Trimestrali obbligatorie, no dalla Ue
di Barbara Pezzotti
Il Sole 24 Ore
Mercoledì 26 novembre 2003
Compromesso della presidenza italiana sulla direttiva che introduce
obblighi minimi di trasparenza alle società quotate in Borsa: le aziende
dovranno pubblicare report finanziari migliori e più trasparenti, ma non
saranno obbligate a redigere bilanci trimestrali.
Sotto la regia di Roma, i ministri delle Finanze della Ue hanno
trovato una mediazione, risparmiando così alla Gran Bretagna e al suo
grande mercato finanziario quelli che Londra giudicava insopportabili
costi burocratici aggiuntivi.
In base all'accordo, le società quotate pubblicheranno report completi e
certificati sui risultati finanziari soltanto due volte l'anno, ma
dovranno redigere una descrizione generale della posizione finanziaria nei
periodi intermedi. Questo accadrà nei Paesi in cui le trimestrali non sono
già obbligatorie, come la Gran Bretagna, la Danimarca e l'Olanda. Negli
altri casi le società continueranno a pubblicare i comunicati ogni
trimestre.
La presidenza italiana della Ue precisa che la pubblicazione
dei rapporti trimestrali «non dovrebbe essere fatta seguendo un ciclo
trimestrale, ma in un arco di tempo più flessibile così da lasciare agli
emittenti la scelta del momento appropriato secondo l'evoluzione degli
affari».
Inoltre «l'informazione intermedia» non dovrebbe contenere cifre,
«ma indicare: un riassunto degli avvenimenti avvenuti nel periodo
intermedio scelto; l'effetto di cambiamenti nella composizione
dell'emittente durante il periodo scelto come la struttura del business,
le sussidiarie, gli investimenti a lungo termine, le operazioni di sconto;
infine si devono precisare le emissioni, il buy-back, il pagamento del
debito e delle equity securities». «Siamo felici che le direttive sulla
trasparenza si siano mosse nella direzione che auspicavamo», ha commentato
il ministro delle Finanze britannico Gordon Brown al termine
dell'incontro. Non potevamo accettare che fossero introdotte norme gravose, in
particolare i conti trimestrali previsti nella bozza originale».
La Commissione europea, autrice della proposta, premeva perché tutte le 7mila
società quotate nell'Unione pubblicassero comunicati finanziari ogni tre
mesi per equiparare i 15 agli Stati Uniti e non solo le 2mila dislocate
tra Italia, Belgio, Francia, Spagna, Finlandia, Grecia e Portogallo.
«Siamo dispiaciuti, ma per raggiungere rapidamente un accordo abbiamo
acconsentito nostro malgrado», ha spiegato il portavoce della Commissione
Jonathan Todd. Per incrementare la trasparenza dei bilanci, le società
dovranno pubblicare report finanziari certificati e, dal 2005, redatti
secondo le regole Iaas. Ora la parola passa all'Europarlamento. Dovrebbe
però essere necessario solo un passaggio alla plenaria dei deputati
europei per adottare definitivamente il testo, dopo un successivo esame
del Consiglio Ue.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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