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  :: Rassegna stampa - Documento

Se anche JP Morgan boicotta Basilea 3
a cura della redazione
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 3 ottobre 2011

Una serie di nuove regole sulla capitalizzazione delle banche contenute in "Basilea III", è "antiamericana", sono disegnate apposta per danneggiare gli istituti di credito di Wall Street. Se Obama ha a cuore l'interesse nazionale, gli Stati Uniti dovrebbero uscire dal Comitato di Basilea sulla vigilanza bancaria. Lo dice Jamie Dimon, chief executive della JP Morgan Chase. Le regole di Basilea III impongono alle banche di rafforzare il proprio capitale di riserva di maggior qualità ("core tier one") fino al 7% dei propri attivi; per un ristretto gruppo di otto megabanche tra cui la JP Morgan il requisito è di raggiungere almeno il 9,5%. La faccia tosta di Dimon nel denunciare manovre contro il suo paese è notevole. Chi è davvero antiamericano? Questo chief executive, che continua a pontificare sugli interessi nazionali ed esercita un lobbying pressante sulla Casa Bianca per sabotare Basilea, ha alle spalle un bilancio catastrofico. Tutto naturalmente scaricato sui contribuenti del suo paese. Nel 2008 JP Morgan Chase si fece sovvenzionare dal governo l'acquisizione della Bear Stearns: tuttora quella coperazione ha lasciato un costo per le finanze pubbliche di 29 miliardi di dollari, non recuperati. Poi nel 2009 la stessa JP Morgan Chase usò 40 miliardi di aiuti pubblici della Federal Deposit Insurance. Infine ricevette 25 miliardi dal fondo Tarp, quello creato per ripulire i bilanci bancari dai "titoli tossici" che le stesse banche avevano creato. Quei 25 miliardi sono stati restituiti, è vero, ma solo quando i banchieri lo hanno trovato conveniente perché nel frattempo avevano incassato pingui profitti sul trading. JP Morgan è una delle banche più attive nella finanza tossica, cioè nel costruire quelle porcherie di titoli strutturati da rifilare ai clienti. I tribunali si occuperanno ancora per anni delle cause intentate contro Dimon, che per ora ha patteggiato un'inezia, appena 153,6 milioni di multa per frodi varie. Nel frattempo la sua banca ha ripreso a impacchettare titoli strutturati, basati su crediti immobiliari: è il numero uno in quest'attività a Wall Street. Ed è seconda solo a Goldman Sachs per l'esposizione sui derivati, con 73.000 miliardi di dollari (sì, ci sono proprio tre zeri) di investimenti. Il suo paese è stremato dalla disoccupazione, per le conseguenze di una crisi che fu scatenata da Dimon e dai suoi compari. Ma la lobby di Wall Street ha appena prodotto un pregevole studio per dimostrare che l'adozione delle regole di Basilea III farebbe perdere 7,5 milioni di posti di lavoro. Dateci meno regole, ci garantisce Dimon, e l'economia americana la sistema lui. Proprio come l'altra volta.


Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.
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