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Resta il nodo delle rimanenze
di Franco Roscini Vitali
Il Sole 24 Ore
Venerdì 3 dicembre 2004

Nonostante lo schema di decreto legislativo, sono ancora diversi i nodi sul mutamento nei criteri di valutazione imposti dagli Ias e che restano sul tappeto. Il problema, in particolare, riguarda il passaggio, nella contabilizzazione delle rimanenze, dal metodo Lifo al Fifo (o costo medio). L'utilizzo del Lifo non è più consentito dagli Ias e, pertanto, è stato eliminato nell'ultima versione aggiornata dello Ias 2.
Dunque, le imprese che adotteranno i principi contabili internazionali nella redazione del bilancio consolidato, non potranno più esporre le rimanenze in base alla valutazione Lifo, ma dovranno passare al costo medio, oppure - operazione più complessa - al Fifo. Questi sono i soli criteri valutativi previsti dallo Ias 2. É ragionevole ipotizzare che le imprese vogliano utilizzare il medesimo criterio di valutazione ai fini della redazione dei bilanci di esercizio che poi saranno oggetto di consolidamento. Infatti, l'utilizzo di differenti metodi di valutazione nei bilanci di esercizio e nel consolidato impone complicati e costosi "doppi binari valutativi", che appesantiscono la gestione amministrativa. Il problema, tuttavia, si presenta non per il rendiconto consolidato, che è ininfluente dal punto di vista tributario, ma per quello di esercizio.
Il passaggio dal Lifo al costo medio (o Fifo) fa emergere, infatti, la cosìddetta "riserva Lifo" che, in assenza di specifica disposizione fiscale, è tassata ai fini Ires e Irap con aliquota complessiva del 37,25 per cento. La bozza di elaborato iniziale prevedeva che «i maggiori valori delle rimanenze risultanti dalla valutazione, per effetto di disposizioni di legge, concorrono a formare il reddito in quote costanti nell'esercizio in cui sono iscritti e nei quattro successivi».
In sostanza, si stabiliva una tassazione simile a quella prevista per il frazionamento delle plusvalenze relative alla cessione di beni appartenenti alle immobilizzazioni (articolo 86, comma 4, Tuir). A questo punto, le imprese dovrebbero iscrivere in bilancio il valore della riserva Lifo e, contemporaneamente, le imposte differite relative alla tassazione che avverrà nei successivi quattro esercizi.
Ma questa soluzione impone di seguire il maggior valore dovuto all'emersione della riserva Lifo nei successivi quattro esercizi. Per esempio, se quanto illustrato avviene nell'esercizio 2005, a fronte di un maggior valore pari a 100, la tassazione avviene nel medesimo esercizio per 20 e negli esercizi, dal 2006 al 2009, per le quote restanti. Probabilmente, la soluzione più semplice è quella di prevedere una giusta e corretta tassazione ad aliquota sostitutiva. Ne trarrebbero beneficio le casse dello Stato e le imprese, in termini di semplificazione operativa. Lo schema di decreto, tuttavia, sopprime la disposizione illustrata. Ne consegue che, la tassazione, immediata e ad aliquota piena, impone alle imprese, per evitarla, la gestione del doppio binario. Analoga situazione riguarda le rimanenze di titoli valutate a Lifo.
Oltre al problema fiscale si presenta, però, anche un altro nodo nella gestione della riserva Lifo. Il maggior valore, nel bilancio consolidato, in base agli Ias, non transita dal conto economico, ma è imputato direttamente in una riserva del patrimonio netto: così prevede in generale lo Ias 8 e, in particolare in fase di transizione, l'Ifrs 1. Tale comportamento dovrebbe essere seguito anche nei bilanci di esercizio, nel caso in cui le imprese non vogliano seguire l'ipotesi della doppia valutazione tra bilancio consolidato e di esercizio. Tuttavia, la Consob e la Banca d'Italia dovrebbero precisare, alle società vigilate, se il comportamento descritto è corretto anche nella redazione di quest'ultimo.
In sostanza, la Consob e la Banda d'Italia dovrebbero chiarire se sono valide le precedenti istruzioni, in cui precisavano che il solo comportamento consentito, in caso di cambiamento dei criteri di valutazione, è il passaggio nel conto economico dell'effetto dovuto al cambiamento, oppure se, in sede di transizione agli Ias, questa interpretazione è revocata.


Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.
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