 |
 |
|
 |
 |
 |
 |
 |
 |
 |
 |
 |
 |
 |
 |
 |
 |
::
Rassegna stampa - Documento |
 |
 |
 |
 |
S&P rivede Basilea 2: «Troppi punti deboli»
di Isabella Bufacchi
Il Sole 24 Ore
Martedì 22 aprile 2008
I nuovi criteri Basilea 2 per il calcolo dei requisiti patrimoniali di banche e intermediari sono stati "assolti"
dall'ultimo rapporto del Financial Stability Forum, in quanto migliorano l'impianto di Basilea 1: ma restano
perfettibili. Il documento FSF sollecita il rafforzamento del trattamento prudenziale previsto da Basilea 2,
soprattutto per gli strumenti strutturati e le attività fuoribilancio. E apre un fronte di valutazione sulla
«pro-ciclicità di Basilea 2». Standard&Poor's ha fatto tutto questo e non solo: è andata oltre. Per il rating di
banche e intermediari finanziari, a partire da questa estate, inizierà a utilizzare un sistema di misurazione dei
rischi indipendente, più puntuale e più uniforme su scala mondiale rispetto a Basilea 2 ma anche più gravoso in
termini di accantonamento di riserve di capitale.
L'agenzia di rating S&P ha pubblicato nei giorni scorsi questa speciale metodologia di "risk adjusted capital ratio",
sollecitando commenti e reazioni da parte degli addetti ai lavori, molti dei quali in Italia sono riuniti oggi a
Roma per una due-giorni organizzata dall'Associazione Bancaria Italia su "Basilea 2 alla prova dei fatti". La fase
propositiva di dialogo di S&P con il mercato durerà due mesi. Entro questa estate i ratios S&P inizieranno a essere
applicati. «Nutriamo dubbi importanti su Basilea 2 - sostengono - Riteniamo che vi siano diversi punti deboli in
fatto di coerenza e comparabilità con un trattamento inadeguato di alcune tipologie di rischio importanti».
L'obiettivo di S&P è di rendere i capital ratios comparabili tra istituti diversi e di garantire lo stesso campo di
gioco per tutti: «La nostra è una opinione indipendente sui requisiti di capitale delle banche - precisano - e non
un sostituto di Basilea».
I criteri S&P mirano a spuntare la prociclicità di Basilea 2. Come ha spiegato al Sole 24 Ore Bernard de Longevialle,
managing director di S&P, «Basilea 2, pur dopo le ultime modifiche che hanno appiattito la curva tra i rating "BBB"
e "B", resta un metodo pro-ciclico: spinge l'economia quando va bene, incoraggia le banche a dare più credito, a
correre più rischi, ad accantonare meno capitale quando c'è crescita mentre restringe il credito quando ce n'è più
bisogno, quando l'economia va male. L'impostazione dei criteri S&P è diversa, passa attraverso il ciclo: incoraggia
le banche a mettere da parte riserve di capitale quando il ciclo economico è buono, per prepararsi per i momenti bui
e i tempi duri. Il nostro criterio è meno pro-ciclico, non aspetta la recessione per aumentare il capitale, ed è
coerente a livello globale».
Ma quali e quanti sono gli interventi più rilevanti di S&P per perfezionare Basilea 2? L'agenzia di rating armonizza
i criteri, rendendoli uguali per tutte le banche su scala mondiale. I sistemi interni di calcolo del rischio di
credito introdotti da Basilea 2, infatti, cambiano da banca a banca (sono fatti-in-casa) e lasciano alle banche
centrali nazionali un buon grado di discrezionalità. «Il calcolo del capitale di vigilanza su un portafoglio di
mutui residenziali può differire molto tra sistemi diversi di rating interni sotto il cappello di Basilea 2 -
sostiene Bernard de Longevialle - perché il calcolo della probabilità del default e del recupero del credito cambia
da banca a banca». Un altro fronte di intervento è il trading book: secondo S&P, Basilea 2 non assegna un peso
adeguato al rischio di default nel calcolo del Var (value at risk). Le carenze del Var, che prevede bene i rischi
in tempi tranquilli ma funziona male in periodi di alta tensione, si riflettono su Basilea 2: per questo S&P prevede
un accantonamento di capitale di vigilanza per il rischio di mercato nel trading pool triplo rispetto a Basilea 2.
Infine, il tempismo. Il metodo Basilea 2 viene adottato su scala globale con enormi gap temporali: il periodo di
transizione, secondo gli addetti ai lavori, potrebbe durare più di dieci anni. Negli Usa questo sistema è stato
circoscritto alle investment bank più grandi a partire dal 2009; intanto il sistema bancario giapponese è già
operativo mentre in Europa solo alcune banche (nei Paesi nordici e in Germania) hanno applicato i primi due pilastri
di Basilea 2 dal 2007 e quest'anno introdurranno il Terzo Pilastro sulle informazioni. In Italia solo Unicredit ha
ottenuto l'approvazione del suo sistema di rating interno. L'avvio è dunque in ordine sparso: i ratios di S&P invece
verranno usati a partire da questa estate per tutte le banche con rating, basandosi sulle informazioni provenienti
dal Terzo Pilastro attese tra l'estate 2008 e il primo trimestre 2009.
* * *
Le novità
Il rischio disparità di metodo. Per i mutui residenziali di prima qualità (non subprime), S&P sostiene che
l'uso di una stima di recupero credito al 90% piuttosto che all'85% nel caso di default si trasforma in un aumento
della ponderazione del rischio del 50 per cento. L'uniformità del metodo di calcolo è dunque importante per
confrontare l'affidabilità creditizia delle banche.
Il metodo S&P. Per i mutui ipotecari il risk weight S&P (ponderazione del rischio), nei Paesi industrializzati
dovrebbe risultare al 19% circa, più alto rispetto a quello delle grandi banche che potrebbe oscillare attorno al 10
per cento. Quindi per S&P il capitale allocato dovrebbe essere quasi doppio rispetto a quello di Basilea 2.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
|
 |
|
|
 |
 |
 |
In primo piano...  |
|
|
| [ p e r l e i m p r e s e ] |
Focus on...
|
|
|