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Rassegna stampa - Documento |
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«Una sfida morale per gli onesti che oggi pagano il 54 per cento»
di Giovanni Marabelli
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 24 ottobre 2011
«Ogni discorso sul fisco deve partire da due presupposti. Non è più
sopportabile una pressione fiscale che per i contribuenti onesti arriva
al 54%. La fedeltà fiscale è un elemento propedeutico alla riduzione della
pressione». Sergio Silvestrini, segretario generale della Cna, studia da molti
anni il sistema tributario italiano. Ammette che non tutto è da buttare. Ma è
certo che il Paese, anche su questo fronte, ha bisogno di una rivoluzione
prima di tutto culturale. L'Italia è, dunque, condannata a rimanere
avviluppata a vita in questa spirale perversa "elevata pressione
fiscale/elevata evasione"? «Prima di tutto, non si tratta di una condanna,
piuttosto di una scelta, anche politica, dalla quale si può uscire solo
premendo diversi tasti. A cominciare da quello culturale. Se l'impresa e i
cittadini non si convincono che un atteggiamento virtuoso è positivo non solo
per l'amministrazione pubblica ma anche per imprese e cittadini questa
battaglia è difficile da combattere. Bisogna, però, anche stanare un luogo
comune». E quale sarebbe? «Proprio perché l'evasione è un fenomeno con origini
nel malcostume culturale e nella carenza di senso civico, è così diffusa e
pervasiva da non essere limitata a una o a un'altra categoria ma si annida in
tutti gli strati sociali e dappertutto va combattuta. Altrimenti la battaglia
è persa in partenza». Che ruolo hanno, in questo quadro, gli studi di settore?
«Sono strumenti che hanno dato una prova positiva, creando tra lo Stato e noi
un asse collaborativo che si è trasformato in un aumento del gettito. Non
abbiamo mai fatto mancare le nostre proposte e, all'occorrenza, le nostre
critiche». E il redditometro? «Può essere utile a scovare gli evasori totali,
i cittadini completamente sconosciuti al fisco. Non vorremmo, però, che
venisse utilizzato per sostituire surrettiziamente gli studi di settore, per
ammazzare in sostanza uno strumento efficace. L'Agenzia delle entrate ha
promesso di spiegarcelo martedì 25 ottobre. Siamo in attesa. Comunque, come
organizzazione non vediamo tra noi e lo Stato altro tipo di rapporto che non
sia di compliance». Che esiste anche sull'ipotesi di condono? «Per niente. Al
condono, sotto qualsiasi forma, diciamo un no deciso. Vanificherebbe qualunque
richiamo al rispetto delle regole. Non si può dire di voler combattere
elusione ed evasione fiscale e poi condonare». Quanto a incrementare il
conflitto d'interessi? «E'una pista che può essere utile, ma non a livello
universale. Per essere conveniente deve garantire risparmi perlomeno del 25%,
visto che si vuole fissare l'Iva al 21%. Nell'edilizia ha avuto successo,
facendo emergere nero e sommerso, assicurando sconti fiscali del 36%, con
un'Iva ferma al 10, per le ristrutturazioni e addirittura del 55% per gli
interventi nel settore energetico». Invece siete favorevoli alla patrimoniale,
è così? «La patrimoniale si inserisce in un discorso molto più ampio. Il 30
settembre scorso si è verificata una prova di grande responsabilità. Per la
prima volta nel dopoguerra, le cinque principali organizzazioni datoriali, Cna
compresa, mettendo da parte gli interessi di rappresentanza, hanno proposto al
governo una serie di misure autofinanziate, dal fisco, dall'alienazione di
beni pubblici, dalla riforma del sistema pensionistico, per concedere
incentivi, spesati, al sistema delle imprese per dare slancio, occupazione,
sviluppo al Paese. In questa sede ci siamo trovati d'accordo nel proporre
un'imposta patrimoniale». E con quali modalità e scopi? «Prima di tutto,
dev'essere applicabile solo ai grandi patrimoni ed escludere abitazioni
principali e immobili strumentali alle imprese. Le maggiori entrate derivanti
da questo tributo, poi, non devono finanziare la spesa corrente ma ridurre la
pressione fiscale sull'Irpef e l'Irpeg, le persone fisiche e le società,
creando così un volano per consumi e investimenti. Il contrario di quanto
comporterebbe l'incremento dell'Iva». Aumento dell'Iva bocciato dunque su
tutti i fronti? «Sì. Ha un effetto fortemente depressivo sui consumi, e quindi
sulla crescita, di cui non sentiamo certo il bisogno. Ma il ventilato
intervento sull'Iva non è l'unica pecca delle recenti proposte governative in
materia fiscale. Oggi, con una pressione fiscale ufficiale al 43,2%, l'impresa
onesta versa al fisco fino al 54%. Mi domando a quanto salirà dalla fine del
2013, con la pressione ufficiale destinata ad aumentare al 44,8%». Con la
conseguenza che cresceranno anche i contenziosi. Che ne pensa dell'operato di
Equitalia? «La riscossione coattiva posta in essere da Equitalia si sta
rivelando un problema per imprese e cittadini più che una risorsa per la
collettività. Intendiamoci: i debiti fiscali vanno pagati. Noi non siamo per
nulla contrari all'attività di riscossione. Ma Equitalia, anche nell'attività
quotidiana, deve considerare le necessità della riscossione senza essere
persecutoria. Ammettiamo che qualche passo in avanti negli ultimi tempi
l'abbia compiuto, ma non si è fatto tutto il necessario. Equitalia dovrebbe
valutare maggiormente la tipologia, la storia, la volontà di collaborazione
del debitore. E metterlo nelle condizioni di pagare tenendo conto dei limiti
di carico e di tempo».
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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