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Riforma degli statuti. Lo slalom degli Ordini tra i paletti della manovra
di Daniele Autieri
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 31 ottobre 2011

Avanti in ordine sparso. Con questa formazione, gli ordini professionali hanno messo in moto gli ingranaggi interni per riscrivere l'impalcatura delle loro regole in modo da aderire ai principi di legge inseriti dal governo nell'articolo 3 della manovra finanziaria. Da un lato il Cup (Comitato unitario permanente) guidato da Marina Calderone sta raccogliendo le proposte di commercialisti, notai, consulenti del lavoro e altri; dall'altro il presidente degli Ingegneri, Giovanni Rolando, ha il compito di canalizzare le indicazioni che arrivano dalle professioni tecniche (architetti, geometri, periti, geologi, biologi); e infine gli avvocati che hanno scelto di giocare da soli, certi che l'approvazione della riforma forense (già passata in Senato) renderà di fatto inutile l'adesione ai principi scritti nella finanziaria.
Il primo passo del lungo cammino di riforma è stato compiuto il 4 ottobre scorso, quando il sottosegretario alla Giustizia Maria Elisabetta Alberti Casellati ha convocato presso il ministero il Tavolo delle professioni, e ha chiesto ai presidenti di ricevere da lì a 15 giorni le bozze di riforma dei vari ordinamenti. Seguendo questo iter, il 21 ottobre la presidente del Cup, Calderone, ha inviato al sottosegretario un documento unitario con le considerazioni e le proposte degli ordini e adesso si attende la nuova convocazione dal ministero di via Arenula.
«Tutti i presidenti degli ordini - spiega Marina Calderone - hanno manifestato una generale condivisione dei principi contenuti in manovra. Ora il compito principale è capire come renderli operativi nei singoli ordinamenti professionali».
In realtà, spulciando le relazioni messe a punto dai consiglieri delegati dei vari ordini, emerge una realtà fatta di luci e ombre, variegata e non sempre fedele ai principi della manovra. Il caso più eclatante è quello dell'avvocatura. Forte della riforma forense, che tuttavia alla Camera dovrà superare l'ostacolo di 500 emendamenti, il Consiglio nazionale forense non si è neanche seduto al tavolo del ministero. In realtà la riforma degli avvocati in discussione in Parlamento rinnega la manovra in due principi chiave: i giudizi disciplinari, che non vengono affidati a terzi come chiede la finanziaria, e le tariffe, che l'articolo 3 del disegno di legge 138 indica come di puro riferimento.
Tra i primi che invece hanno presentato la loro bozza di riforma al Cup sono stati i commercialisti. Nell'impianto inviato, il Consiglio nazionale dei commercialisti e degli esperti contabili ha di fatto sposato tutti i punti chiave previsti dalla manovra (formazione continua, liberalizzazione dell'accesso alla professione, equo compenso per i tirocinanti, assicurazione obbligatoria). «Per quanto riguarda invece il giudizio disciplinare affidato a terzi - spiega Andrea Bonechi, il consigliere dell'ordine delegato alla riforma delle professioni - riteniamo che un modello da seguire potrebbe essere quello dei notai dove gli organi di giudizio sono collegi regionali presieduti da magistrati. L'auspicio è che gli ordini trovino il modo di armonizzare le loro specificità così che la legge di riforma sia uguale per tutti magari con un articolo dedicato ad ogni singola professione».
Per quanto riguarda i consulenti del lavoro, il cui ordine è guidato dalla stessa Marina Calderone, la riforma interna è stata avviata già prima della manovra finanziaria e da oggi entrerà in vigore il decreto ministeriale che regola l'accesso al praticantato professionale dove sono state inserite misure atte allo svolgimento del tirocinio già durante il percorso universitario.
«Questa riforma - spiega la presidente Calderone - è una chiara risposta a chi continua a ripetere che il mondo delle professioni è chiuso all'accesso dei giovani».
Sul fronte delle professioni tecniche, il documento compilativo non è stato ancora consegnato al sottosegretario Casellati anche se, assicura il presidente degli Ingegneri, è già pronto.
«Abbiamo fatto una riunione presso la nostra sede - racconta Rolando - con tutti i presidenti degli ordini tecnici e abbiamo messo insieme un documento. In realtà si tratta di un'analisi dello stato dell'arte oggi, manca la parte propositiva della riforma che contiamo di discutere con il sottosegretario nei prossimi giorni».
Intanto, l'esercito variegato degli ordini è chiamato a una nuova battuta d'arresto. Il libro spiegazzato della riforma, scritto e riscritto più volte negli ultimi due anni, vede oggi il possibile inserimento di un nuovo capitolo. Inserito nel Decreto Sviluppo ci sarebbe infatti il via libera alle società professionali. Il provvedimento stabilirebbe l'esercizio in via esclusiva dell'attività dei soci professionisti (iscritti agli albi), mentre quelli non professionisti sono ammessi ma solo con quote di partecipazione minoritarie. Se sarà approvato, la palla passerà una volta ancora al ministero della Giustizia, chiamato a fissare i regolamenti per disciplinare le modalità dell'esecuzione dell'incarico professionale, i criteri di incompatibilità e del rispetto delle regole deontologiche. Altra carne al fuoco di una riforma che ancora stenta a vedere la luce.


Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.
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