Quelle Pmi poco assicurate: «Un pericolo sottovalutato»
di Vito De Ceglia
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 10 ottobre 2011
Le Pmi italiane sono "sottoassicurate": il fenomeno è noto e da tempo consolidato.
A ribadirlo è l'ultimo rapporto di Ania, che sottolinea come il 14% è senza
assicurazione contro incendio e danni, il 69% ha una polizza contro il furto
(64% per quelle con meno di 15 addetti), il 33% non ha coperture verso terzi e
dipendenti (42% tra le imprese con meno di 15 addetti), quasi il 90% non sa cosa
sia l'assicurazione contro rischi ambientali. Nel complesso, la maggior parte
delle piccole imprese è assicurata per non più di tre rischi e solo il 14%
contro più di cinque rischi. Di fronte a questi dati, il rapporto evidenzia che,
per fronteggiare la sottoassicurazione delle imprese, è necessario quindi
trasformare il rischio in valore, come accade in altri paesi Ue: vedi, la
Germania dove il rapporto premi polizze danni/Pil è il 3,7%. A questo punto,
il rapporto sottolinea che il ruolo delle compagnie assicurative, per queste
realtà economiche, è consentire alle Pmi di competere con efficacia ed
efficienza in un contesto economico al momento difficile: infatti, la crisi
economica attuale non aiuta a migliorare questi dati.
Quindi, lo sforzo per le assicurazioni è più grande. E non solo per colpa della
recessione, ma anche per superare quella diffidenza radicata nelle Pmi nei
confronti delle "polizze". Un aspetto, questo, che Massimo Fedeli, responsabile
Commercial Lines di Zurich, conferma: «Purtroppo, in Italia è molto diffuso il
fenomeno della insufficiente assicurazione perché le polizze sono considerate
solo come un costo e non come un investimento. E' una questione anche culturale:
ad esempio, è difficile trovare all'interno delle Pmi un responsabile della
gestione del rischio. Questo non accade ad esempio nei paesi anglosassoni».
Fedeli è convinto che «questa assenza rende difficile anche trasmettere ad un
imprenditore i benefici che una polizza può comportare». «Mi spiego meglio -
puntualizza -: una copertura importante, spesso trascurata e poco conosciuta,
che - come dimostrato da una recente ricerca europea - consente anche un miglior
accesso al credito, è quella relativa ai danni indiretti. La polizza incendio
indennizza i danni materiali e diretti, causati, per esempio, da un fulmine o
da una alluvione ma non dalle conseguenze negative sulla produzione. Il sinistro
può provocare un'interruzione, totale o parziale, dell'attività con conseguenze
pesanti: impossibilità di rispettare i termini di consegna dei prodotti, minori
ricavi, dovendo comunque anche far fronte a costi fissi insopprimibili, come
rate di mutui, canoni leasing, costi del personale, affitti e così via. Quasi
sempre il danno "indiretto" è di gran lunga superiore ai danneggiamenti di
macchinari e fabbricati». Secondo Fedeli, «è importante per la sopravvivenza
dell'azienda ricorrere, quindi, a una specifica polizza per danni indiretti,
uno dei prodotti più avanzati in campo assicurativo. Un'azienda che ha
sottoscritto una copertura completa su tutti i danni ha più certezze sul suo
futuro e sarà meglio apprezzata anche dagli istituti di credito».
Dal punto di vista delle Pmi, invece, il fenomeno della insufficienza
assicurativa non dipende tanto dai costi, quanto dalla «scarsa scalabilità
delle polizze»: «In sostanza, le compagnie assicurative non riescono a proporre
prodotti ad hoc per le diverse tipologie di imprese che siano in grado di
soddisfare e rispondere alle reali aspettative di imprenditori e artigiani»,
osserva Tommaso Campanile, responsabile Dipartimento competitività e ambiente
di Cna.
«E' vero che esiste un problema culturale - aggiunge Campanile - ma è anche vero
che oggi esiste sul mercato un'offerta poco credibile, spesso disarticolata,
che nasconde numerose clausole per non rispettare i patti. E questo spinge
l'imprenditore a diffidare delle assicurazioni. Sia chiaro, non è una questione
di costi ma di trasparenza e di qualità dell'offerta: il target dalle Pmi -
ribadisce Campanile - va affrontato puntando alla semplicità, velocità del
servizio, contratti chiari ed essenziali. Oggi, le polizze sono scritte in un
linguaggio eccessivamente tecnico spesso difficile da comprendere. Certo, nelle
Pmi manca un responsabile del risk management, perché è il titolare che fa tutto
e difficilmente delega ad un consulente il rapporto con le assicurazioni. Ma ci
sono le associazioni che svolgono un ruolo da garante: le assicurazioni
dovrebbero tenerle più in considerazione, invece non lo fanno».
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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