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Rischio-credito, rivoluzione S&P
di Franco Vergnano
Il Sole 24 Ore
Sabato 22 novembre 2003

Centomila aziende italiane con un "punteggio" sul rischio di credito. Il nuovo servizio della Standard & Poor's (omissis) nasce in Italia grazie all'alleanza tra la società di rating e la Centrale bilanci. Il mercato avrà a disposizione un nuovo benchmark per aiutare il mondo dell'economia e della finanza a stimare meglio la solvibilità delle società non quotate in Borsa con un fatturato compreso tra 1 300 milioni di euro. In sostanza, l'iniziativa darà un contributo di trasparenza al settore e servirà a migliorare i rapporti tra banche e imprese, anche in vista di Basilea 2.
Chi si abbonerà a questo scoring potrà avere per ogni impresa un indicatore sintetico di affidabilità creditizia sintetizzata da una probabilità di default su una scala da zero a 100. Il tutto confrontato con l'indice nazionale di settore di attività. Il servizio è inoltre in grado di dare informazioni su mezzo milione di società dei principali Paesi europei.
«In ogni nazione Ue - dice Arnaud de Servigny, responsabile del progetto Standard & Poor's risk solutions - abbiamo concluso un accordo con un operatore specializzato nella classificazione dei bilanci aziendali. Questo ci ha consentito di essere i primi in Europa a fornire un'analisi quantitativa sul rischio di credito dei singoli operatori in un'area dove scarseggiano le informazioni. Intendiamo anche aiutare gli istituti bancari ad affrontare meglio le incombenze richieste da Basilea 2. Ci siamo voluti focalizzare sulle Pmi sia perché è un settore in crescita sia perché è quello dove esistono le maggiori carenze conoscitive».
Aggiunge Roy Taub, direttore generale dell'iniziativa: «Il primo servizio sulla solvibilità delle società non quotate in Borsa si basa sull'abbinamento di una consistente mole di dati ricavati dai bilanci, su sofisticate analisi e sulla facilità di accesso alle informazioni. In prospettiva, il servizio verrà esteso anche al middle market del Nord America».
Maria Pierdicchi, direttore generale di Standard & Poo's Italia, spiega come il servizio sia destinato alle banche, ai grandi gruppi, agli operatori di leasing, a quelli di factoring e, in genere, agli intermediari finanziari. «Si tratta di uno strumento - rileva Pierdicchi - che dovrebbe migliorare l'efficienza del mercato del credito bancario nei confronti delle aziende di piccole e medie dimensioni e contribuire a determinare una distribuzione più razionale degli affidamenti».
In sostanza, Standard & Poo's e Centrale bilanci hanno messo insieme le rispettive competenze per realizzare questo nuovo servizio di scoring: «E' la prima volta - osserva Franco Varetto, direttore generale Centrale bilanci - che è disponibile la valutazione del rischio di credito con una metodologia omogenea a livello europeo, parlando un linguaggio comune. Abbiamo messo a punto nove modelli base, tarati anche sulla specificità del sistema italiano, che vengono continuamente aggiornati con i nuovi dati disponibili. E' possibile inoltre effettuare simulazioni. Si tratta di uno strumento che consentirà alle banche di ampliare la loro gamma di operazioni internazionali, utilizzando lo stesso "metro" per misurare il rischio e le medesime metodologie sia per le aziende italiane sia per quelle europee». I modelli di scoring di ogni Paese si basano su dati storici e di solvibilità forniti dai partner, inclusi operatori specializzati nel consolidamento di dati e bilanci aziendali, e da Standard & Poor's.
Tra i vantaggi dell'iniziativa c'è anche quello di aprire nuove prospettive alla cartolarizzazione dei crediti aziendali. Con un duplice beneficio: «Utilizzare meglio questo strumento - spiega Varetto - e consentire agli istituti di credito di ricreare liquidità che può quindi essere nuovamente messa in circolo per finanziarie il made in Italy». Inoltre «lo scoring - conclude Pierdicchi - costituisce un benchmark indipendente per i modelli di rating interno richiesti da Basilea 2 in quanto prevede la stima a un anno del rischio di default».
Per le aziende industriali l'iniziativa presenta anche vantaggi indiretti perché una maggior trasparenza del mercato nel suo complesso potrebbe far aumentare il monte affidamenti a disposizione delle imprese.

