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  :: Rassegna stampa - Documento

Rivoluzione di S&P's sui rating
di Isabella Bufacchi
Il Sole 24 Ore
Giovedì 5 ottobre 2006

Il recupero atteso del capitale investito in un prestito in seguito al fallimento del debitore ad alto rischio - il cosiddetto "recovery value" - è destinato a diffondersi con prepotenza nel mondo del rating. Ne è la prova l'ultima iniziativa di Standard&Poor's che ieri ha annunciato l'intenzione di introdurre alcuni sostanziali cambiamenti nella sua metodologia applicativa nel settore degli speculative grade (i voti speculativi sotto la BBB-). Una rivoluzione: estendere l'utilizzo della speciale categoria dei recovery rating a nuove tipologie di prestiti utilizzati da emittenti anche non corporate, incorporare le valutazioni sulle attese di recupero all'interno dei rating delle emissioni (gli issue rating finora incentrati essenzialmente sul rischio di default) e rivisitare il sistema di calcolo del tasso di recupero.
Questa evoluzione della metodologia sugli speculative rating è stata avviata da S&P's con una sollecitazione agli addetti ai lavori per raccogliere spunti e suggerimenti: la comunità finanziaria internazionale dovrà dare risposta entro il primo dicembre a un questionario presentato ieri. Le modifiche ai rating verranno apportate entro i 12-18 mesi successivi: con un impatto che solo in alcuni casi si trasformerà in una promozione o un declassamento dei rating sulle emissioni.
Nel dettaglio, ecco i tre cambiamenti proposti da Standard&Poor's. Innanzitutto il campo di azione dei recovery rating verrà ampliato. E tanto. S&P's è stata la prima, nel 2003, a battezzare con una scala di voti (da 1+ a 5) questa specifica valutazione. Il recovery rating indica la percentuale del capitale investito che prevedibilmente verrebbe recuperata nel caso di insolvenza del debitore (per esempio il numero 1 significa 100% del capitale recuperato). Finora questo speciale rating (mai sull'emittente ma sul titolo di debito) ha riguardato i prestiti garantiti (secured debt) concessi alle imprese industriali (corporate) E' stato utilizzato essenzialmente per i prestiti bancari sindacati (secured loan) e i leverage loan che stanno prendendo il posto degli high yield bond in Usa ed Europa. In futuro, questo numerino che contrassegna l'entità del probabile recupero verrà applicato su altri strumenti di debito e cioè gli unsecured, (i non garantiti come le obbligazioni high yield o subordinate) con rating speculativo. In aggiunta, gli strumenti di debito con recovery rating si estenderanno alle emissioni non corporate (purché speculative): i debiti di istituzioni finanziarie, Stati sovrani, ed enti pubblici (ma non statunitensi). Il recovery rating inoltre peserà di più nella stima dell'issue rating. In ultimo, la scala dei recovery rating si allungherà al numero sei e si baserà su un punto di partenza innovativo: recuperi al di sopra del 50% del capitale investito.
S&P's con questa revisione ha deciso di assecondare una tendenza che è già nel mercato per via del boom dei leveraged loan, dei credit default swap (un derivato che assicura contro il rischio di default) e dei Cdo. Aumenterà in vista di Basilea 2. S&P's ritiene che i suoi recovery rating saliranno dagli attuali 1.600 a 3mila.


Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.
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