Un rubino è per sempre e le quotazioni si impennano
di Bettina Bush
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 31 ottobre 2011
In tempi difficili anche per gli investitori più esperti, perché sicurezza,
stabilità e profitto sembrano miraggi lontani, e perché tutto dà l'impressione
di poter svanire, smaterializzarsi, torna la voglia di oro e per i temerari è
cominciata la febbre per l'acquisto delle gemme preziose colorate, con
preferenza per i rubini, zaffiri, e smeraldi. Dopo l'oro che a inizio settembre
ha superato i 1.900 euro all'oncia, sono i rubini i più richiesti con rialzi
che quest'anno si aggirano sul 50%, mentre negli ultimi due anni il prezzo è
raddoppiato; ma anche le altre pietre preziose colorate non scherzano.
L'Economist riporta che secondo Joe Menzie, uno dei capi della International
Colored Gemstone Association, gli zaffiri della migliore qualità, che nel 2009
oscillavano dai 65.000 agli 80.000 dollari a carato, equivalente a 200
millligrammi, recentemente sono arrivati a quota 150.000 dollari. Stessa sorte
è toccata agli smeraldi africani, venduti al 63% in più al carato contro i
prezzi dello scorso dicembre, raggiungendo quotazione di pietre ben più
preziose. Il rialzo non ha escluso nemmeno la qualità media, anche se con un
aumento inferiore, intorno al 20,25%. Ad aver voglia di gemme preziose
colorate sono soprattutto i ricchi dei paesi emergenti, con in testa Cina e
India, dove un tempo il possesso di queste pietre era consentito solo a
determinate classi sociali, e oggi invece rappresenta lo status symbol di chi
oltre ad apparire, vuole colpire: «Il prezzo dei rubini, antichi simboli di
potere e passione, ultimamente è salito in modo esponenziale perché quelli
naturali, cioè non trattati, che arrivano da Tailandia e Birmania, sono
rarissimi - spiega Piero Manuelli, direttore della filiale italiana di GemA -
sono di un rosso acceso vicino al colore del sangue del piccione, il pigeon
blood. Nome non casuale, infatti in passato i rubini venivano messi vicino a un
lenzuolo macchiato con il sangue di piccione per assicurarsi che la gradazione
della pietra fosse quella giusta. Ma la crudeltà non finiva con il lenzuolo: i
rubini che superavano una certa caratura, dovevano esser consegnati al
maharaja, altrimenti la pena era la decapitazione. Oggi un rubino da 3 carati
in su, naturale, può valere diversi milioni di euro». Il valore è sempre dato
dal colore. Esistono diversi trattamenti per raggiungere quello che in natura
non è perfetto: trattamenti industriali e artigianali. Quello termico, che
arriva fino a 1.500, 1.600° non altera completamente la pietra, la varia nel
colore, ed è tollerato - aggiunge Manuelli - invece gli altri la modificano,
riempiendo le piccole fratture della pietra con materiali estranei. A occhio è
impossibile distinguere quelli naturali da quelli trattati, sono necessarie
analisi raffinate con microscopi a immersione, o con analisi fatte da
spettrofotometri professionali. Quindi nel caso dei rubini, per un investimento
valido e sicuro nel tempo, è indispensabile puntare solo su quelli naturali,
difficili da trovare, anzi quasi in via di estinzione, affidandosi a note case
d'aste come Christie's e Sotheby's. Una volta fatto l'investimento, nascono
altri problemi. C'è l'assicurazione di un bene molto ambito, mentre la
conservazione è semplice, e sicura: Il primo passo è la certificazione, una
specie di carta d'identità, rilasciata da istituti riconosciuti dalla FEEG
(Federation of European Education in Gemmology), un consorzio europeo che ha
una sede in ogni paese. Essendo una delle pietre più dure, di durezza 9,
preceduta solo dal diamante, non ha problemi di conservazione, è quasi
impossibile scalfirla. Tra le vendite entrate nella storia, si ricordano quelle
di Sotheby's, un anello di rubino appartenuto a Jacqueline Kennedy di oltre 17
carati, venduto a 290.000 dollari, e il braccialetto di rubini di Marlene
Dietrich, per 990.000 dollari. Valori che presto, secondo gli esperti, potranno
esser superati da altre vette.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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