* * *

Da sempre in Italia i rapporti tra banche e imprese sono complessi. Non per niente nelle classifiche internazionali la facilità di accesso al credito assegnata al nostro Paese è molto bassa: secondo l'Imd di Losanna risultiamo al sedicesimo posto in assoluto tra i 30 Paesi con una popolazione superiore ai 20 milioni di abitanti. In Europa siamo maglia nera: risultiamo infatti preceduti da Spagna, Gran Bretagna, Francia e Germania. Parliamo di questo tema con Enrico Lanzavecchia, "director" della società di consulenza Value Partners di Milano.
Dottor Lanzavecchia, come valutate il nuovo "scoring" per centomila società lanciato da Standard & Poor's in collaborazione con Centrale bilanci?
Mi sembra un'operazione che si inserisce nel processo in atto. Stiamo infatti assistendo ad una profonda revisione del rapporto tra banche e imprese sul tema del rischio di credito lungo il solco tracciato da Basilea 2. Questa inziativa concreta va sicuramente in tale direzione. Per gli istituti di credito rappresenta uno strumento di valutazione in più, introduce ulteriore trasparenza nei rapporti tra banche e imprese, e risponde alle necessità di entrambe: avere chiarezza della dimensione del rischio da una parte e dall'altra riuscire ad accreditarsi verso gli istituti come clienti solvibili.
Quali possono essere gli effetti sul sistema del nuovo servizio
Da una prima riflessione direi che non dovremmo aspettarci nè un allargamento nè un restringimento generalizzato dei cordoni del credito, piuttosto una maggiore selezione. Ci saranno benefici per tutto il sistema: le aziende con solide prspettive potranno vedersi accordato più facilmente il credito e in tempi più brevi degli attuali. Le altre, spinte dalla prospettiva di raggiungere punteggi migliori, avranno una ragione in più per intraprendere una rigorosa gestione, un'analisi seria del proprio piano industriale e una comunicazione completa e puntuale verso l'esterno.
L'introduzione dello scoring, può rappresentare un incentivo per le imprese?
Direi di si. Il nuovo sistema agisce in due sensi. In primo luogo sprona a una gestione più trasparente e inoltre induce a reinvestire maggiori risorse nell'azienda in quanto un rapporto debito/equity maggiormente equilibrato si trasformerà in un minor costo del debito.
Gli esperti bancari sostengono che le Pmi sono in genere clienti meno affidabili delle grandi aziende...
Siamo in un contesto che sta cercando di rimettere in giusta prospettiva la rischiosità, la dimensione e le prospettive di crescita delle aziende. Credo quindi che possa venire sfatato anche il mito che vuole i "piccoli" rischiosi per definizione. Oggi la gestione del credito alle Pmi è in genere scarsamente differenziata e nel complesso poco redditizia per le banche. Con un sistema di scoring efficiente anche una piccola impresa con le carte in regola, dal punto di vista della rischiosità, potrà equivalere a una grande con un buon rating.
Il sistema di scoring dovrebbe coprire il 60% del mercato. Crede che questo strumento debba essere integrato da altre valutazioni? Si tratta di un benchmark di grande utilità per le banche. Tuttavia, come tutte le informazioni di base statistica, dovrà essere integrato da altre fonti di conoscenza fondamentali per la valutazione di un'azienda, ad esempio la comprensione del piano industriale, la qualità del management, le prospettive del suo mercato di riferimento. Sarebbe poi importante che lo scoring preveda la valutazione del rischio della singola impresa integrata con la rischiosità complessiva del portafoglio fidi a livello di settore e di distretto industriale.


Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.
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