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Risparmio gestito, l'invasione dei nani
di Adriano Bonafede
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 18 luglio 2011

Dopo aver incassato la loro vittoria sul prospettato smantellamento degli ordini, cassato dalla manovra economica, gli avvocati respingono i colpi inferti dal mondo dell'economia, che da più parti li addita come una delle cause del pauroso rallentamento della giustizia civile. «Non alimentiamo astutamente il contenzioso e i complessi meccanismi della giustizia non possono essere valutati soltanto alla luce della "resa di mercato"», replicano dal Consiglio Nazionale Forense. E così, In queste torride giornate dei mercati in subbuglio, la lacerazione tra economisti e professionisti del foro (questi ultimi sono 230 mila) si sta consumando, con qualche spiraglio per ricucire. Il massimo organismo di categoria, già alle prese con le furiose polemiche innescate dalla media conciliazione, esce dall'angolo e nel convegno di venerdì scorso, "Giustizia civile ed economia: gli avvocati italiani per la ripresa", ha esposto le proprie ragioni, rifiutando di sedere al banco degli imputati e proponendo di istituire un "Osservatorio permanente sulla giurisdizione", aperto a Confindustria e ad altri soggetti (era presente Marcella Panucci, avvocato e direttore degli affari legislativi di via dell'Astronomia). Dopo le esortazioni sulla riforma della giustizia che Mario Draghi ha inserito nelle sue Considerazioni Finali, a rincarare la dose ci ha pensato Confindustria, che negli Scenari Economici di giugno ha dedicato un graffiante capitolo al tema "la giustizia più veloce accelera l'economia", con un paragrafo sugli avvocati ("più concorrenza e trasparenza"). A commento, il presidente degli industriali, Emma Marcegaglia, ha dichiarato che con l'abbattimento del 10% dei tempi della giustizia civile si potrebbe avere un incremento del Pil dello 0,8%. Oltre alla riorganizzazione generale dei tribunali (e a investimenti per la loro digitalizzazione), Confindustria esamina anche il ruolo dei professionisti del foro. «Per ridurre il contenzioso giudiziario - si legge nel rapporto - è cruciale cambiare gli incentivi che dettano i comportamenti degli avvocati». A tal fine, indicano gli industriali, può giocare un ruolo importante la riforma della professione forense in discussione in Parlamento. «Le nuove regole costituiscono l'occasione per affermare i principi della trasparenza e della concorrenza tra gli avvocati, anche per quanto concerne le tariffe». Il punto cruciale su cui batte Confindustria è evitare che la remunerazione dei legali sia collegata principalmente alla durata delle cause. Sulla stessa lunghezza d'onda si sono mossi alcuni economisti, come Francesco Giavazzi e Alberto Alesina. In un editoriale sul Corriere della Sera (2 luglio) hanno elencato gli ostacoli della giustizia lenta: tra questi ci sarebbe proprio il numero degli avvocati. «Ci sono circa 200 mila avvocati argomentano gli economisti, in Francia sono 48 mila. Mille professionisti in più significano, in teoria, almeno 50 mila cause l'anno in più». Implacabile è la terapia proposta: «La soluzione è il numero chiuso alla facoltà di Giurisprudenza. Non solo, ma andrebbe anche abolito il valore legale della laurea». La replica è stata energica: «Queste analisi sono tanto stravaganti quanto pericolose: non solo per gli avvocati, ma per i cittadini e per la stessa società civile», afferma Guido Alpa, presidente del Consiglio Nazionale Forense. E paragona l'ipotesi di ridurre il numero degli avvocati a una barzelletta: «Non si dice se con metodi cruenti oppure più soft», dice. «Oppure, al contrario, si propone di sopprimere l'esame di abilitazione e investire il mercato di una pletora incontrollabile di nuovi professionisti, sì che l'avvocatura non si distingua più da un qualsiasi altro lavoro in cui si usi il diritto». Entrando nel merito delle accuse, «non si deve ritenere - afferma Alpa - che gli avvocati alimentino il contenzioso. A quanto risulta, solo il 10-15% delle sentenze di primo grado sono appellate; e solo il 10-15% di quelle d'appello sono impugnate in Cassazione». Anzi, pubblica amministrazione e aziende avrebbero la loro buona parte di responsabilità nel proliferare delle cause. «Le imprese si dolgono degli alti costi del contenzioso, ma dimenticano che spesso il contenzioso è alimentato da loro stesse. Si pensi ad esempio ai rapporti con i consumatori». Quanto all'annosa questione delle tariffe, il presidente degli avvocati cita anche la Corte di Giustizia Europea: «Ha sempre ritenuto conformi alla disciplina comunitaria le regole della professione forense, ivi incluse le tecniche di determinazione delle tariffe, minime e massime, che non sono imposte direttamente ai consumatori, ma proposte al ministero della Giustizia e determinate con decreto del ministro». Tra i punti propositivi su cui l'Avvocatura intende far leva c'è l'assenso alla riforma della professione forense, che favorirebbe anche l'inserimento dei giovani professionisti: ma, lamentano dal Cnf, essa langue alla Camera, dopo essere passata in Senato, seppure in una forma edulcorata rispetto a quella proposta dall'istituzione degli avvocati.


Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.
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