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Scontro sulle «notizie riservate»
di Riccardo Sabbatini
Il Sole 24 Ore
Mercoledì 1 dicembre 2004

Quando le informazioni confidenziali di una società sono "privilegiate"? E, soprattutto, a chi appartengono? La discussione in corso tra regolamentatori, politici ed emittenti sull'opportunità di sottoporre a maggiori controlli l'attività delle agenzie di rating sta facendo emergere una problematica inedita sui "diritti di proprietà" (e i doveri di trasparenza) dell'informativa societaria. Partecipando ad una consultazione avviata nelle scorse settimane dallo Iosco (l'associazione mondiale dei regulator) l'Unice, l'unione delle confindustrie europee, ha seccamente respinto la proposta di includere in un nuovo codice di condotta delle agenzie di rating una norma che consente loro (se imposto dai regulator) di rendere pubbliche le informazioni riservate eventualmente ricevute dalle aziende.
È una proposta «del tutto inappropriata», ha sottolineato l'Unice facendo presente che, se messa in pratica, avrebbe l'unico effetto di impoverire («instupidire» è scritto nel documento) il flusso di informazioni che le società attivano verso le agenzie di rating per permettergli di esprimere i loro giudizi.
Sull'argomento, proprio ieri, è intervenuto anche il Committee of European Securities Regulators (il Cesr) che ha avviato a sua volta una pubblica consultazione su eventuali controlli ai quali le agenzie di rating potrebbero essere sottoposte.
Le possibili strade aperte - sottolineano i regolamentatori europei - sono sostanzialmente quattro: affidare il compito di promuovere standard migliori all'autoregolamentazione, sulla base di appropriati codici di condotta (come quello che lo Iosco sta redigendo); affidare ad un ente terzo la sorveglianza sul rispetto delle stesse regole; introdurre una regolamentazione coerente con gli accordi di Basilea II sui requisiti patrimoniali delle banche, considerando che per pesare i rischi creditizi si farà largo uso dei rating esibiti dagli affidati; porre in essere un formale meccanismo di registrazione delle agenzie accompagnato da un sistema di sorveglianza a livello nazionale o europeo.
Nelle 86 pagine del documento un tema particolarmente approfondito è appunto quello delle notizie confidenziali che possono essere riferite ad un'agenzia di rating. Innanzitutto - sottolinea il Cesr - non è detto che tutte le informazioni riservate delle aziende siano "privilegiate", cioè suscettibili di influenzare i corsi di Borsa al punto da renderne necessaria la pubblicità. Ciò non toglie che notizie di questo tipo possono effettivamente essere riferite alle agenzie di rating. Che fare, in quel caso? Il Cesr non prende parte ufficialmente alla disputa Iosco-Unice ma sembra propendere per gli emittenti. La recente direttiva sui reati finanziari - osserva il documento - «attribuisce alle società la responsabilità per la pubblicità delle informazioni privilegiate» e consente di ritardarne la diffusione in particolari circostanze o di limitarne la circolazione a soggetti vincolati ad obblighi di riservatezza (ad esempio intermediari finanziari). Tra quest'ultimi possono certamente essere annoverate anche le agenzie di rating. Ma cosa debba accadere se le agenzie utilizzano le notizie price sensitive per i loro rating pubblici, questo il Cesr non lo dice.


Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.
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