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Un lungo percorso minato tra Bot, libretti e Fondi
di Walter Galbiati
La Repubblica
Mercoledì 30 luglio 2003

"Meglio tenere i soldi sotto il materasso piuttosto che portarli in banca". È una delle frasi ricorrenti che i risparmiatori italiani ripetono spesso da quando i tassi sui depositi sono scesi sotto l'1%. Certo il conto corrente non deve essere considerato una sorta di investimento, ma, dopo il crollo delle Borse, che hanno innescato il peggiore ribasso dal dopoguerra a oggi, e le vicende dei bond Argentina e Cirio, non è nemmeno facile scegliere un parcheggio per i propri risparmi.

Come si svuota il conto.

In questo scenario una delle principali soluzioni di sbocco, verso cui indirizzare la liquidità depositata sul conto corrente, rimane il mercato monetario, che offre ai risparmiatori strumenti finanziari caratterizzati da durate brevi, basso profilo di rischio ed elevata negoziabilità. Soluzioni, però, che conti alla mano non riescono a battere il tasso di inflazione, pari al 2,6%.

Bot. In Italia il prodotto principe e più conosciuto del mercato monetario restano i Bot, i Buoni ordinari del Tesoro. Hanno durate di tre, sei e dodici mesi e offrono un tasso fisso, che attualmente si aggira per tutte le scadenze intorno all'1,7% netto.

Certificati di deposito. È una sorta di prestito con scadenza, oggi poco usato, che il cliente fa alla banca, la quale si impegna a restituire il capitale vincolato più un certo ammontare di interessi al termine del periodo. Possono essere a breve termine (3-18 mesi) o a medio-lungo termine (fino a 60 mesi) e riconoscere un tasso fisso o variabile, in linea con l'andamento dei tassi. In 12 mesi rendono tra l'1,2% e l'1,4%.

I conti d'investimento. Sono diventati famosi con l'arrivo sul mercato italiano delle banche online e dei colossi stranieri, che per attirare nuovi clienti hanno proposto conti correnti remunerati. Sono la combinazione tra un conto corrente bancario e un fondo comune di investimento. Le somme depositate sul conto che eccedono una certa soglia vengono automaticamente, o su indicazione del cliente, investiti con il riconoscimento di una rendita variabile. Generalmente non richiedono spese e commissioni e nel migliore dei casi riconoscono un tasso netto del 2,2%.

Fondi comuni monetari. Come per tutti i fondi, il risparmiatore sottoscrive una quota, anche piccola, che in questo caso viene investita da un gestore in vari titoli del mercato monetario. Non ha una durata predefinita, può essere liquidata immediatamente, e ad oggi offrono una remunerazione intorno al 2,4%-2,6% annuo. Prima di acquistare una quota del fondo comune l'investitore deve ricevere il prospetto informativo e il regolamento del fondo. Sono previste solo spese di gestione.

Pronti contro termine. Con questa operazione si intende una doppia compravendita. La banca vende dei titoli a un risparmiatore e nello stesso tempo si impegna a riacquistare gli stessi. Il prezzo del contratto a pronti viene stabilito sulla base del valore di mercato del titolo oggetto dell'operazione, mentre quello a termine in base al tasso di interesse deciso dalle parti. La durata è compresa tra i 30 e i 90 giorni. Rendono intorno all'1,8% netto per capitali di 40 e 50 mila euro.

In Posta. Anche le Poste italiane, in concorrenza con le banche, offrono strumenti semplici e sicuri per investire la propria liquidità. I libretti di risparmio, che sono esenti da spese, commissioni e imposta di bollo, riconoscono un rendimento netto dell'1,3% circa, mentre i Buoni fruttiferi postali rendono dopo un anno intorno all'1,53% netto, anche se va ricordato che sono forme di investimento consigliate per il medio e lungo termine.


Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.
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