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  :: Rassegna stampa - Documento

Sugli Ias richiamo Ue ai Paesi ritardatari
di Matteo Pozzoli
Il Sole 24 Ore
Giovedì 27 luglio 2004

Niente sconti per i ritardatari del fair value. La Commissione Ue ha richiamato formalmente 7 Paesi membri dell'Unione Europea "colpevoli" di non aver ancora implementato, nella propria legislazione nazionale, la direttiva 2001/65 per la misurazione e l'informativa al fair value (valore equo) di alcune particolari categorie di strumenti finanziari. I sette Paesi - Belgio, Grecia, Francia, Irlanda, Lussemburgo, Olanda e Finlandia - non hanno ancora recepito il disposto comunitario, nonostante l'art. 4 della direttiva stessa, emessa dalla Commissione nel maggio 2001, abbia richiesto a tutti di conformarsi «anteriormente al 1° gennaio 2005».
La direttiva prevede che i Legislatori nazionali della Comunità Europea debbano richiedere o consentire la rilevazione in bilancio degli strumenti finanziari al fair value (valore equo) per i derivati e le «immobilizzazioni finanziarie [...] contabilizzate a un importo superiore al loro valore equo».
L'atto comunitario segnò, all'epoca della sua emanazione, un forte segnale di convergenza verso la contabilizzazione degli strumenti finanziari. Lo Ias 39 è stato quindi rivisto numerose volte e la sua applicazione è ancora oggi assai controbattuta da molti settori - come quello bancario - organismi di sorveglianza e alcuni standard setter nazionali. Alcuni Stati hanno giustificato il "ritardo" nell'implementazione, proprio alla luce dell'incertezza che circonda l'omologazione dello Ias 39 da parte della Ue (si veda «Il Sole 24 Ore» del 16 luglio). Non è una novità, d'altronde, che alcuni Stati membri, Francia in primis, siano fortemente contrari al trattamento contabile degli strumenti finanziari proposto dallo Iasb.
In realtà, come fa notare la Commissione, l'endorsement dello Ias 39 rappresenta un argomento separato e non può essere confuso con l'implementazione della direttiva stessa. Gli ambiti di applicazione risultano diversi, considerato che i criteri internazionali si applicano con regolamento 1606/2002 alle società quotate e la direttiva 2001/65 modifica la IV e la VII direttiva (accounting directive) e vale per società di capitali e cooperative.
Gli Ias/Ifrs, inoltre, non dovranno essere adottati solo dalle società quotate, ma anche dalle altre tipologie aziendali a cui il Governo, nell'esecizio della delega dell'art. 25 della legge Comunitaria 2003, ha deciso di estendere l'obbligo.
Sul fronte italiano, comunuqe, l'Esecutivo ha già recepito la direttiva 2001/65 con il Dlgs 394/2003, che ha modificato direttamente la Sezione IX "Del bilancio" del Titolo V del Codice civile, aggiungendo l'art. 2427-bis, in vigore dal 1° gennaio 2005. Il legislatore italiano ha optato, in sostanza, per un recepimento soft della norma, senza incidere sulla rilevazione in stato patrimoniale e conto economico, ma modificando l'informativa della nota integrativa.


Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.
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