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Rassegna stampa - Documento |
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Sono piccoli e forti, non fateli crescere per forza
di Gianfranco Dioguardi
Corriere della Sera - Corriere Economia
Lunedì 18 luglio 2011
Sono piccoli e forti, non fateli crescere per forza
Il paradosso italiano: Paese in crisi endemica, ma «Pmi» che sfondano sui mercati globali La realtà medio-piccola è tra le chiavi del successo delle
nostre imprese. Errato farle approdare a mega-dimensioni La crisi, la scarsità
di risorse e infrastrutture sembrano aver stimolato una reazione di ottimismo
imprenditoriale.
Il fenomeno è bizzarro, alquanto strano e difficile da interpretare. Il sistema
delle imprese italiane (che sono in genere di dimensioni medio piccole) si
afferma sui mercati mondiali per l'efficacia e l'efficienza che caratterizza i
risultati conseguiti, creando valore in forme innovatrici e competitive,
nonostante si trovi costretto a operare in uno scenario nazionale certamente
preda di una forte crisi, oramai endemica, che si traduce in un sostanziale
declino del sistema paese, in particolare se riferito ai contesti europei e a
quelle delle aree emergenti. L'affermazione Eppure... eppure le imprese
italiane reagiscono con caparbietà e continuano ad affermarsi nonostante tutto.
Parrebbe quasi che lo stato di crisi e di scarsità, l'incombente
indisponibilità di risorse e di infrastrutture, servano a stimolare fortemente
una reazione fatta di ottimismo imprenditoriale di tipo quasi primordiale,
grazie al quale lanciarsi alla ricerca - come per contrasto - di affermazioni
delle singole imprese da conseguirsi a tutti i costi. Queste azioni
imprenditoriali singolarmente concepite, e accompagnate da una forte dose di
ottimismo individuale, se vengono poi riguardate in prospettiva esprimono nella
loro sintesi comportamenti assimilabili a ciò che Federico Butera e Giorgio de
Michelis, sulla base di una ricerca effettuata dalla Fondazione Irso, hanno
chiamato L'Italia che compete: The italian way of doing industry, (a cura di
Federico Butera e Giorgio De Michelis - Franco Angeli, Milano 2011). Un
magnifico libro a più voci e di varia estrazione. Il fenomeno è caratteristico
della dimensione medio-piccola delle aziende che è appunto quella tipica del
nostro sistema produttivo. Una realtà da non contrastare con l'ossessione di
approdare a mega-dimensioni, ma che va invece attentamente studiata e
salvaguardata giacché in essa risiedono alcune delle caratteristiche più
peculiari del successo: basti ricordare la capacità innovativa e le
caratteristiche di flessibilità tipiche di quella dimensione, come è messo molto
bene in evidenza nel contributo di Riccardo Varaldo. I nuovi crocevia Sono
proprio queste piccole e medie imprese a determinare una «Italian way of Doing
Industry» basata su nuovi «crocevia territoriali di reti lunghe vitali». (Butera
- De Michelis) Quelle reti sono la naturale evoluzione dei distretti industriali
oggi «travolti da processi di cambiamento radicali» (De Michelis), espresse da
imprese leader che hanno trasformato il distretto di rigida competenza
territoriale in un insieme di aziende che operano con finalità funzionali
comuni, dando origine a una sorta di distretti virtuali non più legati al
territorio bensì agli specifici apporti funzionali di ciascuna unità operativa,
«creando filiere in cui la condivisione di esperienze e di conoscenze travalica
la distanza e, alle volte, i confini» (De Michelis). A questo proposito Daniele
Marini ricorda che «ogni media impresa del Nord ha relazioni con circa 244
subfornitori», determinando così di fatto una sorta di distretto virtuale con
configurazioni che ricordano il concetto di Macroimpresa. Il modello che emerge
da queste situazioni provoca un coacervo di combinazioni ottimali che Butera
sintetizza in cinque fattori: posizionamento sul mercato, strategie, modelli
organizzativi, anima dell'impresa, qualità dell'imprenditore. Nell'insieme
viene a delinearsi la fisionomia di una «impresa integrata che persegue elevate
performance economiche e condotte sociali eticamente integre». (Butera) In tal
senso Francesco Verbaro e Tiziana Lang auspicano anche «la collaborazione con il
sistema dell'istruzione e della formazione sul piano tecnologico» e della
ricerca. L'innovazione All'estero queste imprese sanno assumere identità
adeguata anche alle più difficili situazioni locali e in ciò indubbiamente è
fondamentale l'esperienza italiana, certamente non facile, dalla quale
provengono e sulla quale hanno testato il loro Dna. Lo testimoniano chiaramente
Francesco Mantovani e Roberto Maglione parlando per esempio delle esperienze
all'estero di Finmeccanica. Il loro successo si fonda sulle trattative - assai
personalizzate e uniche - che le imprese sanno impostare con il mercato di
riferimento: «rompendo la separazione tra produzione e distribuzione, il loro
rapporto con i clienti non ha intermediari», «grazie a una continua innovazione
della loro relazione» nel posizionamento di prodotti assai personalizzati «fatti
ad hoc per il cliente» (De Michelis). E sempre De Michelis giustamente afferma:
«Il prodotto è insomma arricchito da una componente di servizio che gli dà un
valore che va ben al di là della sua pure elevata qualità intrinseca». In questi
rapporti un ruolo fondamentale lo gioca l'intelligenza e la capacità
innovativa: «per quanto riguarda la tecnologia incorporata nel prodotto e l'
automazione dei processi produttivi, le imprese italiane possono spesso vantare
soluzioni uniche che le proteggono dalla concorrenza» (De Michelis). Così fra i
fattori di successo messi molto bene in evidenza da Federico Butera emergono l'
anima dell'impresa e le indiscusse qualità dell'imprenditore. Sono queste
caratteristiche rese particolarmente efficaci ed efficienti da specifici e
innovativi modelli organizzativi che condizionano le strategie vincenti sui
mercati di riferimento, scelti nelle forme più appropriate. Sono queste
caratteristiche che sanno imporre il giusto grado di adattabilità ai prodotti
imprenditoriali personalizzando le offerte con un elevato grado di flessibilità
a fronte delle mutevoli esigenze dei clienti, caratterizzando così una forte
competitività tipica dell'anima di ciascuna impresa. «Tutti gli studi e le
opinioni degli operatori convergono nel riconoscere all'impresa italiana la
capacità di ascoltare e interpretare i bisogni di una clientela globale,
produrre prodotti per segmenti molto specifici, e di offrire prodotti e servizi
personalizzati» (Butera). Un nuovo modello Caratteristiche queste che
«configurano un nuovo modello socio-economico, un modo italiano e di livello
internazionale di fare industria sia nel settore manifatturiero che nei servizi»
(Butera). Un modello che va preservato nella sua autonomia e che con ogni
probabilità avrebbe le capacità di sviluppare ancora ulteriori potenzialità
competitive, ma la prudenza induce forse a non intervenire con artifici che
potrebbero limitare tali capacità con risultati reali opposti a quanto si
vorrebbe e si desidererebbe fare. Vale la pena seguire l'insegnamento
organizzativo secondo cui quando un sistema funziona è salutare non intervenire
in alcun modo su di esso perché si rischia di compromettere la situazione. Forse
un discorso particolare potrebbe essere fatto relativamente alle condizioni di
scenario ambientale dove una iniezione di grande e persistente cultura potrebbe
indurre qualche utile modificazione assai di più di possibili interventi dello
Stato italiano. Interventi che letti storicamente sono sempre stati apportatori
di effetti non proprio esaltanti.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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