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Revisione contabile, la Ue contro il monopolio delle quattro sorelle
di Valentina Conte
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 23 gennaio 2012

Il momento è di quelli propizi. Il clima di sdegno che ha accolto la sventagliata di declassamenti da parte di Standard & Poor's venerdì 13 gennaio si è presto tramutato in sospetto e minaccia. E non solo perché la Francia ha persola tripla A e l'Italia è precipitata in serie B. Ma perché lo strapotere delle tre sorelle del rating internazionale S&P, Moody's e Fitch già molto dubbio all'epoca dei subprime, ora sembra anche intempestivo.
Quale sfondo migliore per un'altra battaglia da portare a termine, non del tutto dissimile e iniziata dalla Commissione europea già nel 2010, sollecitata dal commissario Barnier, che pone nel mirino le società di revisione contabile? Anche qui si tratta di un mercato che l'Europa considera eccessivamente concentrato nelle mani di pochi e dunque poco liberalizzato e aperto alla concorrenza, e dunque pericoloso per l'indipendenza del giudizio. Diversi i compiti di rating e revisione dei bilanci, certo. Ma critiche analoghe. Pochi players nel mercato, accumulo eccessivo di potere, grandissime responsabilità nel dare le pagelle ai conti pubblici degli Stati ed enti pubblici (rating) e a quelli privati di banche, società quotate, aziende piccole e grandi (revisione). «La liberalizzazione del mercato della revisione, auspicato in Europa, si tradurrebbe in Italia in almeno 250 mila nuovi posti di lavoro di consulenze per i revisori, con enormi opportunità di crescita professionale, se si considera anche la possibilità di svolgere le proprie funzioni in altri paesi membri dell'Ue», sostiene Virgilio Baresi, presidente dell'Istituto nazionale revisori legali.
Il nodo nella lente del monitoraggio europeo coinvolge le cosiddette "big four", i quattro colossi internazionali della revisione contabile, leader anche in Italia, che insieme sottopongono al "check" contabile il 90% delle quotate: Reconta Ernst&Young, Deloitte&Touche,Kpmg, PricewaterhouseCoopers. Big three nel rating, big four nella revisione. La reazione delle "sorelle", almeno nel campo della revisione, è piuttosto unanime: aperte al dibattito in corso e disponibili al confronto, ma solo per migliorare la qualità del servizio offerto. «Se consideriamo le società quotate, la preponderanza è evidente», ammette Mario Boella, presidente di Assirevi che raggruppa oltre le "big four", anche un'altra decina di società di revisione medio-piccole che operano in Italia. «Ma la proposta europea, che si sostanzia nella bozza di un nuovo regolamento varata il 30 novembre scorso, è una minaccia alla qualità e alla multidisciplinarità. Crea pericolo proprio alla qualità e soprattutto non fa crescita». Il punto, per Assirevi, è chiaro. Se l'Europa vincola i servizi "correlati" (ovvero quelli diversi dalla pura revisione dei bilanci) al solo 10% del fatturato di una società e, secondo nodo, il limite posto alle società più grandi, quelle con un fatturato europeo di "rete" (concetto ancora fumoso che va al di là del "gruppo") superiore ad 1,5 miliardi annui, di fare solo ed esclusivamente revisione, si tarpano le ali alle grandi, senza dare un reale impulso alla crescita delle piccole. «Si perde qualità, ma anche capacità attrattiva delle migliori risorse umane», prosegue Boella. Questi ed altri punti, sostiene Deloitte&Touche Spa, «creerebbero un regime di controllo in contrasto con quelli di altri mercati europei, aumentando ulteriormente la complessità dei costi per le aziende a livello globale e impattando sulla competitività europea».


Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.
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