Sullo Ias 39 non arriva l'accordo
di Enrico Brivio
Il Sole 24 Ore
Giovedì 8 luglio 2004
Non si riesce a scioglere una volta per tutte il dilemma dell'adozione del
criterio Ias 39. Un'incognita, questa, che continua a pesare sull'entrata in
vigore degli International accounting standard a partire dal 1° gennaio 2005.
Nemmeno la riunione di ieri a Bruxelles dell'Efrag (European financial reporting
advisory group), l'organo tecnico consultivo della Commissione Ue che raggruppa
gli esperti contabili di diversi Paesi, è riuscito a dissipare i dubbi.
Esattamente come un mese fa, infatti, l'Efrag si è spaccato: sei esperti del
comitato si sono espressi contro l'adozione dello Ias 39, mentre cinque sono
stati i favorevoli. Un risultato che, formalmente, equivarrebbe a un parere
positivo, in quanto sono necessari i due terzi di voti contrari per considerare
un pronunciamento dell'Efrag negativo. Ma nessuno sfugge che, politicamente,
appare molto difficile considerare questa pronuncia un vero "si" dell'organismo
tecnico su un argomento di tale peso, quando la maggioranza degli esperti si è
espressa in realtà in modo contrario. «Riferiremo alla Commissione
europea i due diversi punti di vista che si sono confrontati» ha affermato,
dunque, Paul Rutterman, segretario generale dell'Efrag.
Al commissario europeo al mercato interno, Frits Bolkestein, passa infatti ora la
patata bollente di cercare una sintesi delle diverse posizioni che si sono
confrontate per mesi sullo Ias 39, riguardanti la contabilizzazione delle
operazioni di copertura (macrohedging) e delle passività finanziarie. Un
momento importante si avrà domani, quando Bolkestein dovrà riunirsi con
l'Accounting regulatory committee (Arc), l'organo politico che raggruppa tutti i
rappresentanti dei 25 Governi europei.
La posizione presa dallo Iasb (l'organismo incaricato di redigere gli Ias) sullo
Ias 39 a favore dell'adozione del criterio del fair value, del valore di mercato
e non di quello storico nella contabilizzazione delle coperture, si è scontrata
nell'ultima riunione dell'Arc del 15 giugno con l'opposizione di una minoranza
di blocco, costituita da Italia, Francia, Spagna e Belgio. Questi Paesi,
nonostante qualche apertura dello Iasb, hanno continuato a ritenere troppo
rischioso il tipo di contabilizzazione, di stampo anglo-sassone, che è stato
proposto. E sono stati confortati in questo senso anche dall'opinione delle
banche dell'Europa continentale, convinte che l'attuale formulazione dello Ias
39 rischi di apportare troppa volatilità ai loro bilanci.
Bolkestein vorrebbe arrivare a un varo degli standard in toto, prima che la
«Commissione Prodi» esca di scena a fine ottobre, ma la tempo stesso
non sembra intenzionato a tentare una soluzione di forza che non abbia l'appoggio
di grandi Paesi come Francia, Italia e Spagna. Non sembra facile, però, trovare
un compromesso in grado di mettere d'accordo tutti. Resta, perciò, sul tavolo
l'ipotesi di un'adozione degli Ias il 1° gennaio, che mantenga comunque un
ventaglio di opzioni aperte sullo Ias 39, con l'impegno di trovare una soluzione
univoca in un momento successivo.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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