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Tra forma e sostanza vince il «fair value»
di Luigi Guatri e Mauro Bini
Il Sole 24 Ore
Martedì 5 agosto 2003

Il varo degli Ias è destinato a rivoluzionare le agende post feriali, tanto di quei direttori amministrativi e finanziari di società quotate che contavano sullo slittamento di tutti i principi contabili (e che devono ora fare i conti con il fatto che il cosiddeto "bilancio di apertura" degli Ias sarà il 1° gennaio 2004, cioè al 31 dicembre di quest'anno), quanto di quelle direzioni generali che hanno sino ad ora considerato la problematica degli Ias essenzialmente tecnica.
La scarsa sensibilità di alcuni vertici aziendali agli Ias è legata al fatto che l'applicazione dei nuovi principi riguarderà almeno in una prima fase, il bilancio consolidato (che costituisce lo strumento di comunicazione finanziaria al mercato), ma non il bilancio civilistico (da cui sostanzialmente dipendono imposte e dividendi). E' questo tuttavia un distinguo molto fragile in quanto gli Ias, attraverso il potente strumento del fair value, scardineranno le convenzioni contabili dei principi nazionali su cui si reggono i bilanci civilistici.
Basta chiedersi infatti: potrà un gruppo che nel bilancio consolidato è costretto dai nuovi Ias a svalutare gli "intangibili" per allinearli al fair value, non svalutare nel bilancio civilistico della holding la partecipzione iscritta al costo e alla quale tali intangibili si riferiscono? La risposta, evidentemente, è no. Dunque il fair value è il grimaldello attraverso il quale le nuove norme entreranno, di necessità, anche nei bilanci civilistici ispirati, per ora, alla disciplina italiana. Conferisce questa forza al fair value il fatto di non essere una quantità convenzionale, ma un valore da stimare analiticamente, dal quale gli amministratori non possono prescindere nei giudizi sulle "perdite durevoli di valore" in sede di formazione del bilancio d'esercizio (articolo 2426 del codice civile). E' la rivalsa della sostanza sulla forma.
Di valori tuttavia ve ne possono essere molti: valori di liquidazione, valori oggettivi, valori potenziali, prezzi fattibili. Quantità spesso anche molto diverse tra loro. La prevalenza della sostanza sulla forma rischia dunque di perdersi in una sagra del tipo "un valore per ogni stagione"? La risposta non può che essere negativa. A evitare che ciò accada dovranno infatti vigilare gli organi di controllo aziendali (auditor interni ed esterni, membri del cda, sindaci). Il controllo richiede peraltro qualche riferimento chiaro in merito a cosa effettivamente sia il fair value. Quest'ultimo, secondo lo Ias 36, in relazione agli asset intangibili, lo definisce come il più elevato fra il valore di cessione di un asset (net selling price) e il suo value in use (valore recuperabile attraverso i flussi di risultato). Dovendo infatti il fair value rappresentare la base su cui commisurare le perdite permanenti di valore (impairment), gli Ias ammettono che questo possa essere superiore al prezzo di mercato.
Quest'ultimo infatti, per circostanze svincolate dagli specifici fondamentali dell'impresa, può risultare particolarmente depresso. In primo luogo il fair value è dunque un valore fondamentale e come tale deve rispondere ai requisiti di razionalità, di dimostrabilità, di verificabilità, di coerenza e di continuità di metodo di misurazione nel tempo. Misure di fair value che non siano in grado di soddisfare questi requisiti dovranno essere rifiutati dagli organi di controllo.
In secondo luogo il fair value è un valore potenziale, nel senso che i fondamentali che sottende non possono subire la limitazione delle sole capacità reddituali già raggiunte o raggingibili a breve temine dall'impresa. Ciò per via del fatto che l'acquisizione di una partecipazione richiede sempre (o quasi) che sia riconosciuto un premio che è funzione delle sinergie che l'acquirente è in grado di realizzare almeno in un medio periodo.
Il fair value è dunque un valore potenziale, che deve essere verificato sulla base di specifici fondamentali: in questo senso può essere definito come un valore potenziale controllabile. Sotto il profilo operativo, per misurare tale valore, bisognerà disporre di adeguati input. Le imprese dovranno disporre per tempo di supporti informativi che parlino il linguaggio del reporting gestionale e non quello della consuntivazione contabile. L'attributo fair si riferisce ben più al processo di valutazione che non alla scelta di una formula.


Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.
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