copertura (non a caso, da qualche tempo questi
prodotti hanno molto meno fortuna rispetto al passato).
Infine c'è il trattamento dell'avviamento. Spesso il goodwill, soprattutto nei
casi di acquisizioni con forte leva finanziaria, ha l'effetto perverso di
mandare contabilmente in rosso la società. Un autogol che ora dovrebbe venir meno.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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