Trasparenza, il test vero è a bilancio
di Sergio Bocconi
Corriere Economia - Corriere della Sera
Lunedì 3 maggio 2010
Anche quest'anno la crisi ha «morso» i bilanci. Non solo in termini di risultati o accantonamenti. Bensì
nell'urgenza di una maggiore trasparenza. Che riguarda peraltro anche i piani pluriennali. Tutto è cominciato
con il documento congiunto diffuso il 3 marzo da Banca d'Italia, Consob e Isvap che, partendo dalla
constatazione che nei bilanci dell'esercizio 2008 «sussistono ancora carenze nelle aree informative che
risultano più sensibili all'impatto della crisi», hanno raccomandato di allegare ai bilanci corpose e chiare
note integrative nelle quale vanno spiegati gli assunti che stanno alla base delle valutazioni.
Secondo Luigi Guatri, vicepresidente dell'Università Bocconi e uno dei massimi esperti di bilancio, il
documento è «meritorio e di alto interesse perché le authority sono entrate pesantemente nell'aspetto
"trasparenza". E' un notevole passo avanti nell'accettazione di concetti sui quali la dottrina delle
valutazioni si è molto impegnata negli ultimi anni».
Spiega Guatri che l'argomento più noto è il ricorso, nel test di impairment (la valutazione dell'avviamento)
«al cosiddetto "valore d'uso" in alternativa al fair value: concetto che significa, sostanzialmente, legare
la stima del bene alla futura generazione di adeguati flussi di cassa e di reddito, anche a lungo termine».
Ebbene, sul «valore d'uso» Bankitalia, Consob e Isvap hanno chiesto che siano espressamente indicati nelle
«note al bilancio» la descrizione di ciascun assunto di base riguardante le proiezioni dei flussi finanziari.
Ma nelle note vanno poi spiegate molte altre cose: per esempio «l'arco temporale che interessa le previsioni,
il tasso di crescita utilizzato per estrapolare nel tempo le previsioni analitiche dei piani, i criteri
utilizzati per la determinazione del cosiddetto "valore terminale", i criteri usati nella scelta del tasso
di attualizzazione dei flussi futuri (il "tasso di sconto"), assunti compresi».
Tema rilevante riguarda poi la stima in bilancio dei titoli «disponibili per la vendita» (i cosiddetti
available for sale ). Qui il documento delle autorità sottolinea la necessità di spiegare con chiarezza nelle
«note» i motivi della deroga «eccezionale» alla svalutazione (cioè la non svalutazione pur in presenza di
prezzi di mercato più bassi), quando tali prezzi perdano di significato. Come accade appunto in tempo di
crisi finanziaria, quando i prezzi di Borsa dicono poco o nulla.
Così come un altro punto, che tocca da vicino in modo particolare le aziende in difficoltà, riguarda la
necessità di fornire adeguate spiegazioni sui rischi in presenza di debiti, tipicamente verso banche, per i
quali non siano più rispettati i cosiddetti covenant (per esempio: il rapporto minimo tra debiti finanziari e
margine lordo, tra debiti finanziari e capitale proprio, tra flusso annuale di cassa e debiti finanziari).
Spiega Guatri: «In caso di non rispetto dei covenant c'è il rischio di revoca del credito e quindi di mettere
in discussione la continuità aziendale. Occorre perciò spiegare se esistano e come siano stati o possano
essere superati tali rischi».
Insomma, si tratta di richiami alla trasparenza che Guatri considera «richieste concettualmente avanzate,
che faranno onore al paese, iscrivendolo tra quelli più avanzati in tema di trasparenza dei bilanci». Tuttavia
c'è una nota negativa: «L'emanazione del documento è avvenuta ai primi di marzo, nell'imminenza dei consigli
di bilancio. Forse è stato un po' troppo tardi - continua Guatri -. Ho tuttavia potuto verificare, presso
diverse società e banche, che le prescrizioni sono state affrontate con prontezza. Alcune di esse hanno, in
extremis, integrato le relazioni, o le hanno accompagnate con pareri di esperti». Anche se, proprio quest'anno,
in molti casi si è presentata una difficoltà sconosciuta nel passato: i piani pluriennali in corso (da 3 a 10
anni) hanno perso significato e sono stati abbandonati, ed è molto difficoltoso sostituirli subito con altri
credibili.
«Tra i rimedi che alcuni esperti hanno trovato a questo "vuoto", va segnalato il ricorso alle "previsioni di
consenso" degli analisti, cioè ai flussi finanziari attesi che stanno alla base delle loro valutazioni».
Guatri sottolinea che ciò non si era mai verificato: «Non essendo in grado di provvedere alle previsioni in
proprio, ci si affida alla media di quanto prevedono altri». Ma chi è responsabile di quelle previsioni?
«Evidentemente lo diventano gli esperti chiamati in soccorso e i consigli che le fanno proprie. Viene dunque
da chiedersi se la "trasparenza" ad alto livello richiesta dalle authority non debba prima di tutto
preoccuparsi di questa esigenza minimale: che i piani alla base del valore d'uso esistano. Come possono
altrimenti essere analizzate nei loro assunti? Si rischiano mere finzioni».
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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