Rating fragili per l'azienda Italia
di Claudio Pasqualetto
Il Sole 24 Ore
Venerdì 9 febbraio 2007
La solvibilità delle aziende del sistema Italia
è in lento miglioramento, legata anche alla ripresa
economica, ma restano ancora molto alte le percentuali
delle imprese che, alla luce dei criteri di Basilea 2,
sono giudicate vulnerabili, il 69,1%, o in situazione ad alto
rischio di default, il 5,16 per cento.
Lo rileva l'indagine annuale di Eu-Ra, unico istituto
italiano di rating nato da uno spin off dell'Università
di Trieste con la partnership, tra gli altri, di Banca Generali.
L'analisi ha preso in esame un campione di poco meno di
220mila aziende avendo come base i bilanci depositati
presso le Camere di commercio. Nel triennio di confronto
2003-2005 le aziende a più alto tasso di affidabilità,
con rating tripla A, sono salite dallo 0,58 allo 0,72%;
quelle a doppia B, primo gradino di vulnerabilità, sono
scese dal 22,67 al 22,56%; mentre quelle a tripla C,
dove la situazione è già di pericolosità, sono salite
dal 21,61 al 22,07 per cento. Nella media le "Investment
grade" sono passate dal 25,64 al 25,74%; le "Non
investment grade" dal 69,27 al 69,1%; le "Distressed"
dal 5,09 al 5,16 per cento. Nelle proiezioni sul 2006 e
2007 il recupero continua, sia pure in misura molto
limitata, con un certo dinamismo soprattutto nella categoria
a medio rischio in migrazione verso posizioni più sicure.
«Gli elementi di debolezza delle imprese italiane sono
quelli ampiamente noti - spiega Maurizio Fanni, coordinatore
della ricerca - e vanno dalla sottocapitalizzazione alla
fragilità strutturale, nel triennio però si registra una
generale ripresa positiva del fatturato con l'Ebitda che
diventa positivo nel 2005. Riprende anche l'Ebit anche se
il tasso di crescita rimane ancora negativo. Risultano
stazionari sia la redditività degli investimenti che quella
delle vendite mentre il Roe, l'indicatore della redditività
del capitale proprio investito, ha superato in termini
di valori mediani nel 2005 il Roi e contemporaneamente
il tasso free risk nel periodo».
L'analisi geografica vede il Nord-Ovest, seguito dal Nord-Est,
nelle posizioni di maggiore stabilità, mentre Sud ed Isole danno i
risultati più preoccupanti. Non mancano nella ricerca di
Eu-Ra alcune conferme a situazioni già evidenziate dagli
analisti economici: più l'azienda è grande, più aumenta
il suo tasso di solvibilità. Se appena il 24,55% delle
imprese con fatturato fino a 5 milioni entra fra le
"Investment grade", la percentuale sale al 29,96% per la
classe di fatturato fra i 5 ed i 50 milioni e schizza al
37,27% per chi supera la soglia dei 50 milioni nei ricavi.
Ci sono anche alcune curiosità. Il Trentino Alto Adige,
ad esempio, è la regione leader per numero di imprese 'sicure'
con il 30,85% nel 2005, ma vanta anche il primato in negativo
lo stesso anno con il 6,88% di aziende "Distressed".
Quanto ai singoli settori a dormire i sonni più tranquilli
sono quanti operano nelle intermediazioni finanziarie ed immobiliari
ma anche tutto il mondo dei servizi e soprattutto delle
utilities. Chi sta peggio, invece, ed ha il primato
negativo di solvibilità, sono albergatori e ristoratori.
«Il miglioramento segue in verità più i ritmi della
ripresa che quelli dettati da comportamenti più virtuosi
- precisa Fanni - ma in ogni caso c'è. E' impossibile
fare un confronto con altri Paesi europei, ma le aziende
sembrano essere sensibili al problema e cominciano a
tradurre in atti concreti questa sensibilità».
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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