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Tre regole d'oro per una scommessa vincente
di Adriano Bonafede
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 22 aprile 2002

«Sono tre i fattori che stanno alla base del successo delle nuove imprese: l'identificazione dei settori 'giusti' su cui puntare; la 'visione' a medio termine, ovvero la capacità di capire come sarà il mercato dopo vari anni; un management non improvvisato». Gianluca Braggiotti, founding partner di myQube, la società internazionale di venture capital che gestisce il fondo EuroQube promosso da Pirelli e al quale aderiscono Benetton, Mediobanca, Banca Intesa, Merril Lynch, Caltagirone, Camfin e Gazzoni Frascara, spiega i segreti per identificare le imprese nascenti che hanno davvero una marcia in più. E su cui, dunque, il venture capital e i fondi di private equity puntano di più.
Per quanto riguarda i settori su cui puntare, sembra che quelli ad alta tecnologia siano un po' in declino dopo la crisi della new economy. È così?
"Secondo me la tecnologia può ancora dare buone soddisfazioni..."
Non sembrerebbe così dopo quello che è accaduto negli ultimi due anni. Basta pensare a quante imprese Internet hanno chiuso i battenti. Mentre altre non se la passano affatto bene.
Con la tecnologia si sono fatti molti soldi. L'industria del venture capital negli ultimi 20 anni ha guadagnato in media il 25 per cento all'anno. Più recentemente le cose sono andate peggio perché si è investito in processi di business più che in vera tecnologia. Le imprese come Webvan, fallite, erano di questo tipo."
Quali sono, allora, i settori tecnologici su cui si po' ancora investire?
"Penso alla sicurezza (delle reti, la telesorveglianza, ecc,). Molto importanti sono quei progetti che permettono l'interfaccia vocale tra uomo e macchina. La fotonica, con tutto quello che è legato alla banda larga, è un altro settore fondamentale in cui si assisterà a uno sviluppo vertiginoso. Non dimenticherei poi lo storage, ossia quelle tecnologie che permettono la memorizzazione di dati in sempre minori spazi. Infine, c'è chi sta studiando il 'G4', ovvero la quarta generazione dei cellulari dopo l'Umts, che permetteranno di utilizzare 1/80 di potenza a parità di segnale".
Sono tutte cose molto belle. Ma in Italia, di tecnologia, ce n'è poca.
"Purtroppo è abbastanza vero. La ricerca non è mai stata veramente incentivata né dal governo né dalle imprese. Non è solo l'Italia, ma anche l'Europa, ad aver perso, per esempio, tutta la battaglia dell'informatica, sia hardware che software. Però qualcosa che si muove, anche in Italia, c'è".
Ad esempio?
"Pirelli, ad esempio, è leader mondiale nella tecnologia. Oggi i Pirelli Labs sono leader mondiali nella fotonica..."
Ma non hanno venduto i semiconduttori agli americani?
"Sì, ma il know how della fotonica è rimasto qui. E poi, per proseguire il discorso, c'è Telecom Italia, che ha un po' di tecnologia sulle antenne adattive e sulle metrolan. Ma c'è anche Sgs, che produce componentistica, fra le storie di successo che producono tecnologia. E infine non dimenticherei l'Enel, che ha di recente rilanciato la ricerca avanzata i tutti settori collegati al suo business".
Saper individuare i settori giusti non è tutto, però. Non ci vogliono anche altri requisiti affinché un investimento si tramuti in successo?
"Sì, certo, bisogna anche essere capaci di avere una 'visione' di medio periodo. Il successo di un'impresa nuova non può essere valutato prima di cinque anni. Bisogna insomma saper giudicare cosa succederà a un'impresa negli anni successivi, in un mercato che potrebbe cambiare".
E il management? In pieno boom di Internet si davano soldi anche ai ragazzi che avevano avuto un'idea in una cantina.
"Quei tempi non torneranno più. Il venture capital si è rarefatto. Prima una spolveratina di denaro si dava a tutti. Oggi un business plan di 10 pagine in Power Point non si prende più in considerazione".
Si sbaglia adesso o si sbagliava prima?
"Tra il '97 e il 2000 ci siamo illusi che quattro giovani in un garage potessero reinventare Microsoft in una notte. Invece, perché un'idea anche buona abbia successo, ci vuole anche un management di comprovata competenza".


Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.
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