San Marino cerca imprese vere. Mai più repubblica degli Yacht
di Jenner Meletti
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 26 settembre 2011
Gli esami non finiscono mai, sulla rupe del Titano. L'altro giorno il
presidente della Banca Centrale, Renato Clarizia, ha presentato il bilancio
del 2010 e dei primi sei mesi 2011 (il professore è stato chiamato nel
dicembre dell'anno scorso) e ha detto che se si realizzano alcune misure già
decise, «il sistema San Marino potrà dirsi sostanzialmente in sicurezza».
Nelle stesse ore, la Dia di Napoli ordinava arresti di «colletti bianchi» del
Titano per riciclaggio di denaro sporco di due clan della camorra. Notizia,
questa, che paradossalmente dà forza alla nuova direzione della Banca
Centrale, che non ha certo nascosto le difficoltà incontrate nel lavoro di
controllo e di risanamento. «Dobbiamo diventare trasparenti ed efficienti,
altrimenti si rischia di attrarre solo operatori in cerca di copertura, con le
conseguenze in termini di immagine e reputazione che sono state dolorosamente
sperimentate in tempi recenti». San Marino è come una casa in
ristrutturazione. Si rafforzano le fondamenta, si mettono in sicurezza gli
impianti, si imbiancano i muri. Ma non si finisce mai di ripulire la cantina,
dove in questi decenni è finito di tutto. Solo in questi ultimi mesi si è
scoperto, ad esempio, che la «maga Ester», al secolo Ester Barbaglia, che
voleva regalare 28 milioni al San Raffaele di Milano, possedeva il 20,90% del
Credito Sammarinese, banca messa sotto inchiesta dalla Procura di Catanzaro e
poi commissariata dalla Banca Centrale. L'altro giorno la Procura di Rimini ha
sequestrato quattro yacht che risultavano di proprietà di finanziarie o
società di leasing sammarinesi e che invece erano in possesso di italiani che
così non pagavano l'Iva. Il sequestro è scattato perché non si contesta solo
l'evasione fiscale, ma il reato di contrabbando aggravato. E in Riviera tanti
tremano: si calcola che, oltre alla barche, circolino circa 3.000 vetture,
soprattutto di gran lusso come Porsche, Jaguar e fuoristrada, che di San
Marino hanno solo la targa. Tre le misure proposte dal presidente della Banca
Centrale del piccolo stato per uscire dalla crisi: creazione della Centrale
dei rischi, gestione accentrata del contante per controllarne la fonte e
istituzione di una carta di credito. Solo così, unitamente alle citate
«trasparenza ed efficienza», si potranno richiamare investimenti che oggi
latitano. I numeri del bilancio parlano chiaro. «La raccolta totale delle
banche sammarinesi verso la clientela alla fine del 2010 era pari a 8,6
miliardi di euro, in diminuzione di 1,6 miliardi rispetto al 2009 (meno 16%).
Anche il comparto delle società finanziarie/fiduciarie ha evidenziato una
contrazione dei volumi: il totale attivo si è contratto del 13,7% a 1,2
miliardi, mentre il volume degli impieghi è calato dell'11,6% a 797 milioni».
Nell'antica Repubblica (che ha 30.000 abitanti in tutto, più 15.000
all'estero) operano 12 banche, 39 società finanziarie/fiduciarie (9 in meno
rispetto al 2009), 1 impresa di investimento, nata l'anno scorso, 2 società di
gestione e 2 imprese di assicurazione. Iniziata la pulizia della «cantina», si
cerca oggi un rapporto nuovo con l'Ocse, il Fondo Monetario e soprattutto con
l'Italia. «Il ministro Frattini - dicono Pasquale Valentini e Marco Arzilli,
segretari di Stato alla Finanza e agli Esteri - l'anno scorso ha dichiarato
che ci sono le condizioni perché alcune questioni trovino una definizione, che
si può rinnovare un accordo fra i due Paesi, ma poi le decisioni non sono
arrivate. Qui molte cose sono cambiate: non c'è più il segreto bancario, e al
suo posto c'è la "riservatezza". Ci sono continui contatti fra la nostra Banca
Centrale e la Banca d'Italia. La settimana prossima saremo al Fondo Monetario
a Washington. C'è collaborazione con le autorità italiane: la Finanza negli
ultimi due anni ci ha fatto arrivare 170 richieste di informazioni e noi
abbiamo dato 130 risposte. Noi abbiamo chiesto 250 informazioni, ottenute solo
nel 50% dei casi». Avviata l'operazione trasparenza, il Titano annuncia di
essere alla ricerca di imprenditori veri e non di evasori. «Non vogliamo più
che il nostro reddito arrivi dall'erosione della ricchezza italiana. Gli
imprenditori trovano qui terreno fertile: le norme sono semplificate, per le
imprese la fiscalità arriva al massimo al 17%. I lavoratori hanno salari alti
perché le tasse sulla busta paga arrivano al massimo al 5%. E attraverso San
Marino si ha un accesso diretto all'Europa. Essere "piccoli" è un vantaggio.
Qui la "politica" è fatta da 60 parlamentari in tutto, e in questo anno e
mezzo di emergenza siamo stati in grado di fare nuove leggi dalla sera alla
mattina. Per fortuna non siamo certo poveri. Qui la scuola, l'assistenza
sanitaria e quella per gli anziani sono completamente gratuite. Alle
elementari le classi hanno venti bimbi al massimo, con due maestre, il cuoco,
l'insegnante di inglese, di ginnastica. Magari potessimo congelare la
situazione attuale. Ma la crisi purtroppo annuncia nubi scure anche attorno al
Titano».
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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