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Residenze fantasma e niente telefoni: ecco l'identikit degli evasori totali
di Roberto Petrini
La Repubblica
Mercoledì 25 gennaio 2012

Si chiamano evasori totali. Lo scorso anno la Guardia di Finanza ne ha individuati 7.500, che hanno sottratto all'Erario circa 21 miliardi di tasse. Ma quanti siano in realtà nessuno lo sa. Quello che è certo è che si tratta della categoria più spregiudicata degli evasori fiscali. Invece di gonfiare i costi di produzione, di emettere qualche scontrino in meno, di giocare sul magazzino, scelgono la via più radicale: si calano il passamontagna e scelgono la clandestinità totale. Non esistono, spesso non hanno neppure il numero di telefono, aprono e chiudono aziende. Hanno residenze fittizie. Oppure fanno il doppio gioco: di giorno rispettano le regole, fatturano ed emettono gli scontrini fiscali. Poi, la notte distruggono tutto e manipolano i registratori di cassa. Quello che più conta: sono completamente refrattari ad ogni dichiarazione dei redditi, versamento Iva, Irap o Ires. Semplicemente non lo fanno. Ma anche loro spesso commettono un errore: spesso si godono i guadagni con macchine di lusso, yacht e ville. E lì scattano i sospetti, i controlli e gli incroci delle banche dati. La loro impronta digitale è il lusso. Ecco il profilo dei clandestini del fisco scovati dalle Fiamme Gialle.
1. I padroni dell'autosalone. Erano in due, concessionari di un autosalone in vista. La coppia d'oro di un centro in provincia di Alessandria. Ma anche il loro tenore di vita era sotto gli occhi di tutti. Li vedevano sfrecciare su auto di grossa cilindrata dalle Ferrari alle Bmw. Non di rado frequentavo le migliori boutique del centro con uno shopping che i testimoni definiscono "sfrenato". Chi li conosceva racconta che i gemelli d'oro non si risparmiavano vacanze di lusso dai Caraibi alle Maldive. Un tenore di vita, ammissibile per chi può vantare un alto reddito, regolarmente dichiarato. ma non per chi non fa neppure la denuncia dei redditi. A fronte di questo tasso di consumi, i due soci non presentavano né la dichiarazione dei redditi né dell'Iva. Sembrerebbe paradossale eppure è così: evasori totali. Non solo l'azienda sfuggiva al fisco. Ma anche i due singoli soci, che avevano presentato fino al 2008 saltuarie dichiarazioni dei redditi all'amministrazione finanziaria del valore di poche migliaia di euro, avevano cessato anche questo adempimento. la loro specialità era tuttavia l'Iva: non la pagavano ai fornitori, cioè si rifornivano di auto in nero e poi non versavano l'Iva riscossa dalla clientela all'erario. Così sono scattate le indagini della Guardia di Finanza fatte di pedinamenti, intercettazioni, controlli incrociati e ore passate a setacciare i documenti. Ne è emerso che, in totale, avevano nascosto al fisco 46 milioni ed evaso Iva per 7,5 milioni. Non l'hanno fatta franca perché per loro è scattata la confisca dei beni. E si è trattato di non poca roba: gioielli, immobili e orologi per 8 mila euro.
2. Il mediatore finanziario. Residenza ufficiale: Lugano. Di fatto abitava in un lussuoso appartamento del centro storico di Milano. La primula rossa del fisco era un vero mago dell'evasione e della dissimulazione di redditi: controllava molteplici società, ma il suo nome non figurava mai in nessun consiglio di amministrazione. Nennun documento contabile poteva far risalire alla sua esistenza, o almeno ad un suo impegno nel mondo del business. Aveva fatto, per un certo periodo di tempo, il consulente finanziario. Vendeva fondi comuni d'investimento, gestioni finanziarie, ed altri prodotti. Ma qualcuno deve aver capito che non tutto era trasparente: infatti era stato radiato dall'albo della Banca d'Italia. Non vi figurava più. Ma più che un comportamento da evasore, aveva messo in campo quello dell'agente segreto che cambia identità. Per non farsi pescare aveva preso, fittiziamente, la residenza in molte località italiane utilizzando documenti falsi. In ogni città aveva un nome e un volto. Difficile trovarlo, come avviene con i comuni mortali, su Internet o sull'elenco del telefono. Lo slalom tra lecito e illecito lo rendeva imprendibile: fatture regolari per la sua attività nelle energie rinnovabili, ma omissione del versamento Iva. Alla fine le Fiamme Gialle di Milano lo hanno pescato. Chi era quel "signor N" che non figura da nessuna parte eppure fa una vita da nababbo? Gli hanno sequestrato una villa faraonica in Sicilia, uno yacht Ferretti 72 e un paio di Porsche.
