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Rassegna stampa - Documento |
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«Una stretta al credito facile che non penalizzerà le aziende»
di Ch. Ben.
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 1 novembre 2010
La terza volta di Basilea non penalizzerà le Pmi italiane e non produrrà un
razionamento dei finanziamenti. Anzi favorirà un credito migliore che darà slancio
a una ripresa economica più robusta e più sana. Alla levata di scudi generale
(politica, impresa e banche) contro gli accordi internazionali che riformano i
requisiti patrimoniali delle banche, si oppone, tra le altre, anche la voce di
Andrea Resti, docente in mercati e intermediari finanziari all'Università Bocconi
dove è direttore del Carefin (Center for applied research in finance).
«La crisi finanziaria del 2007 è avvenuta perché le banche prestavano troppo. E'
evidente che qualcosa va cambiato per regolare quell'eccesso di leva che ha generato
la valanga», dice Andrea Resti. Per le Pmi italiane, tuttavia, il nuovo sistema di
regole si profila come una legge killer che minaccia la sopravvivenza di buona parte
del sistema produttivo. «Le Pmi possono giustamente argomentare che quell'eccesso
leva, che ha portato al collasso l'economia, ha portato benefici solo agli hedge fund
con sede alle Cayman e non certo alle fabbriche di laminato dei nostri territori. Ma
oggi è necessaria una stretta su quel credito facile. E l'impianto di Basilea 3 si
pone proprio questo obiettivo, senza però penalizzare le Pmi».
L'impatto degli accordi non sarà dunque così devastante, come affermano i suoi
detrattori? «Gli effetti negativi di Basilea 3 sono sovrastimati. La riforma prosegue
il discorso sulla gestione meritocratica del credito già impostata da Basilea 2.
L'introduzione del rating per la quantificazione del capitale, già va a premiare i
migliori, perché rende più onerosi i finanziamenti rischiosi. E' la logica della
concorrenza». Si tratta quindi di «una riforma che interviene sulla banca,
costringendo a migliorare i propri ratio, e non sul rapporto banca impresa». E
precisa: «In sostanza si dice ai banchiere di usare capitali propri, i soldi degli
azionisti, per finanziare i clienti. Il messaggio che arriva agli istituti di credito
è chiaro: dovrete rischiare del vostro». Le banche dovranno perciò rafforzare il
capitale in vista delle nuove norme; con buona pace degli azionisti, che ora
scalpitano, perché hanno già visto la redditività calare in modo drastico per effetto
della crisi finanziaria e della recessione.
L'impatto di Basilea 3 sulle banche italiane, secondo Bankitalia, «non sarà
trascurabile» e peserà soprattutto su quelle di maggiori dimensioni. Se le banche
saranno forzatamente più caute nell'erogazione di prestiti, le Pmi come potranno
difendersi? «Le imprese - spiega Resti - devono darsi da fare per avere un buon
rating: una gestione efficiente del capitale circolante, aumentare la
capitalizzazione. E poi curare gli aspetti qualitativi. Perché se un imprenditore,
seppur bravissimo, è a fine corsa, magari ultrasettantenne, e pur non avendo eredi
all'altezza si rifiuta di aprire la stanza dei bottoni a un management esterno, è
giusto che il suo rating sia negativo. Il vero problema, che Basilea 3 cerca di
affrontare, è che tutti giochino con regoli uguali e corrette».
Altro aspetto che permetterà alle Pmi di mettersi in carreggiata è relativo alle
tempistiche. «L'accordo entrerà in vigore con gradualità. Alcuni tasselli andranno a
posto non prima di quattro o cinque anni. Alcune parti della riforma poi sono state
definite solo in termini di principio. Si tratta di un'impostazione saggia perché
questa normativa intende promuovere la stabilità, e garantire quei soldi che tutti
noi depositiamo in banca».
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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