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Rassegna stampa - Documento |
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Rating, scarso l'impatto sui titoli
di Riccardo Sabbatini
Il Sole 24 Ore
Martedì 22 giugno 2004
L'impatto delle agenzie di rating sui titoli quotati è spesso sopravvalutato. In
realtà quando cambia il punteggio di una delle principali tre agenzie (Moody's,
Standard&Poor's, Fitch) l'effetto sulle azioni dell'emittente "preso
di mira" appare «modesto». È la conclusione di uno studio della Consob che
ha indagato sulle conseguenze delle 299 revisioni di rating intervenute
nel periodo primo gennaio 1991 - 31 agosto 2003 relativi ad emittenti quotati
alla Borsa di Milano. L'indagine - ne è autrice Nadia Linciano, della
divisione mercati e consulenza economica della Consob - è stata pubblicato
sui "Quaderni di finanza" dell'autorità di vigilanza.
L'analisi ha preso in considerazione le sei revisioni che possono intervenire nel
giudizio di un'agenzia di rating: avanzamento (upgrade), retrocessione
(downrating), collocamento in lista di sorveglianza con prospettive
positive (watch positivo) negativo (watch negativo), in evoluzione
(watch evolving), rimozione dalla lista di sorveglianza (watch rimosso).
Ebbene soltanto in caso di declassamenti è stato notato un effetto
statisticamente significativo (-0,6% in media) sui prezzi dei titoli. In
particolare solo i downrating che fanno seguito alle operazioni di
fusione o acquisizione «si connotano per un impatto significativo sui prezzi
azionari».
L'effetto, poi, è maggiore in caso di rating preceduti dalla pubblicazione
della notizia che ha motivato l'intervento delle agenzie.
Tutto ciò, se può portare a considerare meno rilevante il ruolo delle agenzie,
rappresenta anche una consolante conferma sull'efficienza degli standard
di comunicazione finanziaria raggiunta nel mercato azionario italiano.
Dopotutto se fosse stato accertato un rilevante impatto dei punteggi delle
agenzie in assenza di precedenti comunicazioni pubbliche al mercato, una
simile conclusione avrebbe accreditato il luogo comune che gli autori dei
rating dispongono di notizie di prima mano e riservate su cui basano i
propri giudizi. Comportando un implicito giudizio di insufficienza per i
presidi che leggi, regolamenti e codici di auto regolamentazione
dispongono perchè il pubblico degli investitori sia puntualmente e
compiutamente informato dei fatti rilevanti riguardanti le società quotate.
Va comunque precisato che lo studio della Consob si riferisce
soltanto al ristretto campione di società quotate (105 a fine agosto 2003)
che dispongono di un rating. E, ovviamente, non prendeva in considerazione
- perchè estranei alla finalità dell'indagine - gli emittenti non quotati.
In quel caso, dove gli obblighi di informativa societaria sono meno
pervasivi, il ruolo di un'agenzia di rating nel ridurre le asimmetrie
informative presenti nel mercato è senz'altro maggiore.
Nella stessa direzione si collocano anche le conclusioni dello studio che
suggeriscono «cautela nell'accettare talune posizioni che attribuiscono al
rating un ruolo rilevante ai fini della tutela del piccolo risparmiatore. Pur
riconoscendo la valenza segnaletica di un indicatore sintetico e immediato
quale il rating - sottolinea Linciano - non si può trascurare infatti che
il suo contenuto informativo può essere talvolta inficiato da vari
fattori, riconducibili alla contenuta reattività a fatti nuovi».
* * *
Revisioni di rating
Per tipologia di emittente (1/1/1991 - 31/8/2003)
Tipologia
di revisione |
Emittente |
Tot. |
| Banche |
Assicur. |
Soc. non fin. |
| Downgrade |
64 |
14 |
30 |
108 |
| Upgrade |
44 |
4 |
2 |
50 |
| Watch negativo |
41 |
8 |
23 |
72 |
| Watch positivo |
25 |
1 |
3 |
29 |
| Watch evolving |
3 |
2 |
2 |
7 |
| Watch rimosso |
23 |
1 |
9 |
33 |
| Totale |
200 |
30 |
69 |
299 |
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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