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Si allunga l'elenco delle "sorvegliate speciali"
di Luca Pagni
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 15 novembre 2004

Qualche operatore le chiama le società fantasma. Il loro nome compare ancora nel listino ufficiale di Piazza Affari, ma non vengono trattate. Fanno ancora parte delle statistiche, ma sono sospese dalle contrattazioni. Stanno in un limbo in cui aspettano che qualche cavaliere bianco arrivi a salvarle. In qualche caso le loro disavventure terminano con una ordinanza del Tribunale che ne determina lo stato fallimentare. Talvolta si risollevano, quando finalmente si presenta chi rimette a posto le finanze e ricomincia da capo. E poi ci sono quelle società che ancora vengono trattate, partecipano agli scambi ma che la Consob tiene sotto stretta osservazione e che ogni mese sono obbligate a presentare conti e situazione debitoria.
Non sono poche e il loro numero continua a crescere: erano 6 nel 2001 e 8 nel 2002. Ora sono salite a una decina. Sono le società, di cui sono note le difficoltà finanziarie, i cui bilanci annuali o semestrali sono stati bocciati dai revisori dei conti. Una situazione che crea non pochi imbarazzi anche ai responsabili della Borsa, i cui sforzi per aumentare il numero delle spa che vogliono approdare al listino vengono frustrati da questi casi di insuccessi industriali.
La lista nera della mancata certificazione è particolarmente lunga. Attualmente non hanno ottenuto l'approvazione del bilancio 2003: Tecnodiffusione (Pkf Italia è la società di revisione), Richard Ginori (Deloitte & Touche), Necchi (Deloitte & Touche), Olcese (PriceWaterhouseCoopers), Pagnossin (Deloitte & Touche), Finmatica (Pwc), Ngp (Ernst&Young), Fin.Part (Kpmg) e Alitalia (Deloitte & Touche). All'elenco si devono aggiungere i casi in cui a non essere stata approvata è la semestrale: Ngp (Ernst&Young), Finmatica (Pwc), Fin.Part (Mazars & Guerard), Procomac (Kpmg), Cit (Ernst&Young), Pagnossin (Kpmg) e la Lazio.
Gli ultimi casi in ordine di tempo riguardano le semestrali di Finmatica e Pagnossin. Nel primo i revisori hanno messo per iscritto come la società e le sue controllate soffrano di «una situazione di tensione finanziaria» e come la semestrale consolidata sia stata redatta «in base ai principi contabili applicabili in condizione di continuità aziendale e non tiene quindi conto delle rettifiche necessarie qualora tali presupposti non trovassero conferma in una positiva evoluzione della situazione di incertezza». Per Pagnossin, invece, i revisori di Kpmg hanno avanzato dubbi sulla continuità aziendale a causa delle perdite elevate. Da qui l'incarico da parte della società a Mediobanca che ha avuto il compito di valorizzare la partecipazione nella Richard Ginori, la cui semestrale ha avuto il via libera, e sistemare così la situazione finanziaria.
Di stretta attualità anche il caso Lazio. Alla fine di ottobre tutti i membri del collegio sindacale hanno presentato le dimissioni dopo aver lanciato un avvertimento sui conti: «La società - hanno lasciato scritto nella relazione - si trova in una situazione di tensione di liquidità, che ha comportato, tra l'altro, il blocco della maggior parte dei pagamenti verso l'erario e verso i fornitori».
Inutile dire che, dopo i casi di Cirio e della Parmalat, l'attenzione delle società di revisione e della Consob è cresciuta in modo esponenziale. E l'elenco delle mancate certificazioni potrebbe essere più lungo: altre cinque spa non avevano ottenuto l'ok ai conti ma sono state nel frattempo dichiarate fallite (Cirio, Opengate, Giacomelli, Gandalf e Stayer).
A prima vista la mancata certificazione o l'allarme sui conti potrebbe apparire come l'anticamera del fallimento. Ma non è detto che finisca sempre così. Si prenda, per esempio, la lista nera della Consob che obbliga le società che ne fanno parte a dare notizie ogni 30 giorni sull'indebitamento e sul piano di ristrutturazione aziendale e finanziario. La prima società che è finita sulla black list è stata la Snai, che è stata anche la prima ad uscirne. Altre sembrano sulla sua strada, come le due società del gruppo della famiglia Orlando, Gim e Smi, e la As Roma. Completano il quadro delle società sotto osservazione: Arquati, Chl, Cto (in via di delisting), Elios Holding, Finarte e Kaitech (ex Cardnet).


Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.
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