Sul patrimonio minimo tagli fino al 7%
di Enzo Rocca
Il Sole 24 Ore
Lunedì 18 dicembre 2006
A differenza di un'impresa commerciale o industriale
che può decidere liberamente l'ammontare del proprio
capitale, una banca deve correlarne l'entità ai rischi
che assume (tra i quali, principalmente, quello di credito).
La capacità di erogare credito di una banca dipende, pertanto,
sia dall'entità del suo patrimonio, sia dalla rischiosità
del portafoglio creditizio. Ne consegue che, a parità di
dotazione patrimoniale, tanto meno il patrimonio è
assorbito dal rischio di una singola operazione, tanto
più credito è possibile complessivamente erogare.
Inoltre, poiché il capitale deve essere adeguatamente
remunerato, il pricing dei finanziamenti è sensibile al
rischio implicito nelle operazione creditizie.
Secondo le stime del Qis 5 (si tratta del quinto Quantitative
impact study, del Comitato di Basilea, aggiornato il 16 giugno),
l'adozione nella valutazione del merito creditizio dei
metodi basati sui rating interni (conosciuti come metodi
Irb o Internal ratings based) consentirebbe alle banche
europee di beneficiare di una riduzione del patrimonio
minimo che può raggiungere l'8,3% (-0,9% nell'approccio standard).
Considerando le sole banche italiane che partecipano
all'indagine (10 gruppi) si rilevano risultati in linea
con la media europea.
Il capitale minimo, infatti, dovrebbe ridursi del 7,7% con
l'utilizzo dei metodi Irb, mentre si avrebbe un leggero
incremento (+0,2%) nel caso di impiego del metodo
standardizzato (Banca d'Italia, Relazione al Parlamento
e al Governo del luglio 2006).
Nell'ultima revisione del l'Accordo sono stati ridotti
in particolare i livelli di assorbimento di capitale a
fronte di esposizioni verso le imprese di più piccole dimensioni
(small and medium enterprises, o Sme, trattate come
"retail"). La riduzione è stimata tra il 45 e il 50% nel
caso di adozione dei metodi Irb.
Alla base di tale scelta vi è la convinzione che queste
imprese, nonostante incorporino una certa rischiosità, sono
tuttavia meno correlate tra loro (a livello di rischio),
quando il portafoglio bancario risulta adeguatamente
frammentato. Esse, inoltre, sono relativamente meno
sensibili all'andamento del ciclo economico.
La struttura più snella, infatti, dovrebbe consentire loro
di adattarsi più velocemente ai contesti economici in
mutamento di quanto possa fare una impresa di maggiori
dimensioni.
Ciò significa, per l'Italia, che i risparmi effettivi
potranno essere ancor più consistenti rispetto alle
stime pubblicate, atteso che nel nostro Paese si registra
una maggiore presenza del comparto delle Pmi rispetto
alla situazione riflessa nei portafogli campione utilizzati
dallo studio europeo (soprattutto nelle banche di piccole
e medie dimensioni).
Se si dimostrassero valide le suddette stime,
le piccole e medie imprese europee dovrebbero
ricevere significativi benefici dall'introduzione del
nuovo accordo sul capitale delle banche. Questa
sembrerebbe una buona notizia per l'Italia, essendo tali
imprese la principale fonte di occupazione e la risorsa
economica più dinamica del Paese. I suddetti vantaggi,
tuttavia, non sono automatici, ma dipendono da
specifiche azioni che debbono essere poste in essere sia
dalle banche sia dalle imprese.
Alle banche è richiesta l'adozione di strumenti di gestione
del rischio più evoluti, ossia quelli basati sui rating.
Solo in questo modo, infatti, è possibile ottenere
significativi sconti in termini di dotazione
patrimoniale e, quindi, un minor costo sulla provvista
di fondi. Le banche, conseguentemente, potranno
aumentare gli impieghi e/o ridurre il costo dei prestiti
e crediti. I metodi Irb consentono, inoltre, di poter
attribuire il suddetto beneficio al rapporto di credito
"meritevole". Una corretta gestione aziendale impone,
infatti, che vi sia una stretta correlazione tra il
rischio di una operazione e il suo rendimento.
Le imprese, in particolare le piccole e medie, dovranno
porre attenzione alla propria condizione di equilibrio
finanziario, visto che il rating assegnato dalle banche
diventerà la variabile strategica di accesso al
finanziamento degli investimenti. Nei processi di
governo aziendale, la funzione finanza dovrà essere
adeguatamente sviluppata. L'impresa dovrà, quindi,
investire sulla qualità e sull'equilibrio della propria
struttura finanziaria. Inoltre, queste imprese dovranno
migliorare la qualità dell'informativa di bilancio così
da comunicare in modo più trasparente la loro situazione
economica, patrimoniale e finanziaria.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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