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Rassegna stampa - Documento |
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«Su Basilea 2 un'alleanza per lo sviluppo»
di Laura Di Pillo
Il Sole 24 Ore
Martedì 27 giugno 2006
Vincerà chi avrà il coraggio di rinnovarsi, privilegiando
trasparenza, capacità organizzativa e di programmazione.
Nessuna rivoluzione copernicana. Basilea 2, rappresenta un'occasione
reale di crescita e modernizzazione solo per chi saprà
coglierla. Messaggio diretto a banche e imprese, ma
soprattutto a chi è in ritardo o guarda con timore
all'arrivo delle nuove regole (in vigore dal primo
gennaio 2007) sui requisiti patrimoniali delle banche.
Francesco Bellotti, presidente del Comitato tecnico per
il credito di Confindustria, invita alla cautela e
rifugge facili pessimismi.
Allora Bellotti la paura di avere minor credito e tassi più alti è svanita?
Abbiamo iniziato dal '99 come Confindustria a
lavorare per far conoscere le regole di Basilea 2 con l'obiettivo duplice di
informare le imprese ed evitare che arrivino impreparate
all'appuntamento. Abbiamo fatto anche un lavoro
congiunto con Abi e Bankitalia per portare all'interno
dei modelli di accantonamento patrimoniale le correzioni
che rappresentavano un rischio effettivo di razionamento
del credito per le Pmi.
Ma oggi a che punto siamo? Esiste ancora questo rischio?
Oggi questo problema è superato, Basilea 2 è
un'opportunità per accelerare il processo di
riequilibrio negoziale tra le parti.Una buona capacità
di merito di credito significa pagare meno il denaro.
Dato che il mondo delle picccole imprese è un mondo sano
sono certo che avremo possibilità di trarre benefici con
alcune condizioni che vanno sottolineate.
Quali?
Se la selezione per merito di credito con il rating
significa per le banche un ottimizzazione degli impieghi,
i benefici del minor costo derivante devono esser
immediatatamente percepiti dalle imprese.
Ma non tutti sono pronti, soprattutto tra le Pmi qualche
timore resta.
E' vero, ma non bisogna enfatizzare il primo gennaio come
l'inizio di una rivoluzione copernicana. Oggi quasi
tutte le aziende hanno già avvertito che le banche hanno
introdotto elementi di valutazione differenziata. Già da
tempo è in atto l'applicazione effettiva dei modelli che
le banche stanno via via aggiornando e tarando.
E cosa emerge?
Ci sono delle cose da accelerare, da
un lato le banche devono rendere immediatamente
percepibile il vantaggio delle aziende che meglio si
dotano di strumenti per ottenere una buona valutazione.
E sono tutti gli strumenti di una corretta gestione del
bilancio, dal un punto di vista finanziario e della
dotazione patrimoniale.
Nella valutazione del rating ci sono componenti quantitative ma anche
qualitative, quest'ultime particolarmente importanti in
un contesto produttivo come quello italiano.
Certo parliamo della capacita dell'imprenditore o
del management di comunicare al sistema bancario
progetti, prospettive per il futuro, serietà
professionale.
Ma le banche sono pronte a questo tipo di analisi?
In questi anni le Banche hanno fatto un forte investimento nei processi di
concentrazione e di crescita, hanno investito in sistemi
organizzativi interni, informatizzazione, in nuovi
prodotti. Credo che oggi debbano investire fortemente in
formazione, cioè avere persone che riescano ad andare in
azienda con tutte le qualifiche e gli strumenti per
capire l'impresa e valutare insieme all'imprenditore
piani di investimento, la loro fattibilità,
sostenibilità. Questo significa non solo formazione ma
anche una rivoluzione una concezione diversa del rischio
e della valutazione di merito della carriera dei propri
funzionari. Oggi molti direttori di filiale sono
preoccupati che il fallimento di un cliente possa
macchiare il proprio percorso professionale.
Chi rischia davvero?
Sicuramente quelle imprese che non riescono a
dotarsi di una capacità complessiva
propria di stare sul mercato, quelle aziende
sottocapitalizzate, non in grado di prospettare sviluppo
per il futuro, presenza sul mercato, redditività. Queste
possono rischiare di vedersi aumentare il costo del
denaro e una riduzione dei crediti.
Facciamo anche un po' di autocritica Bellotti. Molte aziende italiane
sono sottocapitalizzate, con un indebitamento prevalente
a breve e più banche di riferimento.
Certo, bisogna aumentare la patrimonializzazione, ma per fare
questo non è solo sufficiente l'immissione di capitale
da parte dell'imprenditore, a volte bisogna anche
approfittare di questa opportunità per ampliare e
sviluppare un mercato del private equity nel nostro
sistema finanziario. Altro aspetto importante, il peso
eccessivo che oggi ancora rivestono i ritardati
pagamenti da parte della pubblica amministrazione. Oggi
abbiamo 15 miliardi di crediti Iva in ritardo e 70
miliardi di pagamenti arretrati della pubblica
amministrazione, 85 miliardi che pesano in maniera
considerevole sull' indebitamento e sul giudizio
negativo delle imprese.
Altro tema caldo il Tfr su cui si sta discutendo.
E' una quota importante nell'ambito del bilancio. Il cambio del sistema
previdenziale nel 2008 costringerà le imprese per quella
parte di risorse finanziarie che confluiranno verso i
fondi, a sostituirli con ulteriore indebitamento e
questo peserà.
L'Abi ha firmato la nuova intesa sul fondo di garanzia.
Resta uno degli elementi fondamentali per Confindustria.
Senza il Fondo e senza un'adeguata dotazione, compatibile con i flussi da
rifinanziare, verrebbe infatti a mancare un elemento
determinate per l'attuazione della riforma stessa.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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