Sos tassi, dal rialzo nuovi rischi per le Pmi
di Luigi Dell'Olio
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 30 maggio 2011
La nuova stagione di tassi al rialzo inaugurata dalla Banca Centrale Europea mette a rischio la tenuta di molte
piccole e medie imprese. Infatti, se da una parte Francoforte tiene nel mirino la ripresa dell'inflazione (ad
aprile il carovita ha segnato un +2,8% nel confronto a dodici mesi, mentre in Italia il progresso è stato del 2,6%),
dall'altra c'è il rischio che la stretta sul costo del denaro soffochi la scialba ripresa in atto, penalizzando
in particolare le aziende che non hanno le spalle abbastanza robuste per superare indenni la situazione negativa.
Secondo quanto rilevato da CrediFact, osservatorio sul credito commerciale e il factoring promosso da Assifact,
la situazione è già in via di peggioramento, con i tassi applicati dalle banche sulle operazioni di prestito che
risultano in rialzo da diversi mesi: se a marzo del 2010 il dato medio si attestava all'1,94%, già ad agosto dello
scorso anno era salito dal 2,45%, per poi portarsi al 2,79% a dicembre. Un valore confermato lo scorso febbraio,
prima di una nuova accelerazione al 2,88% al termine del primo trimestre di quest'anno. Se si considera che la
tendenza inaugurata dalla Bce è di alzare i tassi ufficiali, è verosimile attendersi un proseguimento della
stretta nei mesi a venire. In questo scenario, CrediFact rileva che i tassi d'interesse praticati dai factor alla
clientela sono in linea o addirittura più bassi rispetto a quelli tipici degli altri strumenti finanziari. Prendendo
in considerazione i dati calcolati dal ministero dell'Economia a fine 2010, l'Osservatorio sottolinea che le
aperture di credito in conto corrente hanno toccato l'11,10% fino a 5mila euro di ammontare e il 9,09% per somme
superiori, mentre anticipi e sconti commerciali si sono attestati su tassi del 6,13% nella fascia compresa da
5mila e 100mila euro e al 3,85% per somme superiori. Questo mentre il factoring fino a 50mila euro ha registrato
un saggio medio del 5,07%, che scende al 3,57% per valori più elevati. Una tendenza che viene letta alla luce delle
peculiarità del factoring, mercato in cui contrariamente a quanto accade nei rapporti bancari, il factor valuta non
solo l'impresa cedente i crediti, ma anche la qualità dei crediti stessi e quindi dei debitori. Così il rischio del
concedente è più contenuto rispetto a quello di un finanziamento bancario, come risulta dal livello contenuto di
sofferenze tipico dell'industria del factoring. Elaborando dati Assifact e Banca d'Italia, CrediFact mette in
rilievo che le sofferenze nel factoring sono scese all'1,71% a fine 2010, mentre lo stesso indicatore è risultato
due volte e mezzo superiore (4,60% per la precisione) in ambito bancario. Si è così ampliata la forbice che alla
fine del terzo trimestre vedeva il factoring a quota 2,38% e il mondo bancario al 4,25%. Alla fine dello scorso
anno, le sofferenze nel factoring sono tornate sotto i livelli di metà 2009, mentre gli istituti di credito restano
su livelli più elevati di circa il 50% rispetto a un anno e mezzo prima. Per i prossimi mesi andrà monitorato anche
l'impatto delle novità normative in tema di usura, in particolare del decreto legge 13 maggio 2011, n. 70 (il
cosiddetto Decreto sviluppo), che ha modificato le modalità di determinazione del tasso soglia. Secondo le vecchie
regole si parlava di interesse usuraio in caso di tasso che eccedeva quello effettivo globale medio (Tegm) aumentato
del 50%; secondo le nuove regole, il tasso soglia è rappresentato da quello effettivo globale aumentato del 25%, a
cui vanno aggiunti ulteriori quattro punti percentuali. Il risultato finale comporta un innalzamento generale dei
tassi soglia, più evidente nel caso delle operazioni i cui tassi medi di riferimento sono particolarmente bassi.
La differenza fra il nuovo e il precedente tasso soglia è decrescente al crescere del tasso effettivo globale medio;
è pari a zero nel caso di un Tegm pari al 16%, oltre il quale diventa negativo. Una decisione per evitare le
distorsioni del precedente regime che impedivano a banche e intermediari finanziari, in un contesto di tassi ridotti
ma crescenti, di applicare un corretto pricing alle operazioni nei confronti dei soggetti con un profilo di rischio
maggiore, con l'effetto perverso di ostacolare l'accesso al credito di questi soggetti, e di fatto incrementare la
probabilità del ricorso a prestiti a condizioni usurarie fuori mercato. Anche su questo fronte CrediFact stima che
le società di factoring continueranno ad applicare mediamente tassi inferiori rispetto ad altri strumenti finanziari
in virtù della minore rischiosità associata a queste operazioni. Infine uno sguardo al tema dei debiti commerciali,
una costante nel sistema imprenditoriale italiano, insieme con le dilazioni di pagamento delle forniture. CrediFact
calcola che negli ultimi anni i crediti commerciali hanno rappresentato circa un terzo delle attività delle imprese
(in linea con il 34% stimato dalla Banca d'Italia). Nell'ultimo anno, nonostante la tenue ripresa in atto, i tempi
di pagamento dei crediti commerciali vantati dalle imprese si sono sensibilmente allungati, allineandosi ai paesi
meno virtuosi in questo senso come Spagna e Portogallo. Il ritardo medio nella Penisola, che a fine 2009 ammontava
a 52 giorni, lo scorso anno è salito a 86 giorni nel 2010, con un picco a 186 quando la controparte è una Pubblica
Amministrazione.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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