3. Il pluri-imprenditore. Sei aziende diverse, un unico imprenditore della zona di Latina. E un unico obiettivo: smarcarsi dal fisco. Alla fine sono emersi ricavi sottratti all'Irap e all'Ires per 6,5 milioni e mancato pagamento dell'Iva per 1,2 milioni di euro. I suoi campi di azione erano molteplici: si va dall'edilizia, al settore della metallurgia a quello della finanza. Le contestazioni della Guardia di Finanza sono scattate subito: in tutte le 6 aziende infatti distruggeva sistematicamente i documenti contabili, strappava le fatture, bruciava i bilanci. E non presentava ovviamente la denuncia dei redditi.
4. Il panificatore. Pane nero. Non nel senso di integrale. Ma nel senso che veniva sfornato, caldo e croccante, senza che il fisco ne sapesse nulla. Responsabile un giovane fornaio fiorentino: aveva preso in gestione l'attività già avviata e situata in una zona del centro del capoluogo toscano. L'unico atto formale: il contratto di affitto per 24 mila euro. Il resto è buio pesto: nessuna contabilità per fatture e corrispettivi, nessuno scontrino. Un kamikaze dell'evasione: perché la Guardia di Finanza non ci ha messo molto a fare due più due. In totale, in tre anni, sono sfuggiti al fisco 293 mila euro.
5. La venditrice online. E-Bay è il luogo dove molti comprano a basso costo e, in tempi di crisi, aiuta chi vuole risparmiare. Ma è anche il luogo dove può proliferare l'evasione più hard. Così ha fatto l'imprenditrice della Chinatown di Prato: il suo negozio di informatica andava male e stava nel mirino della Finanza? Trasferire tutto immediatamente nel mondo nebuloso del web. E soprattutto: evitare accuratamente di presentare la denuncia dei redditi. Così vendeva on line costosi telefoni cellulari ed eleganti computer utilizzando un account tedesco. Il suo fatturato in nero non era irrilevante: 1 milione di euro.
6. I "poveri" di Cortina. Che fine hanno fatto gli evasori del blitz di Cortina? Si è parlato di loro come finti poveri, nel senso che possedevano auto di lusso e dichiaravano meno di 20 mila euro. Ma tra di loro c'è anche la banda dei quattro completamente sconosciuti al fisco. Si tratta di un idraulico, due artigiani del settore edile e un agente di commercio. Caratteristica: avevano un tenore di vita piuttosto alto e possedevano immobili nell'Ampezzano. Scorrazzavano con i loro Suv per le valli di Cortina d'Ampezzo. Totale: 500 mila euro occultati totalmente. Perché non avevano mai preso in mano il modello "Unico" della dichiarazione dei redditi.
7. Gli esperti di caldaie. Il club della caldaia facile. Agivano all'arrivo della stagione invernale, quando in ogni casa si comincia a pensare al controllo del riscaldamento. I 27 tecnici, rapidi nell'intervento ed efficaci nella ripulitura dei condotti. Ma anche loro hanno commesso un errore: la normativa prevede che per ogni caldaia revisionata si debba rilasciare il "bollino di conformità". Ebbene i bollini rilasciati erano assai inferiori al fatturato relativo. Qualcosa non funzionava. Così sono scattate le indagini ed è emerso un fatturato di 5,3 milioni.
8. Il ristoratore. Il registratore di cassa? Non è un problema. Almeno non lo è stato per un ristoratore veneziano. Emetteva regolarmente gli scontrini e le ricevute fiscali. Tutto regolare: nero di seppia, spaghetti alle vongole, baccalà mantecato. Ma poi distruggeva quanto veniva documentato dal registratore di cassa. Così dal 2007 al 2010 aveva potuto fare a meno di presentare la denuncia dei redditi. Alla fine la Guardia di Finanza è riuscita ad individuarlo: 3 milioni di redditi non dichiarati. E il rischio di reclusione da sei mesi a 5 anni per chi distrugge documenti.
9. L'artigiano taglia-pellami. Profilo basso: artigiano. Tranquilla località della provincia fiorentina. Attività non certo da emergente: produceva fustelle metalliche per tagliare i pellami per borse e calzature. La sua specialità: non pagare l'Iva. Mai, in nessuna occasione. Paradossalmente emetteva regolarmente le fatture, ma tratteneva per se l'Iva e non la versava. La contabilità era piuttosto rozza: agende, fogliettini e pizzini, nascosti in panche di legno e in vecchi armadi polverosi. Il flusso di denaro tuttavia c'era perché la Guardia di Finanza di Firenze ha scovato ricavi non contabilizzati per 800 mila euro e Iva non versata per 100 mila.
10. Le imprese edili a basso costo. Operavano ad Arezzo, dove come in altre realtà, le ristrutturazioni edilizie hanno avuto un vero e proprio boom negli ultimi anni. Microaziende che ottenevano subappalti: fatturavano regolarmente, ma poi le fatture finivano nel cestino e non venivano dichiarate al Fisco. Così per 37 imprese edili sono scattate le indagini: la Guardia di Finanza si è accorta che i prezzi erano sotto il livello del mercato. Un sospetto, rafforzato dal fatto che il tenore di vita era agiato: abitazioni di lusso e auto di grossa cilindrata. Così è emersa una evasione di 65 milioni di redditi imponibili Irpef.


Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.
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