Una banca di casa modello esportazione così si mette a frutto il patrimonio di famiglia
di Paola Jadeluca
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 24 ottobre 2011
In questa fase turbolenta del mercato non concede interviste in merito alla sua
professione di "banker di lusso", ma quando Francesco Trapani, Ceo di Bulgari,
ha deciso nell'ottobre del 2008 di comprare una quota di Elystone capital,
società specializzata nella gestione di grandi patrimoni con basi a Ginevra,
Londra e Bermuda, il rendimento che Elystone gli aveva fino allora garantito
come cliente oscillava, secondo quanto dichiarato alla stampa, tra il 6,5 e il
10%. Performance che in questa fase nessuno si sogna. Ma, tanto più avanza la
crisi, tanto più torna utile avere una "banca di famiglia". La crescita dei
family office non si arresta, evidenzia l'ultimo report dello studio Magstat di
Bologna, I private banking in Italia 2011, sono saliti a 117 unità rispetto
alle 105 dell'anno precedente. E i motivi sono evidenti. Le perdite rilevanti
subite dall'industria dell'asset management, spesso più alte di ogni
aspettativa, hanno portato molti clienti a rivedere il rapporto di fiducia con
l'intermediario finanziario, un problema che ha coinvolto non solo le maggiori
banche d'affari, protagoniste dei grandi default internazionali, ma anche
gruppi nazionali. In questo scenario, aspetti ritenuti in passato poco
rilevanti, come il prezzo e la qualità del servizio, le performance più basse e
via di seguito, diventano oggi cruciali; dal punto di vista di molti gruppi
imprenditoriali familiari riveste un ruolo chiave andare oltre la pura gestione
degli asset, per abbracciare la relazione più complessa tra business e famiglia
stessa. Un tempo bastava un legale, una fiduciaria. Oggi la complessità del
mercato richiede strumenti sempre più sofisticati. Cosi, accanto alle poche
strutture storiche delle grandi dinastie, pioniere del family banking, come gli
Zambon, i Pallavicini, i Tosatti, i Branca, gli Armellini si affiancano oggi
strutture miste, create ad hoc da specialisti per offrire servizi a più nuclei
imprenditoriali. «Ad animare il mercato, in questa fase critica, sono un
plotone di esperti che hanno deciso di saltare il fossato e da dipendenti,
mettere a frutto il knowhow acquisito per dare vita a una società
indipendente», racconta Marco Mazzoni, direttore generale di Magstat. E'il caso
di Four partners advisory Sim, costituita nel 2007 da quattro bankers
provenienti da JP Morgan: Guido Tognoli, presidente, Simone Rondelli,
amministratore delegato, Alberto Manzonetto, responsabile real estate e
Domenico Romeo, responsabile investment management & advisory risk management.
Oppure Gwa Sim, creata da Tito Staderini e Renzo Moretti, entrambi ex private
bankers di Banca Esperia, Ancora: Mtg Independent consulting services srl,
multifamily office costituito da Matteo Mambretti, managing director e partner,
e da Roberto Travello, cresciuti alla scuola di Morgan Stanley. Tra gli ultimi
arrivati, Mezzetti Advisory group srl, fondato da una donna, Manuela Mezzetto,
già amministratore delegato di Seconfind, ex Citibank con sede unica a Milano e
tre family officer. Non è l'unico esempio di donne che lavorano all'ombra della
grande finanza. In Italia, a tenere testa al business del family office spicca
Elena Zambon, terza generazione degli industriali vicentini della Zambon,
multinazionale chimicofarmaceutica con 450 milioni di euro presente in 16 paesi
con circa 2.300 dipendenti. Elena, presidente del gruppo, è anche presidente di
Seconfind Sim (dove la Mezzetto ha preso lezioni di family banking): fino al
2000 Secofind, fondata nel 1993, era un singlefamily, un ufficio strutturato
all'interno della holding di famiglia. Ma nel 2000, fiutato per tempo il nuovo
clima, la stessa Elena ha dato vita all'estensione del business, arrivando a
vendere ad altre imprese i propri servizi. Familiari, ma aperte al mercato
globale. Anche nell'industria della gestione dei ricchi patrimoni vale la nuova
filosofia delle multinazionali tascabili italiane. Un caso da manuale è quello
di Global wealth management spa, della famiglia Pallavicini. Nata nel 2000, con
uffici a New York e Ginevra, ha un team diretto da Sigieri Diaz Della Vittoria
Pallavicini, pronipote del generale Armando Diaz e della principessa
Pallavicini. Nel 2003 ha aperto le sedi di Milano e Roma grazie ad una
jointventure con la famiglia Nattino tramite la Banca Finnat, con il 51% in
testa ai Pallavicini e il restante a Banca Finnat. La famiglia ha continuato a
crescere, con un uffici a Londra e Lussemburgo. E l'arrivo di nuovi soci, come
Aldo Palmieri, exCitigroup), Eugenio De Blasi, Alvise Rochi e John Wilcox.
Resta un singlefamily office dedicato alla famiglia Intermarket Sa, della
famiglia Branca, proprietari della FernetBranca, fabbrica di liquori e sciroppi
fondata a Milano da Bernardino Branca nel lontano 1845. Il family office è
diretto da Bernardino Branca, pronipote del fondatore. Dal 2001 è presente
anche in Germania e Amburgo con Aquila Capital, società di asset management
specializzata in hedge fund e fondi total return. La diversificazione del
portafoglio con gestioni degli hedge fund è stata anche adottata nella famiglia
Manuli, dell'azienda Manuli Rubber, quotata allo Star di Piazza affari, attiva
nella componentistica in gomma e metallo. Nel 1998 la famiglia ha creato Amfin,
Antonello Manuli finanziaria: un family office modello anglosassone.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
|