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Si deve subito far luce sulla solidità del bilancio
di Claudio Devecchi (Università Cattolica di Milano - Asam)
Il Sole 24 Ore
Lunedì 21 febbraio 2005

Le banche continuano ad allenarsi in vista di Basilea 2 con scadenza 2007, mentre le Pmi restano sedute. Purtroppo lo stallo che contraddistingue il comportamento degli imprenditori italiani sul tema non fa ben sperare per l'immediato futuro. Manca anche una forma mentis che aiuti a capire l'importanza e l'irreversibilità di questa novità e dei processi di cambiamento che comporta. Secondo le ricerche più recenti condotte dall'Asam, tra le cinque priorità (difesa delle quote di mercato, riduzione dei costi, razionalizzazione dei processi produttivi, ricerca di nuovi mercati e gestione della liquidità) che in questi mesi "occupano" il tavolo dell'imprenditore, non è presente Basilea 2.
Le banche stanno assumendo iniziative meritorie. L'ultima in ordine di tempo consiste nell'invitare le Pmi proprie clienti a gruppi di 15-20 in seminari mirati, dove si spiegano le caratteristiche di Basilea 2 e si discutono le modalità d'interazione tra banca e impresa. Ed emerge talvolta un'impreparazione diffusa da parte degli imprenditori.
Come ai tempi dell'Iva. Sembra di rivivere il periodo immediatamente precedente all'introduzione dell'Iva. Anche in quell'occasione la conoscenza della nuova materia era molto bassa, si era aspettato l'ultimo momento e l'inevitabile moratoria all'italiana per attrezzare i sistemi contabili aziendali, mentre i pivot della situazione erano i commercialisti: quelli più bravi seguirono fin dall'inizio la nascita della normativa, simulavano in studio cosa sarebbe accaduto e quali registrazioni contabili e di bilancio dovevano essere fatte. Questa volta non ci sarà lo Stato che paga la multa per aver introdotto con il solito ritardo una disposizione comunitaria, come accadde allora.
A un anno e mezzo dalla partenza di Basilea 2 siamo in ritardo o giochiamo troppo in difesa. A oggi la situazione è questa: le banche continuano a rispettare (anche se con fatica) il loro ruolino di marcia; le piccole società di consulenza nazionali hanno costruito dei programmi software per simulare il merito creditizio dell'impresa e il rating a esso collegato; le università hanno introdotto nei loro programmi sia la normativa che i tecnicismi di Basilea 2; le multinazionali della consulenza direzionale e manageriale stanno allestendo ciclopici programmi d'intervento nelle banche; i commercialisti stanno attrezzandosi per raccogliere e soddisfare la domanda di assistenza e consulenza che nascerà dai loro clienti a breve-medio termine. E le piccole e medie imprese?
I passi possibili. Un imprenditore si chiedeva qualche giorno fa: «Da dove partire per essere in linea con Basilea 2?». La prima cosa da fare è usare i "fondamentali": in altre parole, allestire elettronicamente un database con i bilanci riclassificati degli ultimi cinque anni per evidenziare la qualità e l'attendibilità del reddito d'esercizio. Successivamente, bisogna lavorare con programmi tipo Excel sulla costruzione di sistemi di indicatori che mettano in luce la redditività aziendale nelle sue varie componenti: la solidità e la resistenza patrimoniale dell'impresa, la liquidità e il suo grado di volatilità, il grado di sviluppo aziendale sia di tipo strutturale che operativo.
Già questo non sarebbe poco, soprattutto se lo si portasse in banca e lo si commentasse opportunamente con l'addetto al rischio che si occuperà di Basilea 2.
Poi sarebbe il caso di metter sotto la lente d'ingrandimento i concorrenti diretti e fare le stesse analisi sui loro bilanci (che sono pubblici). Dare un minimo di posizionamento competitivo di se stessi è cosa gradita al sistema bancario.
Infine, è necessario passare all'analisi "Swot" (minacce, opportunità di settore e di mercato; punti di forza e di debolezza interni all'impresa) e costruire un'anamnesi di almeno tre anni che inizi a porre in evidenza il livello di rischio del proprio business.
Il nodo del rischio. Qui entriamo in un ambito molto delicato e fondamentale per la banca, poco noto all'impresa. Basilea 2 stabilisce che il credito bancario dovrà essere parametrato al grado di possibile/probabile perdita del debitore: il calcolo e la valutazione del rischio ne rappresenta logicamente l'anticamera. Come si fa a valutare un elemento (il rischio) se non siamo in grado di misurarlo? E oggi pochissime Pmi sono in grado di misurarlo. Come si fa a gestire un elemento (il rischio) se non si è in grado di valutarlo? E oggi ancor meno Pmi sono in grado di fare una rigorosa valutazione del proprio rischio operativo. Incontri con la propria banca principale sono molto importanti su questo particolare tema.
E sono sufficienti queste tre aree per mettere al lavoro nei prossimi mesi il capo contabile, l'imprenditore, il responsabile amministrativo, il commercialista.


Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.
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