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Rassegna stampa - Documento |
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Il trattato di "Basilea 2" e l'incognita delle Pmi
di Luca Pagni
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 5 aprile 2004
Per il sistema del credito è qualcosa di paragonabile al trattato
di Maastricht per i conti pubblici dei 15 stati dell'Unione europea. In
questo caso, a dare il nome alla convenzione che segnerà per lungo tempo i
rapporti tra banche e imprese non è una cittadina olandese, ma una delle
più caratteristiche tra le cittadine svizzere.
Stiamo parlando di
Basilea 2, l'accordo internazionale che definisce i requisiti patrimoniali
delle banche in base al rischio di credito. È uno di quei temi di cui, al
momento, si occupano e si preoccupano soltanto gli addetti ai lavori. Ma
che, a breve, è destinato a cambiare il modo di lavorare di milioni di
persone. E che ha già sollevato polemiche a non finire da parte dei
rappresentanti delle piccole e medie imprese che si sentano i più
bistrattati dalla riforma che entrerà in vigore dal 2006.
Basilea 2 è lo sviluppo di quanto sancito da documento del 1988 conosciuto come
"Accordo sul capitale" e che ha imposto agli istituti di credito di
accantonare, in via prudenziale, l'8 per cento del capitale erogato. Una
misura studiata allo scopo di garantire solidità al sistema che è la più
importante delle decisioni assunte dal Comitato di Basilea. Si tratta di
un'organizzazione internazionale che opera sotto il patrocinio della Banca
per i Regolamenti Internazionali (Bank of International settlements, Bis)
nata per promuovere la cooperazione fra le banche centrali e altre agenzie
equivalenti allo scopo di ottenere la stabilità monetaria e finanziaria.
Il Comitato è stato fondato nel 1974 dai governatori delle banche centrali
dei dieci paesi più industrializzati.
Basilea 2 risale al gennaio 2001.
Rispetto all'accordo del 1988 cosa cambia? Rimane come pilastro
fondamentale l'accantonamento dell'8%, a cui si aggiunge una nuova
metodologia per la valutazione dei rischi attraverso la metodologia del
rating, ovvero un sistema di valutazione che coinvolge sia chi eroga il
prestito, sia chi lo riceve. Da una parte le banche dovranno dimostrare di
avere una valutazione corretta delle tre categorie di rischio (rischio di
mercato, rischio di credito e rischio operativo) e una capacita
organizzativa adeguata allo scopo. In base al livello del rischio dovranno
accumulare quote di capitale in proporzione. Le imprese, dall'altra,
dovranno sottoporsi a una valutazione per misurarne il coefficiente di
rischiosità. Per ottenere un rating adeguato anche le società non quotate
dovranno così presentare conti trasparenti e il più completi
possibile.
E qui cominciano i problemi. A sollevare le maggiori
perplessità è il sistema delle piccole e medie imprese: oltre a non essere
abituati al confronto con la concessione di un rating potrebbe veder
peggiorare le condizioni loro praticate con una minor capacità di
indebitamento. È proprio questo l'ammonimento lanciato in un recente
convegno dal presidente di Confagricoltura, Augusto Bocchino: «Basilea 2
può essere un'occasione importante, ma a patto che non implichi maggiori
oneri creditizi per le imprese agricole e che non sia una sorta di
paravento, come per qualcuno è stata l'introduzione dell'euro, per
l'aumento dei prezzi di vendita». Ancora più decisa la richiesta arrivata
dalla Confartigianato dell'Emilia Romagna, il cui presidente Giampaolo
Paolazzi propone, una volta recepiti da governi e banche centrali gli
accordi di Basilea 2, che sia prevista una "no rating area" per le piccole
imprese: «L'Emilia, nonostante sia la regione al top della capacità di
rimborso con solo lo 0,6% di sofferenze, ha visto calare dell'1,6% il
livello del credito al settore».
Non la pensa così il sistema bancario.
Allo stesso convegno di Confagricoltura è intervenuto il direttore
centrale di Bankitalia, Giovanni Carosio, il quale ha rivelato che
dall'accordo di Basilea deriverà un aumento dei crediti alle pmi per
effetto della riduzione del capitale che dovranno dimostrare per accedere
al credito: «Analisi preliminari ha sostenuto portano a prevedere una
riduzione media del capitale regolamentare sui crediti alle pmi da circa
5% per le più piccole a circa 25% per le più grandi».
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Uno dei manager bancari tra i più influenti, il direttore
generale della Popolare Vicenza, Divo Gronchi,
con un passato a Mps, cerca di fugare i timori del settore:
«Credo che le novità introdotte da Basilea 2 fossero divenute ormai
necessarie. E non credo che siano penalizzanti per il sistema delle pmi.
Le imprese devono prendere atto di un nuovo modo di porgersi e presentare
i conti. Perché all'estero già lo fanno: sono abituati ad essere
verificati dal sistema creditizio, mentre in Italia c'è una maggior
riservatezza. Anche le banche devono saper sfruttare l'occasione per
passare da un rapporto personalizzato con il cliente a un rapporto in cui
si valutano parametri più oggettivi. Per concludere, non è che Basilea 2
comporti un nuovo modo di far credito o più rigoroso, ma soltanto più al
passo con i tempi».
Mentre il dibattito entra nel vivo, le banche
cominciano ad attrezzarsi. Ma saranno in grado di rispettare la scadenza
del 2006? La risposta la possono dare società come Cad.it, quotata al
Numtel, specializzata in software per l'intermediazione finanziaria.
Elisabetta Serra della società guidata dall'ad Paolo Del Cortivo è la
responsabile del settore analisti: «La banche si stanno organizzando anche
se siamo soltanto a metà del processo di riorganizzazione richiesto da
Basilea. Nel senso che ci sono state, fino ad ora, tante riunioni
teoriche, ma la scelta del prodotto ancora non è avvenuta. Dovrà avvenire
entro breve, perché Basilea 2 impone alle banche già con la fine di
quest'anno di presentare dati storici compatibili con il nuovo sistema di
valutazione del rischio».
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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