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Rassegna stampa - Documento |
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Un default di Stato ogni 16 anni
di Alessandro Merli
Plus - Il Sole 24 Ore
Sabato 13 novembre 2004
«Gli investitori hanno la memoria corta», dice un trader, non senza
una punta di disprezzo, nel bestselle «Liar's Poker», la magistrale
descrizione della vita di una banca d'investimento negli anni 80.
Niente di più vero se lo si applica alla storia delle insolvenze degli Stati
sovrani. Dai molti lettori rimasti impantanati nel default dell'Argentina, la cui
conclusione non si sa quanto sia vicina, ma sarà certamente dolorosa per gli
investitori, la giustificazione che si sente più spesso per l'acquisto dei bond,
oltre alle accuse nient'affatto ingiustificate alle banche, è questa: «Ho
comprato, perché uno Stato non può fallire». Ah no?
Anche volendo lasciar da parte la storia di fallimenti della stessa Argentina,
che risale addirittura al 1890, quando il default di Buenos Aires rischiò di
trascinare con sè nel collasso l'intera City di Londra, gli esempi più recenti
non mancano. Nel ventesimo secolo, secondo uno studio appena uscito della Banca
interamericana di sviluppo, il record spetta a quattro Paesi: Ecuador (anche qui
con più di una "vittima" italiana nell'ultima insolvenza), Turchia, Liberia e
Uruguay. Sei default a testa per questo quartetto. In media, uno ogni sedici anni,
non abbastanza neanche da far passare un'intera generazione di investitori. Gli
economisti della Banca interamericana li chiamano i "serial defaulters", un po'
come un criminologo identifica dei "serial killers".
La Russia bolscevica fece un default clamoroso sulle obbligazioni degli zar e
c'è ancora qualcuno che le ha in mano e spera di recupare qualcosa. La Russi
post-comunista (?) dichiarò l'insolvenza nel 1998, altro tracollo che pose un
bel po' di problemi per il sistema finanziario internazionale. Il Brasile è a
ridosso dei leader di questa poco invidiabile classifica: cinque default nel
ventesimo secolo, l'ultimo a metà degli anni 80. L'Ucraina non ha fatto in tempo
a nascere come Stato indipendente che già era insolvente. Chi aveva comprato
l'80% dei bond ucraini collocati al dettaglio (come rivelò a chi scrive uno dei
banchieri che stavano organizzando la ristrutturazione)? Ma naturalmente, ancora
una volta, i risparmiatori italiani.
Forse la batosta dell'Argentina rafforzerà la memoria di molti, loro malgrado,
per parecchi anni. Chi ce l'ha corta, ripassi almeno un po' di storia.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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