Reti: il modello Toscana per uscire dal tunnel
di Maurizio Bologni
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 28 novembre 2011
C'è la rete di imprese guidata dall'industria biomedica, che serra i ranghi di
fornitori sparsi in un territorio vasto e quindi non riconducibili a relazioni
di distretto. C'è la rete di imprese che, sotto l'ala protettiva del leader di
settore, mette in sicurezza i piccoli fornitori della cantieristica nautica
fiaccati dalla crisi. Oppure c'è la rete di imprese che serve a garantire i
terzisti della grande maison della moda. E ancora, ci sono ditte della filiera
dell'edilizia, tutte di pari livello ma ciascuna con diversa specializzazione,
che si aggregano in ossequio al vecchio motto per cui l'unione fa la forza.
Tutti questi casi offrono la summa delle motivazioni che in Toscana spingono a
costruire reti di imprese. E' la regione, insieme all'Emilia Romagna, che ha il
maggior numero di aziende coinvolte in contratti di rete (142), mentre Lucca
primeggia in Italia tra le province (59 imprese).
Il fenomeno, iniziato nell'aprile scorso, fa della Toscana un laboratorio e
promette di espandersi dopo il protocollo d'intesa siglato nei giorni scorsi da
Confindustria Firenze e Legacoop Toscana, le quali pongono la costituzione di
reti di imprese al centro del loro nuovo sistema di relazioni e azioni
comuni.
I due presidenti, Simone Bettini (Confindustria), e Stefano Bassi (Lega),
vogliono cogliere in svariati campi le opportunità di un contratto di rete che,
regolato dalle leggi 33 e 99 del 2009 e 122 del 2010, lascia ampia libertà
nello stabilire i contenuti della collaborazione e assicura alle imprese
aderenti l'agevolazione fiscale della sospensione d'imposta (Irpef e Ires con
l'esclusione dell'Irap) applicata agli utili d'esercizio destinati al fondo
comune patrimoniale, che viene costituito insieme ad un organo gestore (di
solito è la capofila) e all'assemblea, con la eventuale nomina di un manager di
rete. E così Bettini e Bassi si impegnano a favorire la costituzione di reti
nel manifatturiero - per aggredire i mercati esteri del vetro, della ceramica,
della porcellana, delle coltellerie, degli accessori per la tavola, dell'arredo
- e poi nell'agrindustria, nella logistica, nelle energie rinnovabili e nelle
costruzioni dove le aziende vogliono farsi trovare pronte quando torneranno ad
essere bandite gare per le grandi opere infrastrutturali. In quest'ultimo campo
- nel quale «le aziende associate hanno una dimensione economica sub-ottimale
rispetto alla competizione esterna», si legge nell'intesa - si punta attraverso
aggregazioni di aziende a colmare il vuoto lasciato dal dissesto dei due
principali gruppi con sede in regione, Btp Spa e il Consorzio di cooperative
Etruria, entrambi in concordato preventivo.
Nel settore delle costruzioni Confindustria e Legacoop sono state "bruciate" da
Cna Firenze, che va fiera di aver patrocinato poche settimane fa la nascita
della prima rete di imprese in Italia nel "sistema casa", che si chiama per
l'appunto Re.t.e. (Rete Toscana Edilizia) ed è formata da nove pmi di
impiantistica, carpenteria metallica, domotica, risparmio energetico,
produzione di infissi e serramenti, trasporto e movimentazioni. Ma oltre ad
aggregazioni per fare massa, condividere il know-how, completare l'offerta al
mercato - dalle tre aziende dell'indotto Breda che realizzano un'avveniristica
auto elettrica alle sei wedding ladies che vendono all'estero matrimoni
tutto compreso sui colli fiorentini - sono nate reti di imprese di filiera
nella quali la capofila, di solito un importante gruppo industriale, si offre
come ombrello alle aziende dell'indotto per accompagnarne la crescita
tecnologica e di export, per migliorarne la bancabilità.
Un grappolo di quattordici aziende ha dato vita a Ribes (Rete Imprese
Biomedicali) raccogliendosi intorno a Esaote, leader nella produzione di
apparecchiature diagnostiche con sedi a Genova e a Firenze dove occupa 400 dei
suoi 750 dipendenti in Italia (1400 nel mondo), 330 milioni di fatturato, 500
se si pesano i ricavi dei partner in Toscana e in Liguria (cinque in ciascuna
delle due regioni), in Lombardia, Veneto e Campania. «Il contratto di rete
permette di superare il limite geografico del distretto coinvolgendo in
un'organizzazione piramidale le aziende della filiera sparse nel territorio
nazionale, in futuro magari anche all'estero, - ha spiegato l'ad di Esaote
Fabrizio Landi -. Vogliamo condividere con i nostri partner investimenti,
tecnologia, laboratori di ricerca, processi di innovazione, certificazione,
costi, persino bollette di telefono e nettezza urbana, fare economie di
scala».
Da fine agosto il processo di costituzione delle reti ha ingranato la quarta.
Intorno al cantiere Benetti di Livorno del gruppo Azimut (600 milioni di
fatturato) si sono associati una ventina di arredatori e tubisti, elettricisti
e allestitori, mentre è nata anche "La pasta dei coltivatori toscani", la prima
rete in Italia nel settore agro-alimentare, 27 aziende capeggiate da Consorzio
agrario di Siena, Pastificio Fabianelli e Molino Borgioli, che si propongono di
difendere la tracciabilità di spaghetti e penne fatti col grano duro della
valdorcia. Nei giorni scorsi ha fondato una rete la valdarnese Zucchetti Centro
Sistemi ed è in dirittura il contratto che legherà le aziende della filiera di
Gucci, garantendo trasparenza di relazioni tra capocommesse e subfornitori,
oltre che tariffe certe di lavorazione.
Il fenomeno reti di imprese è, insomma, una breccia che si è aperta nel mito
offuscato del "piccolo è bello" in una regione dove il tessuto imprenditoriale
soffre di "nanismo" (95 aziende su 100 hanno meno di 10 addetti e il 99,6% del
totale ne ha meno di 50) e mostra resistenza ad aprire il proprio capitale
all'esterno.«Ogni dieci interventi di private equity che prendiamo in
considerazione - dice in proposito Massimo Abbagnale, presidente di Sici, la
sgr partecipata da Fidi Toscana (Regione) - al massimo tre arrivano alla fase
di studio e solo una si concretizza perché spesso gli imprenditori sono
indisponibili a rigore, trasparenza e soprattutto a che l'interesse
dell'impresa venga prima di quello della famiglia a cui l'azienda è ancorata».
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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