Ripensare i Confidi: le ragioni del cambiamento
di Alessandro Simonini
Novembre 2005
Molte volte nell'economia è successo che il libero mercato non sia riuscito ad essere efficiente, e
che nel far incontrare domanda ed offerta, una o entrambe le parti non siano riuscite a concludere
contratti soddisfacenti. Nel mercato del credito questa inefficienza è storicamente vera, e solo ora
si cominciano ad intravedere spiragli di cambiamento. Se andiamo a comperare il pane, un auto o
qualunque altro bene, ci aspettiamo di pagarlo al prezzo che viene esposto, e la stessa cosa avviene
per il denaro, quando chiediamo un prestito, sostanzialmente indipendentemente da chi siamo, paghiamo
il denaro ad un costo pressoché uguale, quello che ci differenzia come prenditori è la quantità di
garanzie che vengono richieste a copertura del credito.
Questo comportamento, apparentemente sensato, rappresenta invece una distorsione; il denaro infatti
non è una merce uguale per tutti, o per meglio dire, il credito non è un servizio rivendibile a
condizione prefissate, in quanto il costo del credito dipende dal soggetto debitore, e su questo
costo dovrebbe venire calcolato il prezzo del denaro, o meglio, del credito prestato.
Normalmente gli imprenditori fissano i prezzi dei beni che rivendono applicando una percentuale
(mark-up) al costo reale di produzione di quel bene. A volte questo meccanismo è semplice, come per
un commerciante; compra a 10 euro e rivende a 12 o 15. Altre volte, come per gli industriali, il
calcolo è più complesso; quantità di lavoro diretto nell'unità di prodotto, quantità di materie
prime e semilavorati, quote d'ammortamenti e costi indiretti spalmati secondo una qualche funzione
di attribuzione, provvigioni ai venditori e finalmente il costo unitario viene calcolato. Gli
industriali sanno bene che il calcolo dei costi è una attività onerosa e complessa, e sanno anche
quanto importante sia.
L'accordo sulla vigilanza del credito noto come Basilea2, non si limita a riscrivere le regole sulla
vigilanza bancaria, ma crea dei meccanismi di calcolo sull'impiego delle risorse di capitale tale
per cui le banche "sentono" il proprio capitale come una risorsa scarsa da impegnare in quantità
proporzionali ai rischi sui singoli crediti. Questo "costo" diventerà il maggior driver del
prezzo del denaro nei prossimi 24 mesi, periodo entro il quale l'accordo esprimerà tutti i suoi
effetti normativi.
I Confidi fino ad oggi hanno agito come un gruppo di acquisto nei confronti delle banche a vantaggio
dei soci, creando margini per sconti su crediti che mediamente sono stati migliori rispetto alla
media di mercato. Con Basilea2, queste stesse imprese non avranno più bisogno di un Confidi per
spuntare un buon prezzo del denaro, perché il mercato risponderà in modo efficiente a questa domanda
di credito.
A questo punto si potrebbe pensare che il malato (il mercato del credito) sia guarito e che non abbia
più bisogno del dottore (il Confidi). Stanno proprio così le cose?
Ovviamente no; molte e più sfumate inefficienze si stanno affacciando su questo mercato; la clientela
retail non viene differenziata per classi di rischio ma per aree geografiche e/o classi di
attività economica, e in alcuni casi non viene differenziata punto. Altre importanti inefficienze
sono dovute ad asimmetrie informative e di valutazione. Nel formulare i rating, specie nelle PMI,
molta importanza la rivestono le informazioni destrutturate come la reputazione, la professionalità
o altre notizie specifiche che spesso sono più facilmente note ai Confidi che alle banche.
Nasce quindi l'esigenza di correggere i rating formulati dalle banche sulla base dei soli bilanci,
e per rispondere a questa esigenza occorre capitalizzare il patrimonio di conoscenza informale
attualmente nei Confidi; occorre quindi creare un archivio di queste informazioni, e occorre
imparare a categorizzare, classificare e valutare oggettivamente l'informazione.
Un aspetto rilevante di questo cambiamento risiede nel fatto che i Confidi saranno chiamati a
valutare imprese che, mediamente, avranno un profilo di rischio più elevato rispetto alla media del
mercato, e questo costringe ad innalzare la qualità delle istruttorie, oltre che il tasso delle
commissioni ed anche il tasso delle domande che devono esse rifiutate.
Concludendo, le ragioni del cambiamento stanno alla base delle nuove regole di mercato, e non tanto
in aspetti normativi, come la legge-quadro sui Confidi. I Confidi dovranno specializzarsi e
differenziarsi; quelli provinciali dovranno imparare a raccogliere le informazioni, quelli regionali
a valutarle correttamente. Ma il cambiamento sicuramente più rilevante è che i Confidi dovranno
imparare a lavorare assieme, dividendosi i compiti, senza sovrapposizioni e rispettando le autonomie,
bisogna quindi trovare un sistema di controllo di gestione che rispetti le tipicità locali ed al
contempo i vincoli di vigilanza, una sfida ardua, ma vitale per la sopravvivenza. Le naturali
resistenze e dubbi che oggi attanagliano molti Confidi, sono naturali, ma nello stesso tempo
pericolosi; il cambiamento è infatti ineluttabile, e temporeggiare significa solo essere costretti
ad ingoiare una più amara pillola domani.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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