Se vinco è merito mio, se perdo delle circostanze
a cura della Redazione
Corriere Economia - Corriere della Sera
Lunedì 26 ottobre 2009
Se vinco è merito mio, se perdo delle circostanze. Questa trappola, che caratterizza molte situazioni umane,
si cela insidiosamente anche dietro alle decisioni di investimento. Quando conseguo un guadagno dovrei sempre
tenere conto che in parte la mia vittoria è anche merito del contesto favorevole. Solo con questa disposizione
d'animo (non è tutto merito mio) posso distinguere gli elementi casuali da quelli costanti. La stessa capacità
di discernimento va esercitata quando perdo. Nella vita e in Borsa, quando le cose vanno male dovrò considerare
possibili errori di valutazione del contesto. Per evitare di rifarli la prossima volta.
So tutto io. Investire è un processo altamente dispendioso: richiede la conoscenza dei mercati, la
raccolta di informazioni, e la capacità di prendere una decisione. Per difendersi dall'incertezza, la nostra
mente mette in atto un sostegno psicologico: sovrastimiamo le nostre capacità predittive e ci illudiamo di
controllare gli eventi. In Veneto si direbbe: «So tuto mi!». C'è un altro rischio non meno insidioso, quello di
sovrastimare la nostra capacità di governare la complessità delle informazioni. Ed ecco che analisi tecniche,
raccomandazioni e forum ci rendono, fatalmente, iper-attivi. Crediamo di avere una notizia utile, quando invece
non ne abbiano alcuna.
Chi lascia la strada vecchia per la nuova... Decidere di fare qualcosa di nuovo richiede uno sforzo
cognitivo notevole: dobbiamo indagare su ciò che preferiamo e valutare i pro e i contro delle varie alternative.
La conseguenza è che spesso, pur di evitare questa «fatica», si tende a protrarre lo status quo più del dovuto.
Lo status quo esercita, in tal modo, un pericoloso magnetismo sulla capacità di prendere sul serio le
alternative che il mercato offre.
Tendiamo a rimanere ancorati a vecchi obiettivi o a non affrontare la manutenzione di un portafoglio
visibilmente non efficiente perché, appunto, mettersi in discussione stanca.
Anche e soprattutto quando parliamo di investimenti, cioè di decisioni delicate che riguardano il nostro futuro,
ma anche quello delle persone che ci sono più vicine e più care.
L'ho sempre saputo.Ovvero: investire con il senno di poi. Fra predire gli sviluppi futuri e spiegare il
corso di eventi accaduti c'è una bella differenza. Col senno di poi, infatti, siamo tutti bravi. Questa
trappola è frutto di una distorsione retrospettiva del giudizio, funziona come per i commissari tecnici del
giorno dopo: sapere dopo l'esito della partita, ci induce a ritenerlo più probabile. Imparare dal passato può
sembrare semplice, in realtà è un percorso pieno di insidie. Se analizzi i tuoi investimenti e ritieni di aver
imparato la lezione, pensaci bene: potresti aver imparato quella sbagliata.
Stregati dai piccoli numeri. Le azioni sono, nel lungo periodo, l'investimento in titoli che produce
rendimenti più alti. In base alla logica corretta dal punto di vista statistico, non ci si dovrebbe aspettare
che tali rendimenti si manifestino anche nel breve periodo. Eppure chi non è tentato di farlo? Siamo di fronte
alla trappola dei «piccoli numeri». Vale a dire: il credere statisticamente vero per piccole serie ciò che è
solo approssimativamente vero per serie molto lunghe.
Più regressione e meno superstizione. La regressione ai valori medi è uno dei modi in cui ci inganniamo
davanti al manifestarsi del caso. Nulla di male, se non fosse che, non scontare sufficientemente gli estremi,
ci porta facilmente ad ignorare i trend di lungo periodo. Thaler (padre della finanza comportamentale) ne ha
tratto una lezione: se gli investitori sono troppo ottimisti o pessimisti su un titolo con stabili fondamentali,
allora è probabile che il loro atteggiamento si rovesci nel corso del tempo.
Comportamenti contagiosi. Il meccanismo che in certe occasioni ci spinge a seguire il gregge è molto
simile a quello delle epidemie. Così la maggioranza degli investitori sale molto più facilmente sul treno già
affollato di un titolo in forte rialzo, piuttosto che su quello semivuoto di uno stabile o in ribasso. Il
comportamento del mercato dipende quindi dalla propensione ad accordarsi alle decisioni degli altri investitori
e alle previsioni degli analisti. E nei momenti di crisi si perde il controllo e scatta un meccanismo di
imitazione: «Tutti vendono... vendo anch'io!».
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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