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Rassegna stampa - Documento |
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Quegli abusivi del mercato con il loro aggiotaggio hitech
di Alfonso Scarano e Giovanni Bottazzi (analisti finanziari)
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 31 ottobre 2011
Condividiamo con molti colleghi analisti finanziari la vivissima preoccupazione
che si stia sviluppando una concentrazione di fatto oligopolistica delle attività
di scambio titoli attraverso l'utilizzo delle tecnologie di inserzione di ordini
velocissimi di compra/vendita sui mercati finanziari denominati High Frequency
Trading, in sigla HFT. Un aspetto non meno importante di questi operatori è che
si comportano come una sorta di "portoghesi" del mercato, fenomeno noto nella
letteratura economica come "free rider problem". Il problema del portoghese, o
free rider in inglese, si manifesta quando vi sono singoli soggetti o una
categoria di soggetti economici che sfruttano l'opportunità di non pagare il
corretto prezzo di un servizio, scaricandolo e/o spalmandolo sugli altri. Al
momento attuale, sui mercati borsistici gli operatori non pagano per tutte le
operazioni immesse sul mercato, che sono tantissime per gli HFT, ma solo per
quelle che vanno a buon fine, le transazioni effettive. Occorre ricordare che
la sempre maggiore presenza o invadenza sui mercati degli HFT ha raggiunto
negli USA quote del 70% delle compravendite effettive. E questa presenza, con
il suo peso contrattuale nei confronti delle società mercato, che gestiscono
i sistemi di esecuzione degli ordini in borsa, ha di fatto imposto negli
ultimissimi anni un aggiornamento tecnologico di dimensioni epocali con poderosi
investimenti dell'ordine di miliardi di dollari. Investimenti che, ovviamente,
tutti pagheranno sotto forma di costo per i servizi operativi delle piattaforme
telematiche borsistiche. L'impostazione di questi investimenti è guidata
tecnologicamente dalla velocità di elaborazione e trasmissione delle informazioni
(siamo nell'ordine del millisecondo) per ottenere una gestione più rapida
possibile di tutte le proposte di acquisto e di vendita. Quindi, il dimensionamento
dei sistemi informatici e telematici delle borse in termini di occupazione di
memoria e di flussi di dati è funzione della mole delle proposte, che sono molto
più numerose delle transazioni effettive. Questo perché le generali strategie
degli HFT tendono a sondare il mercato con ordini denominati "esegui o cancella"
che hanno latenze ovvero tempi di vita straordinariamente brevi, nell'ordine
della decina di millisecondi. Così tastato il mercato con questi ordini civetta,
abortiti perché non eseguiti al volo, i sistemi HFT creano una sorta di mappa
della situazione della quasi immediata evoluzione degli scambi, in base alla
quale poter lucrare effettivamente con raffiche di ordini mirati alle compravendite
chiudibili in tempi brevissimi, con lucro quasi certo perché correlato ad un
rischio quasi nullo, anche perché funzione del tempo straordinariamente breve
intercorrente tra l'acquisto e la vendita (o viceversa). Di fatto, gli HFT
stanno sfruttando una situazione lasciata sostanzialmente libera dalle attuali
regole, si comportano come dei free rider del mercato borsistico, poiché non
sostengono i costi delle loro strategie che utilizzano massicciamente gli
ordini "esegui e cancella" con cui saggiano il mercato, e viene loro concesso
che il costo di questi numerosissimi ordini, poi annichiliti, venga addossato
a tutti quelli che invece effettivamente compravendono. Facciamo due calcoli,
con la semplificazione di equiparare il costo dell'ordine con il costo dell'eseguito.
Un calcolo più raffinato potrebbe porre un più preciso rapporto di costo tra
proposte di vendita (PDN) ed effettiva compravendita, ma questo non cambia la
sostanza del ragionamento. Allora, se il costo di una transazione effettiva
di compravendita fosse ad esempio eguale a 10 ed il numero delle proposte di
vendita fosse quattro volte quello delle transazioni effettivamente andate a
buon fine e se, come sarebbe logico, i costi venissero equamente sostenuti da
tutte le proposte inserite nel sistema, il costo della transazione vera si
ridurrebbe grosso modo a 2. Questo vuol dire che il free rider HFT spalma su
tutti gli altri operatori i suoi costi, che ammonterebbero ad 8, ossia 102.
Non sembra dunque di maggiore equità stabilire che tutte le proposte di
negoziazione contribuiscano a pagare i costi generali dei sistemi informatici,
che di fatto sono dimensionati sul volume totale degli ordini, come pure
sostanzialmente iniquo che solo le transazioni andate a buon fine, che sono
una minoranza, debbano sostenere questo costo? Qui sta la questione. Si sta
di fatto creando uno scenario preoccupante in cui la concentrazione degli
scambi in pochi ma grandissimi operatori si somma all'opacità delle loro
relazioni con le aziende Borsa, ora private, e del loro intimo funzionamento:
la microstruttura analitica del mercato? Tale situazione non riesce ad essere
monitorata con il dovuto tempismo dagli organi di controllo. Queste istituzioni
appaiono sistematicamente ritardatarie nell'intervenire. Sui mercati finanziari
si possono generare anche rischi reputazionali favorevoli alla volatilità dei
mercati e quindi proprio alle strategie HFT, che di conseguenza nel mediolungo
termine possono incidere pesantemente sulla stessa funzione economica e di
interesse pubblico che i mercati pur dovrebbero mantenere come strumento di
efficiente collocazione del risparmio. Risparmio che, da noi, sarebbe anche
oggetto di difesa costituzionale per la sua importanza sociale ed economica.
Sarebbe dunque opportuno che le istituzioni regolatrici dei mercati trovassero
risposte concrete a questioni importanti ed ancora aperte, ovvero: se, come
sostengono ormai molte voci critiche, nella situazione attuale, le pratiche
HFT si configurino come veri "free riders" dei mercati e se, sfruttando senza
limiti la loro supremazia tecnologica, possano o meno gestire posizioni di
dominanza addirittura con il rischio di creare situazioni di abuso o
manipolazione dei mercati; se pertanto, le pratiche HFT siano solo potenzialmente
o realmente pericolose per una sostanziale libertà ed efficienza del sistema
borsistico, nato e sviluppatosi come strumento efficiente di finanziamento
dell'economia reale.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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