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Tiscali non fa utili, ma guadagnerà
di Giuseppe Turani
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 9 settembre 2002

Se uno prende, a caso, gli ultimi report su Tiscali non può che arrivare a amare conclusioni: la storia della società più importante del Numtel, e della new economy italiana, è alla fine o, comunque, molto vicina alla fine. Poiché Tiscali è anche uno dei pochissimi Internet provider (forse l'unico) a dimensione europea, viene spontaneo tirare tristi conclusioni anche sulla Rete, almeno per quanto riguarda il Vecchio Continente.
Qui a fianco pubblichiamo (ndr: tabella non riprodotta), giusto per ragionare, uno schema di bilancio (redatto dagli esperti di Morgan Stanley, una delle maggiori banche d'affari del mondo) che copre i conti di Tiscali dal 2000 al 2004. Per il passato, ovviamente, sono conti veri, per il futuro sono stime.
E allora basta andare nell'angolo a destra, in basso e si vede il net profit del 2004: meno 253 milioni di euro. Insomma, meno 500 miliardi di vecchie lire. E, se Tiscali perderà ancora 500 miliardi di vecchie lire nel 2004, allora tanto vale dire che è finita. Che solo la testardaggine del suo fondatore, Renato Soru, può tenerla in piedi. Ma la probabilità che non si arrivi al bilancio del 2004 è abbastanza elevata.
Questo, dicevo, si può concludere guardando le cifre elencate qui nel riquadro. In realtà, è possibile che proprio nel 2004 (ma ancora di più nel 2005) Tiscali sia una gagliarda società "Internet", e con buoni conti. Cerchiamo di capire da dove nasce questa specie di miracolo. Anche se non si tratta esattamente di cose molto semplici. La questione comincia con il fatto che leggere il bilancio di una società come Tiscali non è facilissimo. Ecco i punti più importanti.

1- Fra il 2001 e il 2002 il fatturato è cresciuto molto poco. E questo perché ormai la crescita di Internet si chiama Adsl. Il grosso dei nuovi collegamenti (e dell'uso) viaggia tutto su banda larga, cioè su Adsl. Ma l'Adsl, fino a pochissimo tempo fa, era monopolio delle società legate alle vecchie Telecom, che quindi hanno fatto man bassa. Ma adesso, grazie proprio a una battaglia condotta da Renato Soru e all'appoggio ricevuto dalla Comunità europea, le cose stanno cambiando. E anche Tiscali può avere accesso, a condizioni accettabili, all'Adsl. E infatti la società sta cominciando a proporre ai clienti collegamenti in Adsl e pensa di intensificare l'offerta nei prossimi mesi. E questo dovrebbe cambiare molto le cose.

2- Proprio perché i conti del secondo trimestre 2002 non sono stati molto soddisfacenti, Soru ha varato un piano di contenimento costi molto semplice, ma anche molto rapido che dovrebbe fruttare minori costi per 40-50 milioni di euro (100 miliardi) su base annua. E questo è già qualcosa.

3- Infine, c'è una questione di lettura dei bilanci. Gli esperti sostengono che, soprattutto per questi anni, le cifre segnate sulla riga net profit non vogliono dire quasi nulla. Per capire come va Tiscali bisogna riferirsi alla voce Ebitda, cioè ai guadagni prima degli interessi, delle tasse, degli ammortamenti. In sostanza, l'Ebitda rappresenta costi e ricavi operativi veri, veri flussi di denaro. Quello che viene dopo sono aggiustamenti contabili. Aggiustamenti molto rilevanti (nel caso di Tiscali) perché la società in questi anni ha comprato molte aziende (pagandole con azioni Tiscali) e adesso ne sta ammortizzando sul bilancio il godwill (l'avviamento). Tutte, come dicevo, operazioni rilevanti, ma che di fatto non danno origine a spostamenti di denaro. Le uscite e le entrate di denaro si ritrovano a livello dell'Ebitda.

4- E qui le cose vanno un po' meglio. Secondo gli esperti di Morgan Stanley, Tiscali nel 2002 avrà un Ebitda negativo per 4,5 milioni di euro. Poi nel 2003 passerà a un Ebitda positivo (quasi 30 milioni di euro) e infine nel 2004 sarà sopra i 70 milioni di euro di Ebitda positivo. In sostanza, a partire dal 2003 Tiscali non brucerà più denaro, ma comincerà a produrne. Insomma, Tiscali non è sull'orlo del fallimento, come avrebbe potuto suggerire una lettura affrettata dei suoi conti, ma, anzi, si sta avvicinando la stagione in cui invece di perdere denaro ne produrrà.

5- Ma qui c'è un'ulteriore serie correzioni da fare. Secondo notizie di fonte bancaria Tiscali dovrebbe chiudere già il bilancio 2002 con un Ebitda positivo (probabilmente per una cifra compresa fra 10 e 20 milioni di euro). E questo perché da un lato la società sta entrando nel mercato dell'Adsl e in parte perché il piano di contenimento dei costi comincia a dare i suoi frutti (almeno negli ultimi quattro mesi dell'anno).

6- La situazione, poi, cambia radicalmente a partire dal 2003. Dal prossimo anno, infatti, il piano di contenimento dei costi (circa 50 milioni di euro) eserciterà tutta la sua influenza. E quindi, se prendiamo per buone le stime di Morgan Stanley, dobbiamo aggiungere ai quasi 30 milioni di euro di Ebitda (positivi) previsti dalla banca i 50 del risparmio costi. E si arriva a 80 milioni di euro di Ebitda positiva. Poi c'è la questione del nuovo mercato dell'Adsl. Anche facendo stime prudenti, calcoliamo altri 10-20 milioni di euro. Conclusione: già nel 2003 Tiscali può presentarsi con 90-100 milioni di Ebitda positivi. Il che significa "produrre" 200 miliardi di vecchie lire di denaro. Nel 2004, seguendo lo stesso schema di ragionamento, si arriva a un Ebitda positivo per circa 150 milioni di euro.

7- E poi c'è la sorpresa del 2005. Con il 2005, infatti, finisce l'ammortamento dei godwill. Scompaiono dai bilanci 270-280 milioni di euro di ammortamenti. E Tiscali, quindi, oltre a presentarsi con un forte Ebitda in positivo (superiore ai 200 milioni di euro), vedrà finalmente in attivo anche la sua bottom line, cioè la voce net profit. Insomma, Tiscali non è vicina al fallimento. Anzi, probabilmente è vicina alla svolta più importante della sua breve storia. E forse, già da quest'anno smetterà di bruciare soldi.


Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.
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