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Rassegna stampa - Documento |
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Saranno premiati i bilanci solidi
di Marco Oriani (Università Cattolica - Piacenza)
Guida Basilea 2 - Il Sole 24 Ore
Lunedì 13 dicembre 2004
In moltissimi studi il rapporto tra banca e
impresa viene definito fiduciario. Se si
osserva la realtà è davvero difficile, però,
connotare come fondato sulla fiducia un
rapporto in cui l'intermediario, da un lato,
subordina normalmente la concessione di
prestiti alla prestazione di garanzie e,
dall'altro, fatica a ottenere dall'imprenditore
informazioni, specie prospettiche, attendibili
e trasparenti. Una "cultura della diffidenza"
sembra permeare questo rapporto e non agevola
certo lo sviluppo di relazioni consulenziali tra
i due soggetti.
Su questa situazione si innestano le nuove
norme di Basilea 2, destinate a comportare una
profonda revisione dei tradizionali metodi di
affidamento. Il mondo imprenditoriale - in
particolare quello delle Pmi - ha percepito
come una minaccia l'introduzione di queste
norme, timoroso che esse inducano una contrazione
delle risorse finanziarie erogate a favore delle
imprese e un ulteriore appesantimento del
rapporto. In realtà gli accordi di Basilea 2
costituiscono un'occasione preziosa per
reindirizzare questo rapporto, renderlo più
virtuoso e corretto, sinergico ma non simbiotico
(come si auspica in letteratura).
Criteri meritocratici. Innanzitutto le
nuove norme tenderanno a distinguere le imprese
in base alla loro effettiva qualità: verranno
premiate le imprese più solide, virtuose e
meritevoli di credito che, verosimilmente,
avranno un più agevole accesso a fonti di
finanziamento bancario, a costi non troppo
elevati e senza la sistematica richiesta di
garanzie reali. Viceversa per le imprese più
vulnerabili e meno solvibili Basilea 2
costituisce uno stimolo allo sviluppo e al
miglioramento, se esse vorrannno accedere
all'indebitamento bancario a condizioni non
troppo onerose.
In altri termini, l'introduzione di un criterio
di valutazione più meritocratico dovrebbe
favorire nel tempo l'affermarsi di una maggiore
trasparenza (da entrambi i lati) nella relazione
tra banca e impresa, che potrebbe tradursi in
un più puntuale allineamento tra dati contabili
e dati gestionali, informativa «esterba»
fornita a clienti e investitori e risultati
«interni» di gestione, rischi misurati
e comunicati alle autorià di vigilanza e rischi
effettivamente assunti.
Per le imprese, invece, Basilea 2 potrebbe
contribuire a generare, nel tempo, una nuova
cultura d'impresa, fondata sulla trasparenza
della gestione e della sua rappresentazione in
bilancio, che agevolerà e renderà più funzionali
i rapporti con il sistema bancario.
Niente automatismi. Tutto ciò, naturalmente,
potrà avvenire se le banche non adotteranno un
approccio puramente meccanico e automatico
nell'erogazione e gestione del credito, ma
integreranno gli output provenienti dai
modelli di rating con elementi qualitativi
sull'impresa, valorizzando così la conoscenza diretta e i
rapporti tra «gestore imprese» e
imprenditori. Del resto, sarebbe peculiare che in
un Paese come l'Italia, in cui c'è una forte
frammentazione nel sistema bancario e nel mondo
imprenditoriale, si finisse per disperdere il
patrimonio costituito da preziose conoscenze
specifiche e informazioni qualitative acquisite,
soprattutto, nei mercati locali.
Tutti i grandi momenti di discontinuità - Basilea 2
è certamente uno di questi - rappresentano occasioni
di miglioramento. Per coglierle è però fondamentale
che le nuove norme non vengano considerate puri vincoli
a cui adeguarsi in modo burocratico, come finora
sembra avvenire, ma che esse costituiscano
linee-guida per un proficuo e quanto mai auspicabile
riorientamento della visione strategica di banche e imprese.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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